PUNTI DI VISTA Il castello di carte

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PUNTI DI VISTA Il castello di carte
foto: Shutterstock

Si è ripetuto lo scenario che il Paese aveva già vissuto nel 2011, quando Zoran Janković vinse le elezioni con il suo partito Slovenia Positiva. Manager esperto, Janković entrò in politica dopo essere stato spinto a farlo dal centrodestra. Rimase infatti senza Mercator, la catena commerciale che ambiva a diventare il miglior vicino di ogni quartiere dell’ex Jugoslavia. All’epoca distribuiva in quei mercati i prodotti dell’industria agroalimentare slovena. Oggi quei prodotti non sanno più dove venderli, nemmeno in Slovenia, dove sugli scaffali dei negozi sono sempre meno presenti. I commercianti stranieri, dal canto loro, ci offrono generosamente i loro prodotti, peraltro a prezzi più alti che nei rispettivi Paesi d’origine. Una metafora perfetta che spiega con chiarezza come siano miseramente naufragati i sogni della Slovenia di diventare la principale potenza economica e politica nello spazio dell’ex Stato comune.

Gli avversari di Janković oggi possono anche gioire. La sua ambizione di diventare il più grande imprenditore “dal Vardar al Tricorno” non si è mai realizzata. In compenso è stato incoronato conte di Lubiana. Con lui, Lubiana è diventata “la città più bella del mondo”, che ora, per riconoscenza, danza al ritmo imposto da lui e dai suoi amici. Alla fine, però, la nostra influenza sull’ex Jugoslavia è sempre più ridotta, mentre l’ex Jugoslavia è sempre più presente da noi.

Facciamo però un passo indietro e torniamo all’inizio. Nel 2011 tutto lasciava pensare che Janković avrebbe preso le redini della Slovenia. Fu il vincitore relativo delle elezioni; teoricamente gli mancavano soltanto due voti per raggiungere quota 46, la soglia magica necessaria per ottenere l’incarico di formare il governo. Non riuscì a trovarli. La logica e la matematica dell’imprenditoria non coincidono con quelle della politica.

Ora lo scenario si è ripetuto. Anche Robert Golob è entrato in politica dopo essere stato spinto a farlo dal centrodestra. In quindici anni trasformò una piccola azienda di commercio energetico in un colosso del settore. Quando non lo vollero più alla guida di Gen-I, fondò anche lui un partito e vinse le elezioni del 2022 in modo così convincente che nemmeno la sua mentalità manageriale gli impedì di creare un governo. Alcuni speravano che il miracolo potesse ripetersi anche questa volta.

Che nemmeno lui comprendesse davvero la politica era evidente fin dall’inizio; ora però è chiaro a tutti. Sapevamo di non avere davanti una versione slovena di Frank Underwood, il protagonista del romanzo e della serie House of Cards (Gli intrighi del potere), e già dopo le ultime elezioni era evidente che la storia sarebbe finita come quella di Janković.

È indiscutibile che il centrodestra disponga di un apparato politico esperto. Janez Janša e i suoi fedelissimi agiscono in modo coordinato, sono sulla scena da decenni e possiedono un partito ben organizzato, presente praticamente in ogni villaggio sloveno. Sanno perfettamente che un’avanguardia organizzata è lo strumento necessario per conquistare il potere. E così è stato, esattamente secondo lo stesso copione del 2011.

Quindici anni fa la situazione mondiale era già complicata. L’Europa si trovava nel pieno della crisi del debito, la Grecia era sull’orlo del fallimento e la troika imponeva severe misure di austerità. Anche allora la Slovenia aveva bisogno di un governo “serio”, “responsabile” e capace di offrire soluzioni affidabili. Janša rimase però in sella appena tredici mesi. Il suo governo crollò sotto il peso dell’austerità, delle proteste e dei rapporti della Commissione anticorruzione.

Oggi il quadro geopolitico è molto più complesso e pericoloso. La frammentazione del mondo si è approfondita, la frattura del blocco atlantico è evidente e l’Europa non ha ancora deciso quale debba essere il suo ruolo né se la sua integrazione sia davvero irreversibile. Tutto appare sempre più incerto.

In Slovenia il castello di carte si sta ricostruendo. La piccola barca slovena ha davanti a sé un mare agitato. Il capitano al timone naviga ormai da anni e forse qualcosa l’ha imparata anche dai propri errori. L’impressione è che potrà governare soltanto a patto di non inventarsi nulla di nuovo e se i suoi sostenitori riusciranno a dimenticare i grandi temi ideologici legati alla Seconda guerra mondiale. Partigiani e domobranci appartengono ormai al passato.

Le fila si possono stringere anche in altri modi. Basta utilizzare correttamente ciò che già esiste e funziona. Se proprio non possono fare a meno dell’ideologia, possono rifugiarsi tranquillamente nello scontro contro l’agenda “woke” e nella difesa della famiglia. L’America può fungere da modello. Lì la guerra civile è ormai soltanto un lontano ricordo utilizzato a fini commerciali.

Il presidente Donald Trump detta nuovi standard di successo nell’azione politica. Sa stabilire il confine tra amico e nemico, e chi definisce quel confine detiene anche il potere. Sa inoltre creare una rete di rapporti efficace e capillare. Le coalizioni non ideologiche funzionano; lui le ha riunite nel Partito Repubblicano. I contorni di un processo simile si vedono anche da noi. Nell’arco che va da Janez Janša a Zoran Stevanović sta nascendo una sorta di Partito Repubblicano sloveno. Il nuovo gruppo di sostenitori di Janša ha sconfitto gli avversari. Ora intende conquistare il potere, mantenerlo e trasformare la società secondo le proprie esigenze.

Non era l’unica strada possibile. I risultati elettorali erano chiari. I cittadini hanno detto di averne abbastanza delle guerre di trincea, delle divisioni tra sinistra e destra, tra “noi” e “voi”. Hanno detto che sarebbe auspicabile una distensione tra janšisti e antijanšisti. Non è accaduto. Forse in Slovenia una cosa simile non può accadere: nessuno desidera davvero la collaborazione e nessuno riesce nemmeno a immaginarla.

Tutti vorrebbero governare da soli, con l’appoggio di Zoran Stevanović e di Resni.ca. Ad alcuni ci sono riusciti, gli altri continueranno a pedalare e a protestare.

(articolo pubblicato
sulla pagina degli editoriali
del Dnevnik)

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