Il discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al Parlamento europeo, sembra sia stato un successo – settantacinque minuti della durata del discorso intervallato da oltre venti minuti di applausi, tra cui quattro standing ovation –. Ma al di là delle apparenze e del rituale politico convenzionale, il discorso della “capa dell’Unione” ha sollevato più perplessità, almeno per quelli che hanno abbracciato l’ideale di un’Europa unita, della pace e del benessere dei suoi cittadini. Ma di pace non solo entro i suoi confini, ma fautrice di una pace mondiale, ossimoro oggi più che mai, nel turbine del caos globale nel quale ci troviamo. Partiamo da quello che ha suscitato maggior scalpore tra i Paesi membri dell’UE. Si tratta dell’idea del Canada come membro associato dell’Unione, proposto dalla von der Leyen, in presenza del premier canadese Mark Carney, proprio nei giorni in cui entrano in vigore i dazi punitivi voluti dal presidente americano Donald Trump. Infatti, egli insiste sulla sua idea del Canada come 51esimo Stato degli USA, che sembrava una provocazione, ma ormai anche i canadesi sembrano averlo preso sul serio: un sondaggio condotto da Abacus Data mostrava che il 49% dei canadesi era favorevole all’adesione all’UE, e secondo un altro sondaggio, solo il 13 % dei canadesi sarebbe favorevole a diventare il 51esimo Stato degli USA. “Meglio il Canada 28esima nazione a Bruxelles invece che 51esimo Stato degli USA”, era stata la provocazione qualche mese fa del presidente finlandese Alexander Stubb, perspicace analista politico (autore di libri sull’UE, adottati come testi universitari), oltre che attore politico in prima persona.
Ma si è subito levato un coro di voci contrarie. Il cosiddetto “associate membership” non esiste nei trattati, e perciò non se ne può neanche parlare. Ma si dimentica che proprio questa formula era stata proposta all’ex Jugoslavia, durante la mediazione (senza successo) della “troika europea” per scongiurare la guerra nel Paese. Nelle trattative col Governo di Ante Marković, nel luglio del 1991, è stata proposta proprio questa formula – uno status non-esistente, ma che avrebbe dovuto essere formulato nel Trattato di Maastricht. Ma i leader della Slovenia – Milan Kučan e della Croazia Franjo Tudjman avevano rifiutato, volendo prima realizzare l’indipendenza delle suddette repubbliche e la dissoluzione della Jugoslavia, e poi l’entrata nella Comunità europea. Questa proposta era il risultato della diplomazia attiva del ministro degli Esteri jugoslavo Budimir Lončar e dello stesso premier Marković, ma invano. E chi ne scrive è stato un testimone oculare di quella trattativa. Dunque, non sarebbe una novità – il dilemma è solo come riconciliare la geopolitica, perché evidentemente il Canada non è situato nel continente europeo. Ma neanche l’Europa non è un continente a sé, e se si guarda ai valori europei, il Canada è un Paese più europeo di molti attuali membri dell’UE. È una democrazia stabile di tipo “Westminsteriano”, uno dei primi Paesi nella lotta alla corruzione nel mondo, con un sistema politico, economico e sociale avanzato.
Ma oltre al Canada, bisogna notare che la von der Leyen ha solo menzionato, di striscio, le iniziative delle riforme economiche e politiche, proposte due anni fa da Enrico Letta e Mario Draghi. E questo avrebbe dovuto essere il perno del discorso. Per non dire di un altro problema-chiave dell’UE: cosa e come fare per mettere fine alla guerra in Ucraina, come far uso della diplomazia invece di un’escalation, che poi porterà a degli sforzi straordinari di tutta l’economia, anche quella di guerra, dato che non esiste una politica estera comune? La von der Leyen ha proposto la creazione di un Consiglio di sicurezza, che sarebbe un embrione di una nuova NATO senza gli Stati Uniti, con il Canada, la Norvegia, l’Ucraina e il Regno Unito. Ma di nuovo, senza una politica estera comune? E senza una standardizzazione europea degli armamenti, per cui nel 2026 la spesa complessiva per la difesa e gli armamenti dei Paesi dell’Unione Europea è stimata a circa 454 miliardi di euro (dopo i 418 miliardi del 2025 e i 343 miliardi nel 2024), una cifra che evidenzia la frammentazione e la forte crescita autonoma dei singoli Stati membri. Un piccolo spiraglio è stato, però, l’annuncio dell’avvio di un nuovo Congresso d’Europa, che riunirebbe pensatori e scrittori, artisti e scienziati, cittadini e società civile, da tenersi l’anno prossimo proprio per mobilitare l’Europa contro i cambiamenti climatici, per salvaguardare le acque e il cibo, per far prevalere le energie rinnovabili, e poi di realizzare finalmente, le proposte di Letta e Draghi. È la società civile che ha la sua da dire anche ai burocrati di Bruxelles.
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