ETICA E SOCIETÀ Milano è un’ispirazione

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ETICA E SOCIETÀ Milano è un’ispirazione
Foto Nicole Mišon

Sto scrivendo mentre mi trovo a Milano ospite dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Per me sempre un’esperienza meravigliosa. Ci ritrovo molte persone alle quali sono legato da una grande amicizia, nata con rapporti di collaborazione e stima personale. E la Capitale Morale, lo sapete già, è il posto al mondo dove di più mi trovo di casa. Questa volta, anche più del solito, grazie a uno spettacolo che ho guardato al Piccolo Teatro, Sior Todero Brontolon, diretto da Paolo Valerio, con Franco Branciaroli nel ruolo principale che mi ha consentito di ascoltare, in Lombardia, la matrice del mio dialetto.

Ma che cosa implica il concetto “casa” in un mondo pluralista e multiculturale? Si tratta di una riflessione che dovremmo affrontare tutti/e, per partecipare attivamente a una ridefinizione dei nostri ambienti sociali in movimento, con spostamenti di persone che parlano lingue variegate e si distinguono in altri vari modi.

Direi che “casa” indica il senso di essere in un posto nel quale ci si ritrova moralmente, esteticamente e nei costumi e nelle abitudini pubbliche. In questo senso, Milano è casa per me. Moralmente, vi ritrovo uno spirito molto lavorativo, a ritmi sostenuti, con desiderio di rapidità e voglia d’innovazione. L’apertura – a Milano ti chiedono da dove vieni solo per curiosità, ma non ci sono altri filtri per l’accoglienza se non quello di essere una persona educata che vuole contribuire con il proprio apporto costruttivo. È una città orgogliosa della propria identità, che non è vissuta come un ottuso ancoraggio alle proprie radici e al proprio passato. L’identità, a Milano, è percepita proprio come amo percepirla io. Non quale obbligo a essere com’è stato il passato, ma come la progettazione di ciò che si vuole essere. Si vogliono premiare i contributi ed il lavoro, ma non si scorda la solidarietà con chi non ce la può fare senza aiuti aggiuntivi. Milan col coeur in man, l’ha detto in un suo discorso anche il presidente Mattarella (Milàn pronunciato con l’accento sulla a quando, perché indica il nome della città, a differenza dell’accento che è sulla i quando si parla di un’associazione calcistica che forse qualcuno conosce). Peraltro, Mattarella, che definirei un presidente della Repubblica veramente grande, ha parlato del cuore di Milano anche nel contesto della sua apertura nei confronti delle persone che vi arrivano, non solo di quelle già residenti e meno fortunate. Ma qui farei una distinzione e inviterei alla riflessione.

L’apertura, di per sé lodevole, deve essere ponderata, in una certa misura. Un importante teorico della giustizia egalitaria liberale come Bruce Ackerman diceva che il dovere di accoglienza è limitato dalla capacità di accogliere non compromettendo la stabilità di uno stato bene ordinato (ma estendo il pensiero alle municipalità). Questa, nell’idea di Ackerman che condivido, indica la capacità di uno stato di essere liberale ed egalitario. Questa capacità può essere compromessa in vari modi. Ad esempio, con l’afflusso di un numero elevato di persone che non hanno a cuore la libertà e l’uguaglianza. Con un elevato afflusso di persone che impedisce un adeguato funzionamento delle istituzioni che assicurano la realizzazione dei diritti e, in generale, la capacità di una comunità (statale o, in questo caso, municipale) di farlo senza intasamento. Possono esserci altri criteri e, in conclusione di quest’elenco, ne nomino solo uno – l’afflusso di persone che compromette l’ordine pubblico.

Ho detto dell’identificazione estetica con Milano. Ammetto, lo faccio più da spettatore che partecipe. Ma a Milano è bello passeggiare, o stare seduto in un locale, anche da solo per osservare l’estetica variegata e ricercata delle persone. Ma al di là dei contributi stilistici particolari, a Milano c’è tanta bellezza – il Duomo, la Galleria, la Scala i palazzi liberty, la Milano contemporanea con Piazza Gae Aulenti e City Life, la moda, la sua musica storica e quella attuale.

I costumi e le abitudini. Come non pensare all’aperitivo? È una tradizione bellissima, l’idea di ritrovarsi alla fine della giornata lavorativa, con un drink e delle cosine da mangiare per accompagnarlo. Non bevendo smodatamente, avendo in mente in modo prioritario il piacere di stare assieme e socializzare. Milano è un’ispirazione. Pensiamoci.

*Professore ordinario di Filosofia Politica

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