PUNTO E A CAPO Il potere logora chi non ce l’ha. O no?

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PUNTO E A CAPO Il potere logora chi non ce l’ha. O no?
Foto Željko Jerneić

E ora? Le elezioni sono finite e archiviate, i vincitori gongolano (chi più, chi meno) gli sconfitti si leccano le ferite. Se da una parte al presidente della Regione entrante e uscente Boris Miletić i quattro anni al potere alla fine hanno portato bene (almeno stando ai risultati), lo stesso non si può dire per l’indipendente Filip Zoričić che nei prossimi giorni dovrà fare le valigie dall’ultimo piano di Palazzo municipale.
Boris Miletić già alla prima pubblicazione dei risultati ha dichiarato che questa è stata la sua vittoria più dolce, fors’anche perché la sua situazione non pareva mai così in bilico. Può piacere o meno, ma Miletić almeno quando sono le elezioni in ballo può fare le fortune degli scommettitori. Non perde dal 2009 quando è stato eletto sindaco per la prima volta e ha bissato il risultato nel 2013 e nel 2017 sempre con la tessera della Dieta Democratica Istriana. Nel 2021 è riuscito nella scalata alla Regione e ora si è ripetuto. Un cinque su cinque di tutto rispetto. Stavolta comunque sulla sua strada ha avuto un avversario in più: nel primo turno oltre che con la rappresentante dell’SDP Sanja Radolović ha dovuto combattere anche contro l’ex compagno di partito, Dalibor Paus. Eliminato Paus alla prima tornata, ieri l’altro alla resa dei conti sono rimasti soltanto Miletić e Radolović. Ma Miletić ha avuto in mano le carte più forti: oltre al suo elettorato per così dire personale, ha goduto dell’appoggio del suo ex partito, la DDI e dell’HDZ. E alla fine i due sostegni sono risultati fors’anche decisivi dato lo scarto di appena 467 voti. Sanja Radolović dovrà “consolarsi” con il ruolo di parlamentare dell’SDP e tentare maggior fortuna nelle prossime Amministrative. Sempre se lo vorrà, in quanto questa poteva essere l’occasione giusta dopo che il suo predecessore alle elezioni per il presidente della Regione istriana di quattro anni fa Daniel Ferić aveva perso per una quarantina di voti.
In che modo si rifletterà la rielezione di Boris Miletić in seno all’Assemblea regionale? Partiamo dal presupposto che coloro che l’hanno appoggiato in vista del secondo turno, la DDI e l’HDZ gli daranno appoggio nei lavori assembleari. A questo punto potrebbe contare sui 12 consiglieri della DDI, sui 6 consiglieri della propria lista e su 4 dell’HDZ. Sommati tutti assieme fanno 22 voti su un totale di 37. Se la matemtica non è un’opinione allora non dovrebbe avere difficoltà. Ma il condizionale è d’obbligo in quanto il partito della capra con quasi un terzo di voti in Assemblea non si limiterà soltanto ad alzare la mano in segno di assenso, ma sicuramente avrà delle richieste specifiche. Staremo a vedere di che tipo.
Si diceva che i quattro anni al potere non hanno portato fortuna a Filip Zoričić. Alla fine si è trovato nella pelle di Elena Puh Belci (DDI) di quattro anni fa: entrambi al primo turno avevano ottenuto il maggior numero di preferenze, ma al ballottaggio hanno dovuto fare i conti col voto di protesta e sono rimasti all’asciutto. Peđa Grbin sembra avere la strada spianata per governare la città. Domenica sera ha detto che si metterà al tavolo per costruire una maggioranza assieme alle liste indipendenti di Goran Mihovilović e Lorena Boljunčić, e con Možemo! (con il quale l’SDP ha ottenuto le vittorie a Zagabria e Pisino) che hanno ciascuno due consiglieri. Se a questi sei aggiungiamo i quattro seggi conquistati dall’SDP e i 5 della DDI (che alla vigilia del ballottaggio aveva invitato i propri sostenitori a votare Grbin) allora con 15 voti (su 21) potrebbe governare con facilità. Il problema sarà mantenere le promesse pre elettorali. E le ricordiamo: 1.000 ore di parcheggio gratuito per i residenti, asili gratuiti per tutti, trasporto pubblico urbano gratis per i pensionati e costruzione di alloggi per giovani e meno abbienti.

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