Il 2026 non è nato sotto buoni auspici: infatti, è cominciato con il raid americano in Venezuela e la cattura – o meglio dire la rapina – del presidente venezuelano Maduro e sua moglie. Che è una violazione del diritto internazionale, palese, e della Carta delle Nazioni unite che sancisce la sovranità di ogni nazione, salvo gli interventi a decisione congiunta dell’ONU, confermati dal Consiglio di sicurezza. La cattura del presidente Maduro, dittatore che sia, ma che il diritto internazionale non permette di essere rapito violando la sovranità venezuelana (perciò è stata istituita la Corte internazionale dell’Aia per i crimini di guerra e per le violazioni dei diritti dell’uomo), è stata preceduta da diverse azioni di affondamento di imbarcazioni di presunta bandiera venezuelana, con – sempre presunti – narcotrafficanti.
Imbarcazioni affondate e equipaggi uccisi senza processi né prove, come di nuovo prescrive il diritto internazionale in caso di sospetto, e quella Convenzione sul diritto del mare che vieta azioni di arrembaggio di natanti in acque internazionali, come recentemente gli Americani hanno fatto con due petroliere, una sotto bandiera russa.
E purtroppo, la reazione dell’Unione europea è stata blanda, quasi accondiscendente. E solo quando l’amministrazione americana ha alzato il tono e ha ripetuto che la “Groenlandia serve agli Stati Uniti” sia come garanzia di sicurezza nazionale, sia come fonte di giacimenti di risorse strategiche, si è levato un lieve mormorio di disapprovazione. La Danimarca, che amministra la Groenlandia come colonia dal Settecento, ha protestato; gli Inuit, popolazione originale dell’isola hanno ribadito il loro diritto all’indipendenza, e Trump ha controbattuto che, semplicemente, gli USA lo faranno, se vorranno… cioè dispiegare le loro forze sul territorio dell’isola, senza alcun riguardo per chi si oppone. Poi il segretario di Stato Marco Rubio ha indorato la pillola amara, le minacce di occupazione dell’isola, con la formula – se non la occuperemo militarmente, la compreremo! Infatti, come già avevamo scritto proprio qui, gli abitanti dell’isola sono solo 57.000, e se si offrisse ad ognuno un milione di dollari, perché non accettare e vivere poi di rendita, e infischiarsene di chi detiene il potere, vivere da nababbi e assicurare l’esistenza anche alle generazioni future?
L’unico, purtroppo, a reagire con una certa decisione, è stato il presidente francese Macron, che all’annuale intervento davanti alle ambasciatrici e agli ambasciatori di Francia, due giorni fa, ha condannato il nuovo colonialismo delle grandi potenze e avverte che gli “USA si stanno allontanando progressivamente dagli alleati”, affrancandosi dalle regole internazionali di coesistenza tra nazioni e popoli. Viviamo in un mondo nel quale le istanze multilaterali funzionano sempre meno, mentre prende piede la tentazione di una spartizione del mondo. Perché non è in ballo solo la Groenlandia, per la quale l’Europa è direttamente interessata, ma lo sono anche altre parti del mondo – il ministro degli esteri Rubio ha minacciato Cuba, e poi gli altri “narco-Stati” dell’America Latina, con ovvio riferimento alla Colombia, ma ormai con la dottrina “Donroe”, cioè la dottrina che vede tutta l’America Latina nella sfera d’interesse americana – l’ha proclamata Donald Trump personalmente, sostituendo nel “Monroe” l’iniziale “M” con la sua, la “D”, il destino sembra segnato. E poi, c’è anche l’Iran che è meta di Israele e degli Stati Uniti per una futura azione di “cambio di regime”- e, naturalmente, con la minaccia russa per l’accorpamento dei territori ucraini conquistati anche l’assoggettamento del resto dell’Ucraina all’egemonia americana per quel che concerne, di nuovo, l’energia e le risorse strategiche del Paese.
Nel frattempo, si sono riuniti a Parigi i leader europei dei “Paesi volenterosi” in aiuto dell’Ucraina, che hanno discusso il dispiegamento di “forze volenterose” in territorio ucraino dopo la tregua o il raggiungimento di un trattato di pace. Ma si è trattato di fare un conto senza l’oste, e cioè senza la Russia, che ha dichiarato subito che la presenza militare di alcunché Paese europeo sarebbe recepito come un proseguimento della guerra, un’azione bellicosa alla quale la Russia risponderebbe con debita forza – dunque entrando in uno stato di belligeranza contro il Paese, o i Paesi che stazioneranno le loro truppe in Ucraina.
Per non parlare della Cina e del problema di Taiwan, che in caso di uno scoppio di ostilità su altri fronti, verrebbe fatto preda dell’annessionismo cinese. Un bel pasticcio, purtroppo, nel quale si fanno sentire le trombe di guerra, ma l’Unione europea, invece di rafforzare l’unità dell’Europa, lascia ai “volenterosi” la voce in capitolo, e non si oppone all’avventurismo politico, pericolosissimo, dei bulli, psicopati e sociopati che ora fanno la voce grossa.
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