PERCORSI EUROPEI L’Europa della policrisi

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PERCORSI EUROPEI L’Europa della policrisi
Foto Shutterstock

L’Europa è stata investita, in questi ultimi anni, da una sequenza senza precedente di varie crisi. Si possono chiamarle emergenze anche, ma gli esperti ormai le chiamano apertamente “crisi”, e le sistemano nell’arco dell’ultima quindicina d’anni: dunque, il “quindicennio della policrisi”. Questo quindicennio è iniziato con la crisi dell’euro, poi c’è stata la grande recessione, la crisi migratoria, il Covid, la guerra in Ucraina, la crisi energetica, la guerra nel Medio Oriente (il Mediterraneo è parte integrante dell’Europa, dunque tutto quello che succede lì ha una ripercussione diretta sull’Europa), ecc. E poi sovrastante, incombente su tutto il mondo – il cambiamento climatico. E la povertà dilagante, le paure: del carovita, dell’inflazione, dello sgretolamento dello stato sociale e del welfare, della guerra. La paura, in generale.

I sentimenti di paura superano oggi quelli della speranza: i sondaggi segnalano che sei elettori su dieci, in media UE, pensano che le cose andranno ancora peggio in futuro. L’UE è riuscita ad arginare qualche crisi, qua e la. Ma è la guerra in Ucraina che sta provocando le maggiori paure tra i cittadini europei: già la promessa spesa di 800 miliardi di euro per armare gli eserciti dei Paesi membri, decisa dalla Commissione europea, e poi il diktat americano ai Paesi NATO di innalzare la spesa per la difesa al 5 % del PIL nazionale hanno messo in subbuglio i sostenitori dell’Europa sociale e solidale, di una Europa al servizio dei cittadini e del loro benessere. Ora l’UE si appresta a stanziare ulteriori 2,3 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina, come ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Questo è il risultato della Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, tenutasi giovedì e venerdì scorsi a Roma sotto gli auspici del Governo italiano che ha ripreso il posto di centralità delle iniziative europee, dopo molti indugi e remore in altri settori della “policrisi”. Ed è bene e giusto esprimere la solidarietà assoluta alla Ucraina, ma lì la guerra sta subendo una svolta che può portare a ulteriori inasprimenti, anche su scala mondiale. Dunque, se vogliamo una ricostruzione effettiva dell’Ucraina, bisogna prima fermare la guerra, perché c’è in gioco davvero il futuro del mondo. La Russia è allo stremo delle forze, ma sta intensificando gli attacchi.

La Cina di Xi Jinping si presenta come fautore di pace, ma strizza l’occhio a Putin e all’oligarchia russa che stanno barcollando verso l’abisso; i paesi del Terzo Mondo sono presi nella morsa tra le due, anzi tre superpotenze, con il terrore dell’imprevedibilità del presidente americano Trump, che ogni settimana cambia opinione sui dazi punitivi a quelli che non accettano il suo diktat. In questo vortice che ci trascina verso l’orlo di una guerra mondiale bella e buona, anche le istituzioni dell’UE sussultano e stanno intricandosi in un ginepraio di passi falsi, contradittori, di conti senza l’oste…

Ecco, così tre giorni fa il Parlamento europeo ha votato una mozione di sfiducia alla presidente della Commissione europea, che è stata rigettata con una grande maggioranza di voti. Un altro segno della “policrisi” dell’UE. Per il semplice fatto, che il movente della mozione è stata l’accusa alla presidente Von der Leyen di aver mantenuto il segreto e rifiutato di rendere pubbliche le registrazioni del negoziato tra l’UE e la multinazionale Pfeizer, una delle “Big Pharma” accusate dal New York Times di aver tratto un enorme extra-profitto dall’affare concluso con la Commissione europea per i vaccini Covid (che, del resto, ne sono rimasti inusitati in un numero eccessivo, quasi un milione di spreco). La presidente ha incassato la fiducia del Parlamento con un’intesa bi-partitica – dei gruppi democristiani, socialisti & liberali che appoggiano questo esecutivo europeo sul modello della “Grosse Koalition”. Ora, il problema è che questa vertenza è ancora in sospeso nella Corte europea di giustizia, che ha dato due mesi alla Commissione di preparare una risposta al verdetto che incolpava la Commissione di non aver reso pubblico il negoziato con la Pfeizer. E questo termine scade proprio il 21 luglio prossimo! Dunque, il Parlamento europeo ha dato il suo supporto alla Commissione e alla sua presidente senza aver aspettato la risposta al giudizio di primo grado – dunque, il potere legislativo (il Parlamento) ha in questo caso derogato il ruolo del ramo giudiziario dell’UE, contribuendo così a nullificare un eventuale giudizio di secondo grado. Dunque, una sovversione istituzionale, che si aggiunge alla “policrisi” – e alle paure dei cittadini che neanche il Parlamento stia agendo “come Dio comanda”… Granelli di sabbia, certo, di minor importanza delle guerre e della povertà incombente, ma che purtroppo contribuiscono ad accentuare la policrisi europea.

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