Migranti: così è se vi pare

Sanjin Strukic/PIXSELL

La decisione del Presidente della Repubblica di Croazia, Kolinda Grabar-Kitarović di disertare il vertice di Marrakech non avrà effetti tangibili sulla linea politica di Zagabria in tema di migrazioni. Le perplessità manifestate dal Capo dello Stato in merito al Global Compact, non hanno indotto il governo a cambiare rotta. Se davvero un confronto c’è stato a Zagabria sulle modalità per fronteggiare l’emergenza migratoria, si è trattato di una tempesta in un bicchier d’acqua. Il premier Andrej Plenković ha rotto gli indugi annunciando che sarà il ministro degli Interni Davor Božinović a rappresentare la Croazia alla conferenza di Marrakech, alla quale a dicembre sarà confermato il Patto globale sulle migrazioni. Una scelta che nessuno ha contestato. Paradossalmente, rilevano gli esperti, le recenti sparate del portale The Guardian su fantomatiche formazioni paramilitari che darebbero la caccia ai migranti alla frontiera croato-bosniaca – con la conseguente smentita del Ministero degli Interni, corroborata da una retorica all’insegna della fermezza sulla volontà di difendere a tutti i costi i confini dai transiti illegali – hanno portato acqua al mulino del governo. Nessuno può accusare l’Esecutivo di cedimenti reali sul fronte dell’immigrazione, a prescindere dalla presunta linea morbida sul Patto globale. Ma anche qui Plenković ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche, sostenendo che il Global Compact non rappresenta un problema per la Croazia, in quanto non si tratta di un trattato internazionale, bensì semplicemente di un catalogo non vincolante di misure. In altre parole, secondo il premier, ogni Paese mantiene il diritto sovrano di delineare la politica migratoria che più gli aggrada.
Ad avvalorare le tesi del presidente del governo, è stata la vicepremier e ministro degli Esteri, Marija Pejčinović Burić, la quale ha affermato che il documento di Marrakech concede a ogni Paese il diritto di definire la sua politica nazionale nel campo delle migrazioni, di proteggere i suoi confini e di decidere chi può entrare sul suo territorio. Come dire, il Patto globale, sempre secondo il governo di Zagabria, farebbe una chiara distinzione tra migrazioni legali e illegali.
Il ministro degli Interni Davor Božinović che sarà in Marocco il 10 e 11 dicembre, ha ribadito pure che il documento di Marrakech non spiana la strada a nuove migrazioni. Semplicemente nessun Paese può pensare di risolvere da solo l’emergenza migratoria, in quanto siamo di fronte a un problema globale che non può essere ignorato o sottaciuto. Le migrazioni, ha aggiunto il ministro, non possono essere risolte alle frontiere, ma soltanto con la collaborazione tra gli Stati ed eliminando alla fonte le cause che le producono. Ed è proprio di questo, ha concluso Davor Božinović, che parla l’Accordo di Marrakech. Il Patto globale, dunque, appare come una sorta di guscio vuoto: ognuno ci mette dentro quello che vuole. Del resto sappiamo bene che una cosa sono le belle parole scritte su carta, tutt’altra cosa l’applicazione pratica delle stesse. Per cui si possono firmare documenti solenni e mantenere recinzioni alla frontiera. Così è se vi pare.
Ma nel frattempo nel Paese, soprattutto nelle aree montane alle spalle di Fiume, la psicosi sulla presunta presenza di migranti che vagano per i boschi si fa sentire. Siamo al punto che i sociologi parlano già d’isteria collettiva. E da qui alla radicalizzazione sociale e politica il passo è breve, anche se di immigrati da Paesi lontani in questi lidi non c’è ancora traccia o quasi.
Non si respira un clima troppo diverso sull’altro lato… del reticolato alla frontiera. Ovvero in Slovenia. Sul fronte dei migranti l’Esecutivo di centrosinistra di Marjan Šarec è di fatto sulla stella lunghezza d’onda di quello di centrodestra a Zagabria. In altri termini non s’accettano migrazioni illegali, ma si è pronti a sostenere l’Accordo di Marrakech, visto anche dall’ottica lubianese come non vincolante. In questo caso a indossare i panni… dell’opposizione, non è il Presidente della Repubblica, ma il centrodestra che vede nel Patto globale un grimaldello per favorire le migrazioni. Ma in ultima analisi il balletto d’interpretazioni è lo stesso a cui assistiamo in Croazia.

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