Vladimir Putin ha imbrogliato Trump nel vertice in Alaska di Ferragosto e il “leit-motiv” russo – l’Europa non intralci la pace – è stato fatto suo da Donald Trump. Inizio dall’assioma: nessuno è mai riuscito nell’era che possiamo definire moderna, a sconfiggere la Russia. Né Napoleone, né Hitler, né Mussolini. Un popolo resiliente. Durante il vertice in Alaska, Putin ha dato una batosta a Trump. Tutti siamo preoccupati soprattutto per il tempo che hanno trascorso da soli nella “Beast”, la limousine del Presidente degli Stati Uniti. Il resto del mondo è stato escluso. Tra questi l’Ucraina – il cui destino dipende dal vertice – e le nazioni europee la cui sicurezza è minacciata da una Mosca espansionista.
Il timore palesato è che Trump, che evidentemente pare abbia improvvisato in Alaska, è stato messo a tacere da Putin, che da subdolo ex agente del KGB ed esperto di tecniche dì manipolazione, sì è preparato per gran parte della sua vita. Al contrario, nessuno sa quale sia stata la strategia di Trump. La Casa Bianca ha trascorso gran parte del tempo a minimizzare le aspettative, affermando di ascoltare e verificare se Putin è seriamente intenzionato alla pace in Ucraina. Non vi è stato alcun accordo. Tanto sarebbe stato un disastro per l’Ucraina, una democrazia, che sta lottando per la propria sopravvivenza da tre anni e il cui destino ora dipende da un Presidente statunitense piuttosto capriccioso che ha una scarsa preoccupazione per il suo futuro.
Trump nella conferenza stampa del dopo vertice con Putin, non ha ammesso le domande dei giornalisti ed è parso sottotono rispetto al solito. Ha poi dichiarato che avrebbe chiamato Zelensky ed i leader principali delle nazioni europee per informarli sugli esiti dell’incontro. Difatti, i leader europei che hanno partecipato con il presidente Trump a Washington sono: il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente della Finlandia Alexander Stubb, il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer e il segretario generale della Nato Mark Rutte, oltre a Zelensky e Ursula von der Leyen, su richiesta del presidente ucraino.
Vi è un motivo per essere ottimisti? No. Il Presidente degli Stati Uniti, il leader mondiale dello stato di diritto e della democrazia, è stato imbrigliato da Vladimir Putin. La sua venerazione per il leader russo è diminuita anche a causa della frustrazione per il suo ritardo su un piano di pace, poiché Trump spera gli faccia vincere il premio Nobel per la pace.
Il Presidente statunitense ha già lasciato un vertice in passato, senza ottenere ciò che voleva – con il tiranno nordcoreano Kim Jong-un in Vietnam nel 2019 -.
Come europei vi è il timore che Trump si metta d’accordo con Putin per ottenere una vittoria a breve termine che ama celebrare. La Russia ha proposto, da sempre, una formula che le permette di ottenere territori nell’Ucraina orientale che ha già occupato, come la Crimea, o non ha ancora conquistato come il Donbass ricco di materie prime.
Trump, probabilmente, ha già fatto enormi concessioni alla Russia, portando Putin, un paria accusato di essere un criminale di guerra, sul più grande palcoscenico del mondo internazionale.
Gli Stati Uniti, forse, hanno già accettato le richieste di Putin di non fare mai entrare l’Ucraina nella NATO. Non vi è alcun segnale, finora, che Putin voglia smettere di combattere in Ucraina. Molti analisti ritengono che abbia accettato il vertice per cercare di ritardare le nuove sanzioni minacciate da Trump contro la Russia e le potenze globali come l’India, che acquistano il suo petrolio e finanziano la guerra in Europa.
Putin, inoltre, ha sollevato la possibilità di un importante accordo per la riduzione delle armi nucleari. Un tentativo di convincere Trump a sbarazzarsi dell’Ucraina per una vittoria più grande e potrebbe essere uno strumento per separare gli Stati Uniti dagli alleati europei.
Il vertice in Alaska è stato un momento importante per Trump, Putin, l’Ucraina e il mondo. Nonostante tutto lo scetticismo, Trump potrebbe essere l’unico leader con il potere di avviare una de-escalation che potrebbe salvare decine di migliaia di vite.
Tuttavia, una cosa è certa: se non funziona, è probabile che non confessi immediatamente il suo fallimento a un giornalista.
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