Passo dopo passo, pian pianino, la guerra nel mondo si diffonde sempre più nella vita degli uomini come una macchia d’olio, ma non lo fa tempestivamente. Lo fa di soppiatto, in modo subdolo, perfidamente. Così che noi che viviamo nella “fortezza europea” quasi quasi non ce ne accorgiamo, se non per le bollette e i prezzi che crescono, ma non in un modo dirompente, impetuoso, da causare un panico. L’aggravamento della situazione economica, politica, del malessere, delle ansie e apprensioni procede lentamente, e per i cittadini europei che si cullano nell’illusione che queste guerre in corso non incideranno poi tanto nella loro vita privata, non sembrano poi così distruttive e irrompenti. Ci sono tanti diversivi, distrazioni nella vita quotidiana del cittadino europeo, che se anche ogni tanto gli passa per la testa un pensierino scuro, lo allontana subito grazie all’industria del divertimento, dello svago, della simulazione di un vivere civile composto e, dopo tutto, sostenibile. È tutto, già, purtroppo, déjà vu, visto nelle vicissitudini della storia, quella recente, come anche quella remota. Ci si scivola da una pace che sembra data per scontata, e si finisce in guerra di tutti contro tutti – bellum omnium contra omnes, come direbbe Thomas Hobbes. E non ci sono “guerre giuste”, come ha concluso anche il Papa pragmatico Leone XIV, quello venuto dopo il Papa arrivato “dalla fine del mondo”, Papa Francesco. Questo qua, il Papa “americano”, matematico, esperto anche di algoritmi che vogliono impadronirsi del destino umano, sa benissimo che ogni guerra è ingiusta, e nascondersi dietro i sofismi e i cavilli delle costruzioni giustificatrici delle guerre ci può portare solo all’apocalisse finale.
Ebbene, tradotto in linguaggio semplice, vediamo che le guerre – e cioè la “terza guerra mondiale a pezzi” di Papa Bergoglio procede passo per passo, indisturbata dai “perturbatori della quiete” (cito qui il titolo del famoso romanzo satirico proprio di un russo, Leonid Soloviev del 1940). L’escalation della guerra è ormai visibile da tutte le parti: l’America di Trump ha ricominciato a bombardare l’Iran dopo la farsa del negoziato che grazie ai social media ormai appare come una performance truce di scambi di minacce e intimidazioni reciproche, l’Iran ha risposto; l’Ucraina ha colpito la Russia nel profondo del suo territorio, la Russia ha bombardato Kiev, allargando il menu delle mete ai civili, ai rioni abitati e anche ai diplomatici stranieri nella capitale Ucraina. Israele ha continuato le sue operazioni in Libano e conquiste di territori nella Cisgiordania, uccidendo a destra e a manca i palestinesi e libanesi presunti terroristi e no. Il mondo sta sprofondando nel caos globale, e i padroni del mondo si stanno arricchendo, i giocatori in borsa esultano, perdono ma poi il giorno dopo grazie alle soffiate dei padroni del mondo recuperano le perdite e ci guadagnano, e noi non ci accorgiamo che tutto questo accade alle spalle dei cittadini ignari del grande inganno dei potenti – del blocco militare-industriale, ora affiancato dal mondo dei banchieri e dei plutocrati tecno-digitali.
L’Unione europea, purtroppo, si trova invischiata in futili discussioni e disquisizioni se, a questo punto, parlare o no con il truce protagonista della guerra europea, lo zar russo Vladimir Putin. Quando bisognava parlargli per dissuaderlo di intraprendere l’aggressione suicida in Ucraina, gli europei si sono fatti in quattro per scacciare ogni tentativo di mediazione o iniziativa diplomatica per porre fine alla guerra che ormai dura da quattro anni: hanno rifiutato con disprezzo il tentativo di mediazione della Turchia, della Cina, perfino del Vaticano – del cardinale Matteo Zuppi, inviato speciale del Papa. E adesso, dopo tutto questo spargimento di sangue ucraino e anche russo, di civili innocenti, vecchi, donne e bambini, l’Unione europea è ancora indecisa sul da farsi. Insistere sulla guerra “fino alla vittoria?” Contro la Russia, che può finire in bancarotta, con un colpo di Stato che porterebbe, come in Iran, ad una leadership ancora più intransigente? E che potrebbe, in un gesto insano, attivare il proprio potenziale nucleare non solo contro l’Ucraina, ma addirittura contro l’Europa stessa, portandoci ad un Armageddon finale? L’idea di avviare colloqui diretti, presente a fasi alterne sull’agenda politica da gennaio, aveva guadagnato slancio dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto agli europei di nominare un inviato speciale. L’appello ha portato alla circolazione di vari nomi per questo incarico, tra cui l’ex premier italiano Mario Draghi, l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente finlandese Alexander Stubbs. Negoziare o non negoziare con la Russia? Ma è strano che in questi dilemmi amletici non è stato fatto avanti un nome che potrebbe dare veramente un contributo reale: è l’ex premier italiano Romano Prodi, già presidente della Commissione europea, meritevole dell’allargamento dell’UE a est, paladino di pace e unità europea. Come mai si sono scordati proprio di lui?
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