L’INTERVENTO Quale futuro per l’Accordo di pace per Gaza?

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L’INTERVENTO Quale futuro per l’Accordo di pace per Gaza?
Foto Pixsell

Il 13 ottobre 2025 a Sharm el Sheikh (Egitto), il presidente degli Stati Uniti – Donald Trump, il presidente egiziano – Abdel Fattah al Sisi, il presidente turco – Recep Tayyip Erdogan e l’emiro del Qatar – Tamim bin Hamad al Thani, hanno firmato l’ “Accordo di pace”, in presenza dei Paesi e organizzazioni che hanno partecipato a tale incontro: Arabia Saudita, Giordania, l’Unione Europea – incluso singoli Stati – Cipro, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia e Spagna, la G. Bretagna, Nazioni Unite, Cina e Russia. Israele, responsabile del genocidio di Gaza, non era presente. Dato che non ha posto la firma su questo documento internazionale, non lo vincola legalmente. Anche “Hamas” non era presente. Ora ci troviamo nella seguente situazione. Qualsiasi nuova operazione militare israeliana, attacco o provocazione da parte di “Hamas” annulla automaticamente l’Accordo. Tuttavia Netanyahu ha comunque accettato il piano di Trump, esprimendo pubblicamente il suo sostegno per porre fine alla guerra. Con questo fatto, il Governo di Netanyahu ha inserito il suo capitale politico nel piano di Trump. Così, qualsiasi azione intrapresa unilateralmente (senza il supporto americano) – dopo l’approvazione di questo piano internazionale – sarà molto rischiosa per il premier israeliano. Adesso, Netanyahu deve stare molto attento a non deludere Trump, altri firmatari dell’Accordo, incluso i presenti mediatori. Sembra che il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu finalmente stia cambiando in modo significativo e profondo? Trump e gli USA stanno ora svolgendo un ruolo più importante nella regolamentazione delle condizioni e nella formulazione di soluzioni di pace. Così le relazioni reciproche in futuro non potranno essere ridotte soltanto alle dichiarazioni. Sebbene Netanyahu sostenga il piano di Trump, permangono numerose incertezze riguardo all’amministrazione permanente di Gaza, al ruolo degli organismi internazionali, alla smilitarizzazione di Hamas…Dei 20 punti che formano il testo integrale dell’Accordo, quattro soni fondamentali: rilascio degli ostaggi israeliani; rilascio dei prigionieri palestinesi; l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza; un cessate fuoco duraturo e permanente; il ritiro quasi totale delle truppe israeliane. I punti più spinosi dell’Accordo riguardano il percorso per il riconoscimento dello Stato di Palestina tramite un Governo di tecnocrati e dell’Autorità Nazionale Palestinese. Concretamente il punto 9 dell’Accordo, tra l’altro dice: “Gaza sarà governata da un’amministrazione transitoria temporanea; un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle amministrazioni comunali. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione. Il “Board of Peace”, sarà presieduto dal presidente Donald Trump, con altri membri e capi di Stato che saranno annunciati.” Poi è importante anche il punto 13, dove si dice che “’Hamas’ e altre fazioni concordano di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza”. Importantissimo anche il punto 16: “Israele non occuperà né annetterà Gaza”…Questi sono alcuni punti che, se non verranno risolti in modo appropriato (purtroppo la probabilità è molto bassa), potrebbero minare il Piano di pace. Il problema principale rimane aperto, perché non può essere realizzato nella sua interezza. Finché l’Iran non riconosce Israele, non c’è pace, dato che l’Iran ritiene che non può riconoscerlo, finché persiste l’occupazione dei territori palestinesi. Nel frattempo il premier israeliano ha già dato istruzioni alla leadership militare di intraprendere azioni decisive contro obiettivi terroristici nella Striscia di Gaza a seguito degli attacchi del movimento palestinese “Hamas”. Trump ha dovuto subito reagire, perché altrimenti risulterebbe privo il controllo sull’Accordo. Questo è evidente nella dichiarazione della Casa Bianca: “I prossimi 30 giorni saranno cruciali. Ora siamo responsabili di ciò che accadrà nella Striscia di Gaza per quanto riguarda l’attuazione dell’Accordo. Prenderemo le decisioni”. Comunque la domanda chiave rimane aperta: “Gli USA sono veramente pronti ad allinearsi definitivamente nei confronti di Israele, in base al diritto internazionale? O, come diceva Jeffrey Sachs – direttore del Centro per lo sviluppo sostenibile presso la “Columbia University” (USA), ex consigliere speciale del Segretario generale dell’ONU e stimato esperto e analista di politiche internazionali – “la lobby sionista continuerà a decidere come nel passato?” Senza questo cambiamento fondamentale, non esiste un vero piano di pace. Dato che le attività militari continuano, il che costituisce una grave violazione dell’Accordo di pace, non è escluso che adesso Trump – per evitare di esporsi direttamente in alcuni settori – possa tacitamente lasciare ad altri attori il compito di occuparsi ad aiutare a risolvere la questione palestinese?

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