Nel caos globale che si sta delineando sempre più davanti agli occhi preoccupati dei cittadini del mondo, l’Europa che finora fungeva da faro di rotta di navigazione della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto, sembra aver perso il suo ruolo di “utopia concreta”. Molte sono le vicende contrastanti che ormai mettono in dubbio il ruolo dell’Ue come zona di civiltà avanzata, contro le oligarchie e dittature che ormai si propagano e si rafforzano sia nell’Europa orientale che in Asia, Africa e America latina.
L’esempio dell’ondata umana dei migranti all’assalto di Ceuta, la sospensione del Trattato di Schengen, e le diatribe tra Spagna e Italia sulla questione migratoria buttano una brutta luce sulla capacità dell’Europa di gestire la situazione. Ma anche l’irrigidimento delle politiche migratorie dei singoli stati membri dell’Ue contribuisce alla disgregazione dell’unità in questo campo: ora anche la Finlandia e la Svezia fanno pressione sull’Italia esigendo il rispetto delle regole di Dublino che il Patto “Immigrazione e asilo” dell’Ue ha reso stringenti. Infatti, questi due Paesi vorrebbero riprendere i trasferimenti di migranti clandestini verso l’Italia, ma questa mossa suona più come una ritorsione verso l’Italia che un’applicazione di principio delle regole europee.
La Commissione europea tenta, sì, di trovare soluzioni alternative alla sospensione reciproca del Trattato di Schengen, o almeno ci sta provando. Il problema è che non ci riesce, il che è persino peggio. Ormai, la Commissione sta perdendo il ruolo di leadership politica comune, e la conflittualità tra gli Stati membri sta crescendo, fomentando le opposizioni – della destra estremista alla sinistra radicale, a mettere in discussione sia le politiche nazionali migratorie che quelle, inadeguate, a livello sovranazionale.
Un altro esempio è il caso del cittadino ucraino Volodymyr Zuravlyov, arrestato pochi giorni fa proprio a Pola, in Croazia, su mandato europeo di arresto, accusato d’essere uno dei sabotatori che ha fatto esplodere il gasdotto Nord Stream che collegava la Russia e la Germania, nel settembre del 2022. Identificato l’anno scorso in Polonia, l’Europol aveva emesso il mandato di cattura europeo su richiesta della Procura tedesca. Ma le autorità giudiziarie polacche (il tribunale di Varsavia), si erano rifiutate di estradare il cittadino ucraino, sospettato d’aver preso parte all’azione di sabotaggio facendo parte di un gruppo di guastatori ucraini.
Il giudice polacco ha decretato nella sua sentenza che l’attacco al gasdotto, di proprietà di una società mista tedesco-russa, se fosse stato intrapreso nel nome dello Stato ucraino potrebbe essere ritenuto un’operazione militare legittima, che perciò “gode dell’immunità funzionale”, come riporta l’agenzia tedesca Deutsche Welle. A rincarare la dose è stato il premier polacco Donald Tusk che ha dichiarato che il problema vero consiste nella realizzazione del gasdotto Nord Stream, non la sua distruzione. Per poi sottolineare, fuori dai riflettori dei media, che si è trattato di un’azione di guerra, e si sa bene da che parte stia la Polonia…
Il sabotaggio del Nord Stream resta, comunque, uno degli episodi più controversi della guerra in Ucraina e della crisi energetica europea. Ed è stata proprio Angela Merkel, l’ex cancelliera tedesca, ad accusare i Paesi baltici e la Polonia di “avere parte delle colpe nella guerra russo-ucraina”. Lo aveva detto proprio in occasione della pubblicazione delle sue memorie, pubblicate con il titolo “Freiheit” – Libertà.
Ora, se si applicassero le norme del diritto internazionale, e la tassonomia dei crimini di guerra elaborata dalla Corte penale internazionale dell’Aja, gli attacchi alle infrastrutture energetiche civili potrebbero essere ritenuti crimini di guerra contro la popolazione civile.
Ma questo è proprio ciò che sta succedendo oggigiorno sia in Ucraina che in Russia, con un’escalation che ormai ha tramutato questo conflitto in una “guerra totale”, dove si colpiscono non solo le infrastrutture dei Paesi, ma direttamente anche la popolazione civile nelle loro abitazioni, nelle scuole, negli ospedali. Proprio come la “guerra totale” invocata da Joseph Goebbels a suo tempo.
E nel frattempo Donald Trump e il Dipartimento di Stato americano hanno emesso nuove sanzioni verso la Corte penale internazionale, esplicitamente contro la presidente della CPI, la giapponese Tomoko Akane. Purtroppo, da parte dell’Ue non si registrano reazioni significative a questo ennesimo attacco al diritto internazionale e alla pace. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si limita allo sdegno di rito, invece di attivare l’Ue per ridurre l’impatto di questo attacco all’ordine internazionale.
E così il caos prevale sull’ordine, e le guerre sulla pace: e queste guerre, non più virtuali ma reali. Sono il segno del fallimento della politica e della morale, come dice papa Leone XIV, nel suo messaggio in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato.
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