Doveva essere un risultato “spartiacque”, l’incontro al vertice russo-americano in Alaska, il 15 di agosto. E poi, dopo il “fantastic result” – risultato fantastico del colloquio Trump-Putin, come lo ha qualificato il presidente americano (sempre prolifico di superlativi), il 18 agosto Trump ha incontrato Zelensky alla Casa Bianca, e poi si è svolto l’incontro allargato con gli altri leader in attesa nell’anticamera, ovvero la presidente della Commissione europea Von der Leyen, e i leader europei Merz, Macron, Meloni, Stubb e Starmer, e Mark Rutte per la NATO. Incontro su richiesta dei “volenterosi”, cioè della maggioranza dei Paesi membri dell’UE, della Gran Bretagna e della NATO.
E infatti, i leader europei hanno “fatto l’anticamera” (ils ont l’antichambre, come dicono i francesi), aspettando che si concluda il faccia-a-faccia di Trump con Zelensky. E subito sono circolati, sulle reti sociali, i commenti critici e ironici sui “vassalli” che attendono di essere ricevuti da Trump. Si è messa di torno anche l’intelligenza artificiale: una foto, cioè un fotomontaggio creato dall’IA che ritrae i leader europei seduti su una panca, come scolaretti, in attesa di essere ricevuti alla corte dell’imperatore.
Ma tutta questa kermesse pseudo-diplomatica si è risolta in un bel niente: gli europei hanno voluto assicurare al presidente Trump l’appoggio incondizionato all’Ucraina, con l’invio di una “forza di pace” dei volenterosi che dovrebbe garantire, a un cessate il fuoco realizzato, la difesa dell’Ucraina da una nuova aggressione russa. E Trump, invece, insiste che “un cessate il fuoco non è necessario”, proprio come lo ha convinto, sembra, Putin durante il tête-à-tête in Alaska. La riunione con i “volenterosi” si è protratta fino alle sette del mattino, ma Trump evidentemente non si è lasciato convincere dai discorsi degli europei ed ha interrotto il programma ufficiale: “Andiamo nello Studio Ovale, qui si ragiona meglio”, cogliendo di sorpresa il suo staff e diplomatici: il protocollo è stato ribaltato con un gesto che ha sottolineato come per Trump la diplomazia sia un palcoscenico personale. E durante questo incontro, Trump, annoiato, prende in mano il telefono e parla – con Putin, una quarantina di minuti. Al rientro, il presidente americano annuncia che si sta preparando un faccia a faccia tra Putin-Zelensky, con lui stesso in veste di garante. La notizia scuote i leader europei, alcuni guardano con scetticismo all’improvvisazione, altri tentano di intravedere uno spiraglio. E poi i bisbigli, i sussurri che irrompono da questo vocio di scolaretti, e Trump bisbiglia a Emmanuel Macron: “Putin vuole fare un accordo per me”. Una vanteria, prima di una confidenza, che rivela come Trump vive il negoziato: una performance in piena regola, con lo showman che si prende la scena e con le comparse accondiscendenti.
E il risultato di tutta questa “movida”, questo viavai di leader, delegazioni, accompagnatori, consiglieri diplomatici e portaborse? “Abbiamo visto più progressi in due settimane che in tre anni e mezzo”, ha osservato il premier finlandese Alexander Stubb, iper-ottimista, perché dopo ogni incontro di questo livello nessuno dei partecipanti vuole ammettere che “sono andati dietro all’immaginazione, invece di andare dietro alla verità effettuale della cosa”, come avverte Machiavelli i politici, quelli che dipingono di rosa quello che hanno fatto o che stanno facendo, mentre la realtà è tutta un’altra cosa.
Nel frattempo, Putin intensifica gli attacchi in Ucraina, non volendo concedere neanche un respiro, una sosta nella guerra crudele contro il Paese stremato dalla forza bruta dell’invasore. In questa situazione un incontro al vertice tra Putin e Zelensky è veramente frutto di una “immaginazione”, e non di un realismo politico che tendi veramente di porre fine a questa immane carneficina.
Trump, invece, prosegue nella sua performance, in caccia di un ipotetico premio Nobel per la pace. “Tra una o due settimane, scopriremo se risolveremo questa situazione o se questa orribile guerra continuerà”, ha dichiarato, pronto ad aprire un nuovo siparietto e di scaricare le colpe per un mancata fine della guerra sugli europei e su Zelensky, che dovrebbe essere “più elastico” e concedere ai russi i territori occupati, cosa che ci richiama alla nefasta storia europea delle concessioni ai nazisti a Monaco di Baviera nel 1938. Come uscire da questo garbuglio? L’UE si è già fatta scappare un paio di occasioni – non potendo far valere una sua politica estera di pace, interrompendo il negoziato tra Russia e Ucraina nell’aprile del 2022, non volendo coinvolgere l’ONU e altri autorevoli mediatori potenziali come la Turchia, l’India e il Brasile, favorendo un’escalation in armamenti e potenziali bellici – tutto quello che avrebbe potuto mettere un freno al neo-imperialismo russo. Trump, ovviamente, si cercherà un’altra scena con i riflettori accesi, e questa guerra si protrarrà in futuro finché non ne usciremmo sconfitti tutti quanti. E nessuno che voglia osservare che il re è nudo, come nella favola di Andersen.
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