PERCORSI EUROPEI L’Europa sana e meno sana di Benigni

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PERCORSI EUROPEI L’Europa sana e meno sana di Benigni
Foto PIXSELL

Roberto Benigni, il mattatore della risata italiana, ha presentato nel salotto televisivo di Bruno Vespa, a Cinque Minuti in onda dopo il Tg1, il suo ultimo libro: “Il sogno. L’Europa s’è desta”. È il testo del suo monologo che ha incantato milioni di spettatori il 19 marzo 2025, in diretta sulla RAI e in Eurovisione. Una versione approfondita, arricchita da nuove riflessioni e momenti poetici che nello spettacolo non hanno trovato spazio. Benigni è un convinto europeista, ma tuttavia non esita a criticare alcuni aspetti dell’Unione, tra l’altro la sua incompletezza e la mancanza di poteri per il Parlamento, mentre il vero potere rimane nelle mani del Consiglio, che non è un organo elettivo. “L’Europa è la più grande costruzione democratica degli ultimi duemila anni che è stata fatta sulla Terra: io sono un europeista estremista, perché l’Europa è l’unico sogno che abbiamo per noi, per le nuove generazioni”. Ma Benigni ci avverte: “Dentro ci sono due Europe, una buona e una cattiva, Dr. Jekyll e Mr. Hyde, una sana e una meno sana: c’è l’Europa del Parlamento, dei cittadini, e poi c’è quella del Consiglio europeo, dove siedono i capi dei Governi europei…”. E lì c’è il veto, l’assurdità dell’unanimità come principio decisionale, per cui un piccolo Paese come Cipro con un 1,3 milioni di abitanti rispetto a quasi 500 milioni di europei può bloccare tutto.
“Leviamo il voto, leviamo l’unanimità”, esclama Benigni. E poi, l’Europa ha la responsabilità della pace, perché è nata sulla pace, “abbiamo vissuto il periodo di pace in Europa più lungo dai tempi della guerra di Troia…” Bè, qualche licenza poetica gliela dobbiamo concedere, visto che è un sommo artista nel suo genere. Ma l’UE che conosciamo, noi qui nei Balcani che confinano con la Mitteleuropa, non ha impedito le guerre nazionaliste nell’ex Jugoslavia – e poteva farlo, se avesse insistito sul suo ruolo di portatrice della pace. E avrebbe potuto porre fine anche all’assurda invasione russa in Ucraina, se avesse intrapreso una mediazione proattiva in questa guerra distruttrice di pace e stabilità non solo europea, ma mondiale.
Ed il nostro beneamato artista tra l’Europa buona ci mette anche la Commissione europea, l’organo più burocratico per eccellenza, che consiste di politici inviati dai Governi degli Stati membri, senza una legittimità diretta né voto popolare. Perciò, come lo afferma anche Jürgen Habermas, uno dei più grandi filosofi europeisti contemporanei, i commissari europei non hanno l’iniziativa e la spregiudicatezza necessaria per aprire nuove vie all’integrazione europea, ma sono più propensi a non porre in discussione il potere e i privilegi materiali che questo potere comporta. E così cascano nei giochetti di tatticismo, opportunismo politico, astenendosi da iniziative che li possono esporre alla critica. Un esempio: durante il quinquennio scorso, la vicepresidente della Commissione europea ha speso ben 375.000 di euro in viaggi nel suo Paese, la Croazia, per assistere a feste locali, religiose e culturali, pellegrinaggi di fedeli, a incontri e convegni di partito sempre a livello locale, senza un razionale europeo. E poi, la mancanza di iniziativa di mediazione per la pace, la decisione di riarmare gli Stati europei invece di creare un esercito europeo e così indebitarci per i prossimi cinquant’anni – sono tutti sintomi di un’Europa meno sana di quello che vorrebbe essere per Benigni, convinto “estremista europeo”. Ma non è l’ultimo colpo di scena. Alla fine di maggio la città di Aachen – l’Aquisgrana dei tempi romani – ha conferito il famoso premio Carlo Magno per il “contributo eccezionale all’unità d’Europa” alla baronessa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il primo vincitore di questo premio è stato il filosofo-utopista della Paneuropa, il barone Richard von Coudenhove-Kalergi, e poi si sono avvicendati Jean Monnet, il padre nobile dell’integrazione europea, il filosofo spagnolo Salvador de Madriaga, lo scrittore ungherese György Konrad, sir Winston Churchill, Alcide De Gasperi e Robert Schumann – padri fondatori dell’Europa. Ma, purtroppo, al seguito si sono intrufolati gli immancabili uomini del potere, politici e funzionari, ma mai questo premio è andato ad un personaggio come Altiero Spinelli, autore del famoso “Manifesto di Ventotene”. E la baronessa von der Leyen ha ricevuto il premio – un milione di euro, nonostante il Tribunale dell’UE l’abbia trovata colpevole di usurpazione del potere nel grande scandalo “Pfizergate”, nell’acquisto del vaccino anti-Covid con un negoziato non trasparente, sospetto di favoreggiamento e corruzione. Come sostengono alcuni membri del Parlamento europeo, con questa decisione il premio Carlo Magno diventa un simbolo delle èlite europee, della burocrazia europea già fin tropo ben pagata e non di simboli di pace e integrazione europea verace, dunque – simbolo di una Europa “meno sana”, in chiave benigniana.

*già Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia

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