Le democrazie si basano sulla fiducia. Le persone devono fidarsi del fatto che i funzionari di Governo, i militari e altre élite non abuseranno delle loro posizioni dominanti.
Tutti facciamo affidamento sul fatto che si paghino le tasse e si rispettino le regole, auspicando che gli interessi collettivi vengano anteposti a quelli individuali.
Senza la fiducia, dall’urna alla dichiarazione dei redditi, dal Consiglio comunale al sistema giudiziario, le società non starebbero in piedi.
La fiducia nel Governo soprattutto in America, è crollata. Secondo una ricerca il 70 p c. degli americani si fidava delle amministrazioni del dopoguerra, come quelle di Eisenhower e Johnson. Nei presidenti più recenti come Obama, Biden e Trump, tale fiducia è precipitata sotto il 20 p.c.. Uno studio sulla democrazia in America dice che un cittadino su cinque crede che un – Governo militare – sia una buona idea.
Non meno dell’85 p.c. degli americani ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata. La sfiducia si estende anche alle istituzioni non governative, con livelli in crescita di diffidenza nei confronti dei media, della comunità scientifica e dell’idea di competenza generale.
Il problema non riguarda solo gli Stati Uniti ma anche le altre democrazie dall’India all’Europa al Giappone e al Brasile…
La maggioranza dei cittadini è insoddisfatta delle proprie democrazie. Molti pensano che il Governo non agisce – mai – o raramente nell’interesse pubblico. Che così tante persone pensino che la società stia fallendo è per sé un problema: la sfiducia alimenta la negatività e l’apatia. Se continuiamo così i cittadini non vanno più a votare e ciao alle democrazie.
Nazionalismo e autoritarismo sono in aumento, dalla Polonia alla Russia alla Cina, dalle Filippine alla Turchia. I movimenti populisti vanno dal bizzarro complottismo di QAnon all’assenza di direzione dei “gilet jaunes” francesi, da Bolsonaro in Brasile alla Brexit nel Regno Unito, quindi è impossibile non notare la loro rilevanza sullo scenario globale.
Dietro questo impulso autoritario e l’instabilità politica si annida un aumento del risentimento sociale. Negli ultimi decenni le disuguaglianze sono emerse in Occidente. La percentuale del reddito nazionale posseduta dall’1 p.c. dei più ricchi è raddoppiata, oggi è di poco inferiore al 50 p.c.. La ricchezza si concentra in una cerchia sempre più ristretta di persone note.
Le politiche di Governo, la riduzione della popolazione in età lavorativa, i livelli scolastici stagnanti, il rallentamento della crescita a lungo termine ha contribuito a società più disuguali. Negli Stati Uniti 40 milioni di persone vivono in povertà, e più di 5 milioni vivono in condizioni da – terzo mondo -, e questo nell’economia più ricca del pianeta.
Le tendenze sono preoccupanti se si considerano le relazioni tra immobilità sociale, allargamento della disuguaglianza e violenza politica. I numeri suggeriscono che più bassa è la mobilità sociale di un Paese, e più quest’ultima registra disordini, sommosse, scioperi, omicidi, campagne rivoluzionarie e guerre civili. Quando le persone si sentono bloccate, e altri stanno in maniera ingiustificata monopolizzando le risorse, si arrabbiano.
Nel XXI secolo gli Stati-nazione hanno lo sguardo verso il nazionalismo e stanno voltando le spalle alle democrazie del secolo scorso. Delocalizzazione, sicurezza nazionale, catene di distribuzione resilienti, autosufficienza: questo il linguaggio odierno del commercio e ancora una volta è quello delle frontiere, delle barriere e del protezionismo, i dazi di Donald Trump che fanno male ai cittadini. Una società civile in cui la forza del più forte prevale sulla ragionevolezza della negoziazione e del multilateralismo è destinata a una deriva autocratica.
Allo stesso tempo, il cibo, l’energia, le materie prime di ogni genere sono diventati più costosi. L’intero ordine internazionale politico, dell’economia, della sicurezza del dopoguerra sta subendo uno stress senza precedenti. Le sfide globali stanno per toccare una soglia critica.
Inflazione in aumento. Carenza energetica. Redditi stagnanti. Sfiducia generalizzata. Ondate populiste. Nessuna delle vecchie visioni, di destra e di sinistra, sembra offrire risposte convincenti, ma opzioni migliori sembrano scarseggiare.
Tuttavia, solo una persona coraggiosa, o forse delirante, potrebbe sostenere che vada tutto bene, che le società democratiche non siano fragili e stiano subendo un forte populismo, attraversate da rabbia e disfunzionalità, e ciò, nonostante, il tenore di vita sia il più alto che l’Occidente abbia mai sperimentato.
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