ROBE DE MATTEONI Campioni di populismo

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ROBE DE MATTEONI Campioni di populismo
Foto: Slavko Midzor/PIXSELL

Fermi i campionati, ecco che le nazionali attirano le attenzioni dei tifosi. A dire il vero da qualche anno avverto la sensazione che le nazionali non hanno più l’appeal di una volta. Ma la Croazia è un’eccezione. I calciatori croati, infatti, non vedono l’ora di ritrovarsi in ritiro con Zlatko Dalić. Ed è stato così anche questo lunedì discutendone con il leader della squadra. Ovviamente lui, Luka Modrić.

Ormai sono state spese tutte le parole, anche canzoni, per spiegare il fenomeno di questo ragazzo. OK, avrà anche 40 anni sul groppone, ma vedendolo in campo sembra un trentenne. Lo ha affermato anche Max Allegri, il tecnico che ha preso il timone del Milan dopo 11 anni, periodo nel quale ha vinto 12 trofei con la Juventus. Allegri, me lo hanno confermato anche a Madrid, per ben due volte ha respinto le onerose offerte di Florentino Perez per sedersi sulla panchina del Real. Non capita tutti i giorni di sentire che un allenatore, o anche un giocatore, rifiuti più volte un club così ricco, blasonato e… in cima al mondo. Perché lo ha fatto Allegri anche dopo essere stato esonerato due volte dalla Juventus? Il tecnico toscano è un personaggio particolare. Modrić parla di lui con tanto entusiasmo, soprattutto per il carattere. Allegri è un vincente, non si accontenta della media e del suo nuovo gruppo in seno al Milan cerca la massima ambizione. Poi come tattica e organizzazione di gioco conferma di essere molto preparato. È questa la chiave di svolta dei rossoneri, che dopo l’ottavo posto della scorsa stagione stanno disputando fin qui un ottimo campionato. Ovviamente gli innesti di campioni come Modrić e poi Rabiot hanno un peso specifico importante sui risultati che hanno acceso di nuovo l’entusiasmo dei tifosi milanisti, anche se resta prioritario il lavoro del tecnico. Perché se non si organizza bene la squadra non vai da nessuna parte neanche con i campioni!

Pure Allegri è stato stregato da Modrić. Come del resto tutti in Italia. La Serie A è in deficit con i giocatori di classe e l’approdo del “maestro di Zara” ha illuminato la scena per tutti gli amanti del calcio. Modrić ha 40 anni, ma vende entusiasmo a palate e contagia i compagni di squadra con l’energia di un giovanotto. Domenica alle due di notte è rientrato in pullman da Torino, ha dormito un po’ e alle 6 era già in piedi. Due ore più tardi si è imbarcato a Malpensa sul volo per Zagabria per aggregarsi alla nazionale. Parlando con Kovačić, amico fraterno di Luka anche se di 9 anni più giovane, mi spiegava di come Modrić sia concentratissimo per la partita con la Cechia. Con tale approccio ha alzato il tasso di applicazione a tutta la squadra, che ha così compreso l’importanza di una vittoria a Praga. Che vorrebbe dire otto mesi a disposizione per preparare al meglio il Mondiale. Ovvero ancora tre partite di qualificazione più due amichevoli a marzo e altre due prima della rassegna nordamericana. Insomma, sette partite a disposizione dei giocatori per mettersi in luce e aumentare così la competitività del gruppo.

L’altro giorno leggevo un’intervista a Steven Gerrard, ex capitano del Liverpool e della nazionale inglese. Gerrard fece parte di una delle più forti generazioni del calcio Inglese, che però non ha vinto nulla! Il problema, dice Gerrard, e che non c’era entusiasmo per la nazionale, che tutte le stelle dei club erano egoiste e concentrate solo su sé stessi. Non c’era armonia nello spogliatoio e la rivalità tra i club si avvertiva anche in nazionale. Ecco, avevo sentito la stessa musica quando alcuni grandi ex giocatori dell’Italia spiegavano il perché dei fallimenti degli azzurri, esclusi dagli ultimi due Mondiali e con il terzo pure a rischio. Nel 2006, come nel 1982, quando erano scoppiati gli scandali sul calcioscommesse e di Calciopoli, la nazionale era un’unica luce nel buio del calcio italiano. Gruppi compatti e con tanta voglia di far felice i tifosi e ritrovare l’entusiasmo per la nazionale.

Con tutta l’attenzione mediatica focalizzata sui club, sui miliardi investiti e con sempre meno date libere nei calendari, ecco che le nazionali stanno perdendo entusiasmo. La Croazia vive di tale energia, come un po’ tutte le “piccole” nazioni, ed è sempre presente nell’élite mondiale. Vedremo se anche nel post-Modrić ci sarà ancora questo entusiasmo.

Ma nei Paesi più grandi i club sono diventati più importanti della nazionale. E non è normale, ma questo fenomeno ci sta indicando la direzione nella quale sta andando il calcio. In Italia hanno dato il via libera affinché la partita di campionato tra Milan e Como si giochi a Perth! Lo stadio Meazza sarà indisponibile per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali ma andare in Australia, dall’altra parte del mondo, per una partita è davvero possibile? Il Barcellona ha la stessa idea e vuole giocare con il Villarreal negli Stati Uniti. I giocatori protestano, ma sono stati descritti come avidi ipocriti perché sono proprio loro che vogliono guadagnare sempre di più. È puro populismo! I prezzi non li dettano i giocatori bensì i club. Poi per avere i mezzi necessari per i rinforzi sono pronti anche a questi scenari innaturali e folli. I giocatori sono e restano umani, al di là di quanti milioni guadagnino. Uno sforzo che poi si traduce in stanchezza, rischi per la salute, infortuni, stati di depressione e via dicendo. Ecco allora che sta diventando normale saltare le partite della nazionale perché i club fanno pressione. Ed è proprio così che cala l’importanza delle nazionali.

Intanto la Croazia attende di staccare il pass per il Mondiale e a quel punto si riaccenderà ai massimi livello l’entusiasmo dei tifosi croati, che mugugnano di come vivono ma in tanti andranno comunque negli Stati Uniti, in Messico o in Canada per tifare la nazionale. Eh già, l’entusiasmo…

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