PERCORSI EUROPEI Lo schiaffo di Trump all’Europa

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PERCORSI EUROPEI Lo schiaffo di Trump all’Europa
Foto Shutterstock

La pubblicazione della “Strategia nazionale di sicurezza” americana, in sole 33 pagine, rivela che il nostro mondo è profondamente cambiato. Nel passato, chi si ricorda, le “strategie nazionali di sicurezza” non venivano pubblicate, e i vari James Bond dell’occidente e dell’oriente ricorrevano a mille espedienti per carpirle, mentre i diplomatici facevano fatica, del resto più piacente, di estorcere qualche informazione sulle priorità politiche e internazionali durante qualche ricevimento, con il calice in mano, da qualche interlocutore che lo champagne, whiskey o vodka gli faceva sciogliere la lingua a proposito.

Ora, invece, nell’era post 1989, queste “strategie” vengono soffiate ai quattro venti, e per di più lo fanno gli stessi autori o i potenti che le hanno commissionate. E così il presidente americano Trump ha dato uno schiaffo sonoro ai suoi alleati, in questo caso all’Unione europea. Uno schiaffo ben assestato, perché la nuova strategia americana prevede la “scomparsa della civiltà” in Europa, a causa dell’immigrazione e dell’integrazione europea. Il declino economico dell’Europa continentale è eclissato dalla prospettiva “reale e più grave” della scomparsa della civiltà. E perciò l’America non sarà più il garante della sicurezza europea, perché le politiche migratorie stanno trasformando il continente, e diversi Paesi europei rischiano di diventare a “maggioranza non europea”. Le nazioni europee decadenti sono guidate da leader deboli, e l’Unione europea e i suoi politici guidano il continente verso la catastrofe – e perciò gli USA propongono un nuovo riordinamento europeo, con il sostegno a quei Paesi che vogliono ripristinare la sovranità nazionale e chiudere i confini alle migrazioni, e che lottano per affermare la propria identità nazionale non sottomettendosi al diktat di un’Unione in declino.

Trump – perché si tratta proprio di lui, e di temi ripresi dai teorici del MAGA – il movimento politico dei seguaci del nuovo nazionalismo, suprematismo e razzismo americano – in questo documento invita i Paesi che si sono meno assoggettati all’Unione europea e al suo diktat di agire dal di dentro per correggere (leggi: minare) l’UE. E questi dovrebbero essere l’Ungheria, la Polonia, l’Austria e l’Italia. E sulla scena politica, gli alleati che meritano un sostegno aperto dell’America sono i partiti e le forze politiche dell’estrema destra, dei nazionalisti, dei sovranisti e dei movimenti conservatori che esigono leader forti, energici e ben decisi di cambiare l’assetto esistente in Europa. Insomma, gli Stati devono essere guidati da leader forti che vogliono agire in questa ottica nuova, e come modello da seguire è quello delle grandi aziende che sono, come scrive un ideologo del trumpismo, Curtis Yarvin, “monarchie in miniatura, funzionano perché qualcuno comanda e gli altri eseguono”, mentre le istituzioni degli Stati europei sarebbero ormai aziende fallite.

E la democrazia allora, valore supremo dell’America liberale, come se la passa in questa visione del mondo? Male, perché la democrazia, secondo J.D. Vance, il vicepresidente più trumpiano di Trump, non è altro che una debole aristocrazia di pseudo-esperti, giornalisti, giudici e professori. Dunque, niente compromessi – e a questa visione del mondo si accompagna anche una nuova leadership mondiale, naturalmente capeggiata dagli USA, ma con una concessione ad un nucleo di nazioni che costituirebbero un “consiglio di amministrazione” del mondo: il Giappone, l’India, la Cina e la Russia. Dunque, un bypass totale del sistema attuale di organismi internazionali. Le Nazioni unite sono, secondo questa visione, relegate nella storia (d’altronde, l’USA si rifiuta di pagare la sua quota per il funzionamento dell’ONU, e il debito già ammonta a 800 milioni di dollari, per cui a New York hanno deciso di tagliare i costi e così nei bagni della sede di New York non ci saranno più gli asciugamani di carta, e forse tra poco neanche la carta igienica).

In questo nuovo mondo, molto orwelliano, certamente distopico, è la sola forza che comanda. E le guerre verranno risolte dai “leader forti, energici, e decisi”, non più dai diplomatici né dagli “pseudo-esperti” di diritto internazionale. Tutta la prassi storica del negoziato, della mediazione basata sulla ponderazione, sul principio dell’equilibrio nella gestione degli interessi, moderazione dell’aggressività, rischia di essere spazzato via in men che non si dica. “Non l’assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la morale dell’attività politica”, lo diceva papa Ratzinger a suo tempo. Ma il vento, oggi, non spira in quella direzione.

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