ORLANDERIE Una squadra senza idee e senza gioco

Franko Andrijašević

A parte il poker di vittorie (Dinamo, Inter, Hajduk e Istra 1961) nel finale dello scorso campionato, il trionfo in Coppa Croazia, nonché la vittoria grazie a un colpo di fortuna o maestria (punizione di Murić) con lo Šibenik nel match d’apertura della stagione in corso, il Rijeka è in crisi d’identità. Lo ha confermato il gioco presentato con l’Istra 1961 a Rujevica, dopo il KO subito a Zagabria ad opera di una Lokomotiva che ha venduto tutta la squadra, giocando praticamente con le seconde linee. Il Rijeka ha incasellato i punti nella sfida con i polesi chiudendo il ciclo di tre partite abbordabili prima della sosta per gli impegni della nazionale. Tre pessime prestazioni, un calcio inguardabile e non digeribile. L’Istra 1961 avrebbe sicuramente meritato di più, ma soltanto nel finale la squadra del nuovo allenatore Fausto Budicin ha tirato fuori gli artigli, andando a rete e mettendo in seria difficoltà l’insicura difesa fiumana.
Il Rijeka non gira da sei mesi. Era l’8 marzo quando i fiumani battevano nettamente (2-0) e umiliavano sul piano del gioco gli spalatini dell’Hajduk scavalcandoli in classifica, al secondo posto. Precedentemente avevano eliminato la Dinamo (1-0) nei quarti di Coppa.
Dopo la pausa per la pandemia il Rijeka non ha più ritrovato sé stesso. Simon Rožman ha cercato di mescolare le carte, cambiando uomini durante la partita, utilizzando tutti i cinque cambi permessi. Ha azzeccato le sostituzioni nella sfida di semifinale di Coppa con l’Osijek, con tre gol segnati nell’ultima mezz’ora. Per il resto troppa confusione, senza idee chiare.
Assente Halilović, fuori per tre mesi, cervello della squadra, out pure Lončar per malattia, Rožman è stato costretto a disegnare un centrocampo con gente che mai ha giocato insieme. Giocatori che si conoscono da tre giorni. È il caso dello sloveno Čerin, arrivato in prestito dal Norimberga, e del 19.enne Galešić, giunto l’anno scorso come juniores dall’Hertha Berlino. Čerin, Galešić e il “poeta” Pavičić non hanno impressionato, perché il problema è la squadra che, mentalmente e fisicamente, è assente. Il terzetto di centrocampo ha svolto correttamente il proprio compito. Čerin e Galešić sono il futuro del Rijeka: il primo ha giocato dopo nove mesi, il secondo era al debutto dal primo minuto. Il problema si è presentato sulle fasce. Raspopović, poi Braut e Štefulj, hanno creato poco o niente. Un caos in fase di difesa, privi di idee e velocità in attacco tanto che il povero Čolak, a parte il fatto che sia completamente fuori forma, non ha visto nessun pallone utile.
È stato Franko Andrijašević a salvare capra e cavoli con due gol. Uno in apertura di partita con un tiro da fuori area, il secondo dal terzo rigore dopo che i primi due falliti da Čolak erano stati ripetuti perché il portiere Majkić si era mosso in anticipo, scatenando le ire dei polesi. Ogni arbitro interpreta a modo suo la regola del rigore da ripetere. Gli istriani sono ancorati a quota zero punti in classifica dopo aver perso al Poljud subendo un gol su posizione irregolare (Dimitrov), perché il VAR era andato in tilt, mentre con la Dinamo al Drosina si sono arresi dopo un rigore fischiato a tre minuti dalla conclusione. E un gol negato nel finale. Anche a Rujevica meritavano di più. Fausto Budicin ha dimostrato di meritare fiducia. Ha preparato molto bene l’incontro, cambiando moduli a partita in corso e sfiorando il colpo grosso.

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