LO SGUARDO Dopo Teheran l’Avana, un copione che potrebbe ripetersi?

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LO SGUARDO Dopo Teheran l’Avana, un copione che potrebbe ripetersi?
Foto: Shutterstock

Sembra, dal riposizionamento della portaerei di classe Nimitz al largo di Cuba e dall’incriminazione del 94enne ex presidente cubano Raul Castro per omicidio contro cittadini americani (30 anni fa), accompagnata da un blocco petrolifero statunitense che sta provocando una grave crisi umanitaria nell’isola e mette a rischio il collasso della società cubana, che Trump cerchi riscatto a Cuba dopo il pantano iraniano.

Il tema rischia di diventare il leitmotiv del secondo mandato: la ricerca ossessiva di una vittoria di immagine in politica estera, anche quando i fronti precedenti restano irrisolti. Il presidente americano sta cercando a Cuba il tipo di trionfo capace di alterare gli equilibri di potere che gli è sfuggito in Iran.

Però, rimane sullo sfondo la guerra con Teheran: se le parole vincessero le guerre, il conflitto con l’Iran di Trump sarebbe già terminato da tempo. Il presidente americano non riesce a trovare un’uscita da una guerra che lo sta logorando. Pare catturato in due trappole di sua stessa costruzione – una di geopolitica internazionale e l’altra di politica interna -.

Non è solo una questione di strategia. Trump sembra avere abbandonato molte delle richieste massimaliste iniziali, come la resa incondizionata dell’Iran e il cambio di regime a Teheran, nell’apparente ansia di mettere fine a un conflitto rivelatosi più ostinato di quanto previsto, che ha fatto sprofondare i suoi indici di gradimento ai minimi storici.

Cuba, appare come una via d’uscita, ma il copione potrebbe ripetersi. Mentre Trump sostiene che il Governo cubano sia – disperato – di trattare. Il segretario di Stato Marco Rubio, ha dichiarato che la leadership di Cuba deve andarsene.

Di fronte a opzioni così drastiche, il Governo dell’Avana potrebbe scegliere di resistere piuttosto che cedere il potere senza combattere – così il copione si ripete come a Teheran -.

Tuttavia, quello che emerge è di un presidente che si muove da un fronte all’altro alla ricerca di un titolo di vittoria – ma, che sembra sempre un passo indietro alla realtà dei fatti -.

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