Mišković vuole gustarsi un whisky scozzese

Foto: Goran Žiković

“Se sto sognando, non svegliatemi”, disse il presidente Damir Mišković nell’indimenticabile notte di Stoccarda, quando alla Mercedes Arena il Rijeka cacciò fuori dall’Europa, con un gol di Mujanović al 93’, il gigante tedesco. Da allora il nome del Rijeka l’Europa lo pronuncia con un certo rispetto anche perché nel suo primo anno dell’era Mišković la compagine fiumana raggiunse la fase a gironi dell’Europa League.
Un cammino iniziato sei anni fa a Rhyl (Prestatin Town), in Galles, in uno stadio di… campagna. Dopo la magica notte di Stoccarda il Rijeka sbarcò per due volte a Siviglia (Betis e Sevilla) nonché a Budapest, Milano, Atene, Liegi o Rotterdam. Fino a Sarpsborg, la scorsa stagione. Si trattò della terza eliminazione, dopo che Matjaž Kek raggiunse per tre volte la fase a gironi. Dopo il pareggio in Norvegia (1-1) il tecnico sloveno sbagliò tutto nella partita di ritorno a Rujevica, puntando dritto sullo 0-0. Il più grande allenatore della storia del calcio fiumano aveva studiato troppo bene l‘avversario, dimenticando però di far giocare la propria squadra. Sì, andò esattamente così! Si sapeva che i norvegesi potevano segnare soltanto dopo un’interruzione di gioco, e così accade… A sette minuti dalla conclusione Mortensen insaccò sugli sviluppi di un calcio piazzato, firmando la debacle fiumana. Fu l’inizio dei problemi di Matjaž Kek, in campo e nello spogliatoio, fino alle dimissioni nell’ottobre dello scorso anno.
Il Sarpsborg è tuttavia soltanto l’ultimo fantasma delle notti insonni di Damir Mišković. Aberdeen (2015) e Basaksehir Istanbul (2016), ovvero scozzesi e turchi, avevano rotto le uova nel paniere quarnerino prima dei norvegesi.
La sconfitta con l’Aberdeen per 3-0 nell’ultima partita europea allo stadio di Cantrida è sicuramente una delle più dolorose nella storia del Rijeka da quando Mišković, il 20 marzo 2012, prese le redini della società. Tomečak e Krvžić sono gli unici superstiti di una squadra fortissima composta dai vari Vargić, Bradarić, Moises, Tomasov, Močinić, Bezjak, Leovac, Lešković e Anas Sharbini. Nella rivincita ad Aberdeen (2-2), dove il Rijeka andò in vantaggio per 2-0 per poi sprecare tutto, Sharbini non trovò posto nemmeno in panchina (!), mentre Sluga prese il posto di Vargić.
Il destino spesso si diverte, come successo nel sorteggio di Nyon. Il Rijeka, infatti, potrebbe trovarsi nuovamente di fronte l’Aberdeen, se gli scozzesi riusciranno ad avere la meglio sui georgiani del Chikhura.
Se dovesse succedere, il Rijeka deve essere assolutamente in grado di regolare il conto dopo quattro anni. Igor Bišćan è una garanzia, un esperto in tema di competizioni europee. Cinque anni di Liverpool e una finale di Champions League vinta a spese del Milan, nell’anno in cui il Rijeka vinse la Coppa Croazia (doppia vittoria sull’Hajduk), mentre i dalmati conquistarono il loro ultimo titolo. I fiumani, dopo la beffa Sarpsborg dell’anno scorso, sono affamati di – Europa! Gustarsi un whisky ad Aberdeen sarebbe indubbiamente una bella soddisfazione per Mišković…

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