ORLANDERIE Rožman e le 5 sostituzioni vincenti

L'allenatore del Rijeka, lo sloveno Simo Rožman

Appuntamento a Sebenico il primo agosto. Finale di Coppa (ex Jugoslavia e Croazia) numero dieci per il Rijeka. L’allenatore Simon Rožman ha capovolto le sorti di una partita iniziata male e proseguita peggio, dopo aver subito il secondo gol all’inizio della ripresa. Il Rijeka ha vinto grazie ad alcune invenzioni tattiche, tra sostituzioni e modulo di gioco, infilando tre volte la rete dell’Osijek.
A Sebenico Simon Rožman difenderà il Sole di Rabuzin conquistato la scorsa stagione da Igor Bišćan. L’ultimo allenatore ad alzare la coppa al cielo dopo Kek (due volte), Skočić e Scoria. Gli altri due trofei risalgono ad altri tempi… Bišćan aveva imbavagliato la Dinamo di Nenad Bjelica al Drosina di Pola (3-1). Rožman se la dovrà vedere con la Lokomotiva (alla sua seconda finale), che nell’altra semifinale ha regolato i conti con lo Slaven Belupo a Koprivnica. Prima dell’Osijek, Rožman aveva fatto fuori la Dinamo, sempre a Rujevica.
La semifinale di domenica entrerà nella storia per tre errori madornali dell’arbitro Pajač, nonché dell’addetto alla VAR Jović, entrambi squalificati fino al termine della stagione. Da Osijek stanno ancora sparando a salve. Contro arbitri, Rijeka, Federcalcio, Šuker… Gridano allo scandalo per l’espulsione del loro giocatore nella ripresa e il rigore che Čolak ha trasformato nel momentaneo pareggio (2-2), prima della vittoria finale. Gli arbitri, però, hanno clamorosamente sbagliato già dopo quattro minuti a spese del Rijeke. Confermato, infatti, da tutte le analisi degli esperti in materia, che Daniel Lončar doveva venir cacciato dopo un intervento a dir poco duro e pericoloso su Gorgon. L’Osijek in tal caso avrebbe dovuto giocare in dieci da buon principio e non come successo dal 56’, quando Pajač ha indicato la via dello spogliatoio a Kleinheisler.
Una decina i cartellini gialli e tre i rossi… Gli errori degli arbitri a spese dell’Osijek, ma soprattutto poi il pugno di Grezda a Čolak a match abbondantemente concluso, hanno dirottato l’incontro sulle pagine di… cronaca nera. Rubando la scena all’allenatore fiumano Simon Rožman, il vero vincitore della sfida con l’Osijek.
Dopo 83 giorni di pausa, dall’incontro con l’Hajduk (2-0, l’8 marzo), Rožman ha sbagliato la formazione iniziale dando fiducia ai vari Gorgon, Halilović, Galović e Smolčić. Decisamente gente in non perfette condizioni di forma rispetto a quella partita con gli spalatini. La difesa faceva acqua da tutte le parti, il centrocampo non filtrava, la fase d’attacco praticamente non esisteva. Confusione nel primo tempo. Al 54’ è salito in cattedra Rožman operando tre sostituzioni (Lončar, Murič, Velkovski), una quarta, altrettanto importante, è arrivata al 67’ (Yateke), mentre la quinta (Escoval), al 90’, era di natura tattica.
Rožman ha cambiato uomini e ridisegnato una squadra che era in balia dell’Osijek, ordinato e ben disposto in campo. I cambi hanno portato nuova energia. Murić e Yateke, due “panchinari”, sono andati entrambi a segno. Lončar ha dato la grinta necessaria al centrocampo, svegliando anche Andrijašević…
La novità delle cinque sostituzioni è stata la carta vincente di Rožman, dimostratosi all’altezza della situazione. Tatticamente, ma anche psicologicamente. La panchina lunga gli ha concesso l’opportunità di trovare la squadra giusta dopo un primo tempo da dimenticare.
I cinque cambi sono un’arma importante, ma soltanto per gli allenatori intelligenti. Rožman contro l’Osijek si è dimostrato tale.

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