Non alimentare la perversa logica dei nazionalismi contrapposti

Gabriele d’Annunzio

L’azione dimostrativa inscenata a Fiume davanti al Palazzo del governo, così come è stata concepita, da un gruppetto di estremisti italiani, è da considerarsi non una semplice celebrazione, ma un gesto e un’ azione che non aiutano a costruire un dialogo culturale tra popoli europei. Un dialogo che deve, oggi più che mai, nascere e svilupparsi nelle sedi adeguate: università, scuole di ogni ordine e grado, nelle associazioni culturali. Non si possono affrontare determinati argomenti, senza una sufficiente elaborazione storica e senza una seria volontà di reciproca comprensione. Dopo due sanguinose guerre mondiali, sarebbe il caso di dare il giusto valore alla parola e al concetto di PACE. D’Annunzio non può che dividere se esaltato nazionalisticamente, ma può essere interessante conoscerne l’azione con
un’ adeguata contestualizzazione storica per capire tutti insieme quanto accadde.
Il presidente della Fondazione del Vittoriale Giordano Bruno Guerri si è ben speso in questo ultimo periodo per stabilire un ponte con la Croazia, nonostante le iniziative riguardanti d’Annunzio a Fiume non seguano minimamente l’impostazione dello stesso Guerri sulla questione fiumana. Tuttavia è da questa apertura civilmente umanista che può nascere qualcosa di positivo. Parlarsi, confrontarsi, riflettere è ben diverso dal provocare, accusare e disprezzare. Il recente Convegno di studi promosso da Guerri al Vittoriale, con l’invito a ricercatori croati e a studiosi della Società di Studi Fiumani, è stata una chiara e concreta azione per creare qualcosa di nuovo e utile alla nostra società. Un tessuto umano in cui i valori del dialogo e della cooperazione sono entrati in crisi. Guerri venne a Fiume per la prima volta due anni fa, su invito stesso della Società di Studi Fiumani e del Liceo italiano di Fiume, in occasione del premio letterario “San Vito”. Guerri portò in dono preziose opere librarie per la biblioteca della scuola e lo stesso fece al Museo di Marineria e Storia.
La Società di Studi Fiumani con il suo Archivio Museo di Fiume, sin dal 1990, ha iniziato un dialogo molto interessante e positivo con le autorità croate di Fiume, basato sul rispetto reciproco e sulla volontà di costruire un clima di pace e di comprensione reciproca. Da questo punto di vista i sindaci croati della città hanno accolto ufficialmente gli esuli fiumani sempre con cordialità e rispetto, aderendo in diversi casi a varie iniziative riguardanti la tutela e la conoscenza dell’identità culturale italiana di Fiume. Addirittura il sindaco della città di Fiume Vojko Obersnel ha visitato un paio di anni fa l’Archivio Museo storico di Fiume a Roma, compiendo un gesto politico di alto valore. Una analoga visita al museo fiumano ci fu anche da parte dell’allora Ambasciatore di Croazia a Roma, Damir Grubiša.
A Fiume, gli esuli fiumani, sin dal 1991, hanno potuto promuovere convegni e mostre, senza per questo trovare impedimenti o sgradevoli chiusure. Nel 2002 la Società di Studi Fiumani in seguito alla collaborazione con l’Istituto croato per la Storia di Zagabria ha potuto pubblicare un libro sulle vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) e presentarlo a Fiume e a Zagabria, senza che avvenissero scontri o intemperanze. Ancora prima nel 1999 la Società di Studi Fiumani riuscì sempre con la partecipazione del Comune di Fiume-Rijeka a organizzare un convegno dal titolo “Fiume nel secolo dei grandi mutamenti”. Non sempre il dialogo è stato facile, anzi in molti casi ha trovato ostacoli ed impedimenti, ma con la storia di Fiume tutto ciò è inevitabile… tuttavia non impossibile da affrontare. Grazie all’opera di fiumani illuminati Amleto Ballarini e Giovanni Stelli per la Società di Studi Fiumani e Oscarre Fabietti e Guido Brazzoduro per il Libero Comune di Fiume in esilio, il dialogo sorto nel 1990 è continuato fino ai giorni nostri. Al dialogo ho dato come è noto anch’io il mio contributo, che pur essendo nato in esilio a Roma e di famiglia dalmata, l’ho trovato connaturato alle mie convinzioni e ai miei sentimenti. Il dolore e l’ingiustizia dell’esilio, subito dai fiumani assieme ai dalmati e agli istriani, non si trasformarono nella Società di studi fiumani in odio e rancore perenne ma “in volontà di essere più saggi e longamini degli altri uomini, perché ammaestrati dal dolore e resi sapienti dall’esilio” (parole di Paolo Santacarcangeli esule ed ebreo fiumano). FIUME la “Città della Memoria”, custodita nell’Archivio Museo storico di Fiume, situato nel cuore del Quartiere Giuliano Dalmata di Roma, seppe infondere nella complessità della storia fiumana le ispirazioni necessarie, affinché l’irreparabilità del dolore dell’esilio diventasse “fonte perenne” di rinnovamento e di speranza in un mondo migliore, come il motto fiumano “Indeficienter” del resto insegna e ammonisce da secoli.
A quanti pensano e agiscono provocatoriamente nella nostra FIUME, per rinnovare il ricordo di avvenimenti storici con azioni di chiaro stampo politico e divisorio, mi congedo con le seguenti parole tratte dal Manifesto culturale fiumano, parte integrante dello statuto della Società di Studi Fiumani sin dal 1998: “Nulla di quanto è accaduto nel scorso del Novecento può essere compreso senza riferimento alla realtà dinamica della storia dei secoli precedenti ed ogni evento del passato si ripercuote sul presente: negativamente, per quanto può costituire ostacolo allo sviluppo futuro della vita cittadina, positivamente, per tutto ciò che tale sviluppo può agevolare e promuovere. Ed è in questa prospettiva che la lunga storia dei rapporti italo-croati, tormentata troppo spesso dai diritti e dalle priorità della prevalenza etnica, va sottratta alla perversa logica dei nazionalismi contrapposti per essere restituita scientificamente alla “storia giustificatrice”, sulla base del concetto crociano alternativo a quello di “storia giustiziera”.
Infine, un rinnovato appello andrebbe rivolto al governo italiano, affinché sostenga con maggiore attenzione le iniziative culturali degli esuli fiumani, istriani e dalmati che hanno dato prova di dignità, di capacità e di lungimiranza che ben pochi in Italia possono vantare; come anche cercare di promuovere con la controparte croata e slovena convegni e scambi culturali tra i giovani, per creare un clima di reciproco rispetto e comprensione. Ovviamente, la stessa sensibilità va richiesta ai governi croato e sloveno verso le comunità italiane d’Istria, Fiume e Dalmazia e verso gli esuli giuliano dalmati che hanno patito una profonda ingiustizia.
Così anche in Italia si dovrebbe conoscere di più la storia e anche i torti e le violenze subite dalle popolazioni croate e slovene da parte italiana. Solo in questo modo alimentando un costante scambio culturale, si può sperare di evitare gli errori del passato e costruire un Europa migliore.

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