Pochi giorni fa, proprio all’inizio di questo settembre, i cittadini europei si sono fatti sentire. Questa volta a Bruxelles sono confluite ben 1.124.513 firme di cittadini europei riuniti intorno all’iniziativa slovena, promossa dall’Istituto per la difesa e l’avanzamento dei diritti di riproduzione di Lubiana. L’iniziativa è stata lanciata con il nome “My voice, my choice”. L’evento non ha riscosso una grande popolarità mediatica, ma in Croazia si sono accesi subito gli animi.
Grazie anche all’invito, fatto dagli organizzatori, alla cantante croata Severina Vučković, molto popolare in Croazia e sovente meta di critiche da parte dei nazionalisti croati per i suoi concerti in Serbia, descritti come un tradimento nazionale, è stata la possibilità di prendere la parola per illustrare questa iniziativa.
Severina, infatti, si è recata a Bruxelles portando con sé 65.963 firme, raccolte in Croazia, a sostegno di questa iniziativa civica che invita la Commissione europea a presentare una proposta di sostegno finanziario agli Stati membri che possano garantire, a chiunque in Europa non abbia accesso all’aborto sicuro e legale, la possibilità di mettere fine alla gravidanza in condizioni di sicurezza.
L’iniziativa ha mobilitato milioni di adesioni in tutti i 27 Paesi dell’UE, anche in quelli dove l’aborto è praticamente reso impossibile, come in Polonia e a Malta, come anche in quelli dove “l’obiezione di coscienza” di molti ginecologi, sostenuti da Governi conservatori e populisti, in effetti rappresenta un divieto effettuale, oppure si impongono prezzi proibitivi per il trattamento. Oltre 20 milioni di donne in Europa, lo afferma la teologa croata Lana Bobić, una delle promotrici di questa iniziativa, non ha accesso ad un aborto sicuro.
“Partecipo con orgoglio a questa iniziativa: l’Unione europea non è fondata solo sul mercato libero e la circolazione libera delle persone, ma anche sulla solidarietà – e questo è un invito alla solidarietà con le donne che vengono umiliate e sottoposte allo scherno dei maschilisti che governano i Paesi. Noi donne siamo, nonostante tutto, cittadini europei di secondo grado, ma abbiamo ora costruito un movimento a nome di centinaia di milioni di donne che si sentono oppresse e non possono disporre del proprio corpo”, ha sottolineato nel suo discorso emotivo la cantante croata. Subito attaccata dai politici di estrema destra e dai siti che promuovono il revisionismo storico in Croazia. Ma a esprimere la propria solidarietà con la cantante croata sono stati molti europarlamentari, come anche molti politici croati che condividono le scelte della cantante. Che nel suo discorso ha sfiorato anche il caos globale che regna oggi nel mondo, esprimendo il suo appoggio a tutti quelli che sono perseguitati dalle forze autoritarie e nazionaliste (portando l’esempio degli attacchi allo scrittore croato Miljenko Jergović, vittima di minacce nazionaliste), e a tutti quelli che vengono arrestati per le proteste contro il genocidio dei palestinesi a Gaza, come anche agli studenti e professori arrestati in Serbia.
Ma più importante di questa singola performance è il fatto che dopo tanto tempo si è messo in moto il diritto di iniziativa dei cittadini europei, uno strumento di partecipazione diretta alla politica dell’Unione europea, previsto dal Trattato di Lisbona e poi recepito nel Trattato sull’Unione europea.
Infatti, questo strumento che dovrebbe essere in funzione di una democrazia participativa europea, prevede che cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, e che abbiano la cittadinanza di un “numero significativo” di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea a presentare una proposta appropriata.
Sarebbe una specie di referendum, che purtroppo è limitato solo all’iniziativa di promuovere politiche pubbliche specifiche, ma non ha quello che i referendum, in ambito domestico hanno – il potere abrogativo, cioè di abolire un regolamento in vigore. Finora sono state promosse 43 iniziative di cittadini europei, ma solo poche sono andate in porto – come quella, nel campo di difesa della natura, che propone una normativa che sancisce il diritto umano universale all’acqua potabile. Molte di queste iniziative sono state rifiutate dalla Commissione, ma il Parlamento europeo vorrebbe che queste iniziative vengano discusse in Parlamento invece che dalla Commissione. Ma anche in questo assetto si potrebbero promuovere iniziative civiche per far confluire parte dei fondi dedicati all’acquisto di armi in programmi per migliorare la sanità, la previdenza sociale e infine garantire più fondi per la ricerca sul cancro e altre malattie. E forse Severina, ora, potrebbe dedicarsi ad una nuova attività, e molti cittadini europei, ne sono sicuri, la sosterrebbero.
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