La Costituzione croata afferma chiaramente che la Repubblica di Croazia è fondata sull’antifascismo. Ciononostante, alcuni politici e una parte dell’opinione pubblica interpretano l’antifascismo esclusivamente come un legame con l’ex regime jugoslavo. In altre parole, la società croata non ha mai guarito i traumi della Seconda guerra mondiale, del periodo dello Stato indipendente croato (NDH) e delle repressioni comuniste del dopoguerra. Quando non c’è un confronto onesto e obiettivo con il passato, la storia, rimane confusa e soggetta alle manipolazioni. La mancanza di un’istruzione seria e di qualità nelle scuole, consente una semplificazione del passato, la “romanticizzazione” dell’NDH come “primo Stato indipendente croato”, senza una visione oggettiva dei crimini degli ustascia, collaboratori e servi del nazifascismo.
Una parte della popolazione croata ancora oggi percepisce l’NDH, non come una marionetta nazifascista, ma come una “sovranità da sogno”. Ante Pavelić – Poglavnik, seppe subito cosa fare, e come ringraziare i suoi mentori Hitler e Mussolini. Introdusse immediatamente le leggi razziali e poi si assunse il compito di firmare i vergognosi Trattati di Roma, con i quali cedette l’intera Dalmazia, con Spalato e le isole (tranne Brazza), all’Italia di Mussolini, che iniziò immediatamente la “decroatizzazione” (l’Istria era già italiana). La lingua italiana fu introdotta nelle scuole, i dalmati furono mobilitati nell’esercito italiano, si preparò l’italianizzazione dei cognomi croati, si effettuarono deportazioni… L’NDH tacque su tutto questo, persino sulla aperta collaborazione delle nuove autorità con i četnici. Com’è possibile dopo tutto questo nei dibattiti pubblici odierni, che i critici dell’NDH vengono etichettati come “jugonostalgici”, “traditori” o “nemici della Croazia”?
Il famoso pittore croato Jozo Kljaković ha affermato: “Dopo 20 anni di Regno di Jugoslavia e di dominio serbo, hanno portato all’assurdo e anormale fenomeno dei croati, che accolgono i nazisti come liberatori”. Oggi una parte della società croata cerca l’identità nei simboli del passato, senza comprenderne la loro natura distruttiva, mentre le élite politiche, non sanno – o non vogliono, separare in modo chiaro, il sano patriottismo dall’estremismo e i fatti storici dalle manipolazioni. La lotta contro le idee dell’NDH oggi non è solo una questione legale, ma una lotta culturale ed educativa per salvaguardare il futuro del Paese. Si tratta di proteggere un’identità sana, orgogliosa e moderna.
Cosa accadrà all’antifascismo in Croazia che nella sua essenza è un movimento contro il totalitarismo, il razzismo, la xenofobia e il nazionalismo estremo, in una situazione del genere? Dall’altra parte i fatti che determinano l’NDH storicamente sono chiari e indiscutibili. Si tratta di una creazione criminale, omicida, Stato fantoccio e razzista. Purtroppo in Croazia, l’antifascismo è spesso ingiustamente associato esclusivamente alla repressione comunista. È una questione che deve essere ben chiarita. Altrimenti, se non affrontiamo la storia in modo serio e onesto, le fondamenta costituzionali antifasciste su cui si poggia l’odierna Croazia, saranno minacciate.
Papa Benedetto XVI, durante la visita ad Auschwitz nel 2006, tra l’altro disse: “I nazisti criminali che avevano preso il potere in nome di falsi ideali di dignità nazionale e promesse di prosperità, attraverso l’intimidazione e il terrore, hanno abusato il popolo a causa della sua sete di potere e distruzione”. Lo stesso Papa, in visita in Croazia nel 2011, condannò l’NDH “come alleato di Hitler che aveva ingannato i croati e la loro aspirazione all’indipendenza”. Proprio per questi motivi, l’antifascismo oggi non deve rimanere un monopolio di alcune opzioni politiche, perché così perde la sua universalità e la capacità di affrontare nuovi totalitarismi.
Il famoso teologo croato Tomislav Šagi Bunić – ex membro della Pontificia Commissione teologica presso la Congregazione per la Dottrina della Fede (Vaticano), punta il dito contro la pratica di attribuire ai valori nazionali – valori trascendentali mutuati dal cristianesimo. “Questo – dice lui –può portare a gravi problemi nazionali e religiosi, poiché viene a loro attribuito un valore trascendentale, che appartiene al cristianesimo. Questi valori mutuati, possono diventare la base di un fanatismo che può provocare pesanti tragedie nazionali e umane”. Perché, in tal caso, tutto è permesso in nome della nazione. Bunić altrettanto sottolinea, che la “prima e fondamentale consapevolezza di cui dobbiamo tenere conto, è che il cristianesimo non può essere identificato con una sola nazione, ma piuttosto è una realtà di ordine superiore, che trascende tutte le nazioni, creando una comunità di tipo diverso da quella nazionale”.
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