Il discorso di papa Leone XIV, pronunciato a Metz il 28 settembre 2026 durante la visita apostolica in Francia, è ritenuto dai “papisti” come anche dagli “antipapisti”, da laici e secolaristi, un ulteriore appoggio al sogno europeo. Ne sono d’accordo anche i promotori dell’”Europa power initiative” nella persona del filosofo sloveno Slavoj Zizek, il “super-consigliere” europeo per l’Intelligenza Artificiale Guillome Klossa e la sindaca di Strasburgo Catherine Trautmann. E questo consenso ormai sta diventando una voce che si fa sempre più sentire: l’europeismo, che rischia di venir travolto nel crollo dell’ordine mondiale in atto, potrebbe – può e deve – diventare una forma contemporanea dell’internazionalismo sviluppatosi nel nostro continente. Come afferma Gad Lerner, commentatore e giornalista nonché europeista convinto, se il liberale canadese Mark Carney e il laburista britannico Andy Burnham si distaccano dagli USA e puntano all’associazione con l’UE, vorrà dire che non siamo proprio da buttar via come modello generativo di una potenza democratica, sostenibile e responsabile, capace di difendersi sviluppando cooperazione e multilateralismo. E proprio in questo momento è arrivato, ancora una volta, il verbo papale: il papa ha tenuto il suo intervento dal titolo “Alle radici dell’Europa per la Pace e l’Unità”, presso il Centro Congressi Robert Schumann, ispirandosi alla celebre dichiarazione del 9 maggio 1950. Il pontefice ha affrontato temi cruciali come l’unità europea, la pace, l’accoglienza dei migranti e il rifiuto dell’”illusione del riarmo”. Naturalmente, il papa è stato ancora una volta coerente con la condanna dell’ipocrisia e l’applicazione di “doppi standard” nei confronti dell’Unione europea, che è parte del testamento europeista di papa Francesco. A suo tempo, papa Francesco, nel dicembre del 2024, aveva definito esplicitamente ipocrita l’atteggiamento di chi proclama la pace, ma al contempo alimenta le guerre. Il pontefice aveva criticato l’Europa per i profitti derivanti dalla vendita di armi e per una tendenza globale all’autodistruzione, mettendo in guardia dall’indebolimento dell’UE, sollecitando un dialogo urgente e trasparente sui conflitti in Ucraina e Gaza. Nell’estate del 2026 questa posizione è stata reiterata durante un concistoro guidato da papa Leone XIV, accusando Bruxelles di adottare doppi standard morali e giuridici in base alla convenienza politica ed economica. E particolarmente è stata condannata la fermezza e l’imposizione di sanzioni contro i Paesi considerati “nemici”, come la Russia per il conflitto in Ucraina.
E dobbiamo qui inserire una parentesi: il Vaticano è stata l’unica entità politica internazionale che ha coerentemente intrapreso il processo di mediazione tra Russia e Ucraina, dai viaggi del cardinale Matteo Maria Zuppi e dal ministro degli Esteri vaticano, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, una mediazione purtroppo ostacolata dai “bellicisti” europei e americani, russi e ucraini compresi.
Ora papa Leone XIV ha rincarato la dose: ha messo in guardia contro l’illusione che il riarmo possa rappresentare una risposta sufficiente e risolutiva ai conflitti odierni. Ma la ricerca della pace non deve essere confusa con un irenismo e una visione ingenua della pace. Essa richiede un’opera politica seria, basata sul diritto internazionale, sulla diplomazia e su un multilateralismo non di facciata, ma “effettuale” (come direbbe Machiavelli, propugnatore della “verità effettuale delle cose”). Con preoccupazione per il presente segnato da guerre, migrazioni e povertà, il papa ha denunciato la tendenza a rendere le relazioni tra gli Stati sempre più “barbare” e prive di rispetto per la dignità umana.
Sarebbe riduttivo e fuorviante sottacere anche il messaggio sul dialogo, i principi della democrazia, solidarietà e fraternità che affondano le loro radici, come dice il papa, nella religione cristiana e costituiscono la “linfa vitale” affinché l’Europa sappia rinnovarsi e dialogare in un mondo globalizzato e interreligioso.
Favorire la pace è un’opera attiva, richiede “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, oppure stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci a quelle che presumiamo debbano ancora venire? Queste erano le parole del papa in occasione della LIX Giornata Mondiale della Pace, citate anche a Metz. Non scordandosi di menzionare la famosa “Lettera ai capi dei popoli belligeranti” del 1º agosto del 1917 di papa Benedetto XV, nella quale parla dell’”inutile strage” in corso. Proprio come oggi – la storia si ripete, prima tragedia, poi come tragica farsa. E le parole europeiste di papa Leone sono un monito ai politici europei. Da non trascurare, veramente.
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