L’ultima analisi di “Lobby Control” (un’organizzazione no-profit che sensibilizza l’opinione pubblica sulle strutture di potere e le strategie di influenza nell’UE) e di “Corporate Europe Observatory” (un’organizzazione non governativa di ricerca e attivismo con sede a Bruxelles, fondata per denunciare e contrastare l’influenza del lobbying aziendale sui processi decisionali e politici all’interno dell’UE), rivela che 173 aziende e associazioni di categoria con un budget annuale per il lobbying di almeno un milione di euro, spendono complessivamente oltre 382 milioni di euro all’anno in attività di lobbying per influenzare le istituzioni dell’UE. Si tratta di 28 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso e quasi il 50 per cento in più rispetto al 2020. Il lobbying, come affermato nell’analisi delle due organizzazioni, nella sua forma attuale svantaggia chi ha meno risorse o accesso. È sempre più evidente che gli sviluppi degli ultimi decenni si stanno dirigendo in una direzione pericolosa. La democrazia rischia di diventare un guscio vuoto, dove i requisiti formali per le decisioni democratiche vengono rispettati, ma il contenuto è plasmato da ristrette élite, potenti multinazionali e lobbisti. Inoltre, nell’UE si osserva un aumento delle forze anti-pluraliste. Il crescente potere economico e politico delle grandi aziende e delle associazioni imprenditoriali, minaccia di marginalizzare le questioni sociali. Questi cambiamenti a favore delle grandi aziende rendono più difficile promuovere il bene comune. Gli scandali di corruzione al Parlamento europeo, che hanno coinvolto valigette piene di contanti provenienti dal Qatar o regali costosi da Huawei, dimostrano chiaramente che le norme sul lobbying non vengono prese sul serio, finché le violazioni non vengono sistematicamente individuate e punite. Queste scoperte giungono in un momento in cui la seconda Commissione von der Leyen, con una maggioranza di destra al Parlamento europeo, sta attuando un vasto programma di deregolamentazione con il pretesto di “competitività” e “semplificazione”. Questo programma risponde a richieste di lunga data provenienti da alcuni dei gruppi industriali più influenti d’Europa. Quando le decisioni politiche vengono esternalizzate a commissioni e gruppi di esperti esterni o quando la legislazione viene redatta interamente da studi legali, lo Stato mina la propria responsabilità di garantire un giusto e trasparente equilibrio di interessi. Cambiare l’affiliazione politica di ex membri del governo, affidare incarichi aggiuntivi redditizi ai parlamentari, utilizzare personale esterno nei ministeri o affidare la redazione della legislazione a studi legali private, può generare conflitti di interesse (“servire due padroni”) e creare un accesso privilegiato solo per alcune persone. L’attività di lobbying delle imprese nell’UE ha raggiunto livelli incredibili, mentre le cifre odierne rappresentano solo la punta dell’iceberg. Non si tratta solo di cercare di influenzare gli eventi; si tratta delle industrie più potenti d’Europa e non solo che prendono il controllo del processo decisionale dell’UE, mentre l’opinione pubblica è in gran parte all’oscuro di ciò che sta accadendo. Tutto questo avviene nel bel mezzo della più grande ondata di deregolamentazione mai vista nell’UE. Nel frattempo, invece di tutelare i cittadini, i decisori politici dell’UE aprono le porte alle più grandi lobby industriali. È preoccupante che questi budget di lobbying in continua crescita forniscano un accesso senza precedenti ai decisori politici e che spesso producano risultati dannosi per l’interesse pubblico. Il lobbying nell’UE si svolge in un contesto di crescenti disuguaglianze sociali e strutture di potere consolidate. Oggi è diventato più diversificato e ora comprende anche la scienza, i media e il pubblico in generale. Lo Stato sta diventando sempre più aperto all’influenza delle lobby. Il crescente trasferimento di molte decisioni importanti a Bruxelles porta a un vantaggio strutturale per i lobbisti più potenti. La mancanza di trasparenza rende difficile il controllo democratico. Così gli sviluppi degli ultimi decenni stanno prendendo una direzione pericolosa. Molti cittadini non si sentono più rappresentati dai politici. Come evidenziano da anni il “Corporate Europe Observatory” e “Lobby Control”, gli attuali strumenti di trasparenza e responsabilità a livello UE, sono inadeguati quanto la loro attuazione. È evidente che parte del processo decisionale dell’UE viene gradualmente monopolizzata dagli interessi delle corporazioni.
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