L’Hajduk getta il guanto della sfida al Rijeka

Era un mercoledì, il giorno dopo l’avvento di Damir Mišković alla guida del Rijeka (20 marzo 2012), quando nel recupero della prima giornata del girone di ritorno l’Hajduk batteva il Rijeka a Cantrida con un sonoro 3-0. In panchina c’era Dragan Skočić, su quella dalmata il bulgaro Krasimir Balakov. Il presidente dell’Hajdujk Marin Brbić consolava il suo nuovo collega presidente, Mišković, dandogli una pacca sulla spalla: “Ma cosa ti serviva quest’avventura?”.
Il Rijeka riuscì a salvarsi. Poi per sette anni il Rijeka ha sempre strapazzato i dalmati, perdendo due sole volte e costringendoli regolarmente a inseguire i fiumani di Matjaž Kek e lo scorso anno di Igor Bišćan. Kek non ha mai perso al Poljud. Dopo sette giornate di campionato l’Hajduk è primo in classifica a quota 15, con due punti in più della Dinamo (una partita in meno, con il Rijeka), a più tre sull’Osijek, quattro su Rijeka e Gorica.
La Dalmazia è in… fiamme. Infatti, non succedeva da 1.399 giorni. L’euforia è alle stelle, come di consueto e Marin Brbić, di nuovo in sella, ha gettato il guanto della sfida a Mišković! L’Hajduk punta a uno dei primi due posti. Il secondo posto quest’anno vale il passaporto per i preliminari di Champions League, quel torneo dal quale la Dinamo, con la qualificazione nella fase a gironi, quest’anno ha intascato già quindici milioni di euro. Una cascata di denaro. Ogni vittoria, poi, vale 2,7 milioni. Se la Dinamo è favorita per la conquista del titolo, considerati i soldi e i giocatori a disposizione, la battaglia per la seconda piazza potrebbe essere spettacolare.
L’Hajduk, come di consueto in questa fase del campionato, sta facendo la voce grossa. Il Rijeka ci crede, l’Osijek è deciso a rovinare i piani a dalmati e fiumani. Ha battuto l’Hajduk, pareggiato con Dinamo e Rijeka. I fiumani, quelli visti domenica scorsa con l’Inter, sono ancora un’incognita avvolta nel mistero. A parte le assenze di Čolak, Kvržić, Pavičić, uomini chiave del complesso di Bišćan. Troppa la confusione, che regna sovrana soprattutto a centrocampo. Né geometrie, né velocita, né fantasia… Mah, bisogna attendere il derby dell’Adiatico il 15 settembre a Rujevica per vedere quali sono le possibilità del Rijeka e quanto sia realmente forte questo Hajduk.
In casa i dalmati hanno collezionato quattro successi su quattro, con una differenza reti di 9-0. In trasferta due sconfitte. Il Rijeka ha buttato al vento quattro punti in casa, due pareggi, con Osijek e Inter. In entrambe le sfide ai fiumani mancano due rigori. Damir Mišković è andato un’altra volta su tutte le furie. L’arbitraggio di Ante Čuljak è stato a dir poco ridicolo. Mai viste tante interruzioni. I giocatori dell’Inter facevano a gara chi avrebbe rubato più tempo. Ben 27 volte. Sia ben inteso, ciò non giustifica un Rijeka irriconoscibile.
Dopo la quinta giornata avevo scritto “del concerto di cammelli tubercolotici nel deserto”. La Federcalcio ha reagito lunedì dopo che a Spalato è stato danneggiato l’Hajduk, al quale non era stato concesso un rigore per fallo su su Jradi, che è stato oltretutto ammonito per simulazione. Il VAR arriverà in primavera, ma fino ad allora saranno tutti a protestare. L’Hajduk ha conquistato l’ultimo titolo nel 2005, quando al potere c’era il premier Ivo Sanader e Robert Ježić era presidente del Rijeka. I due, allora grandi amici, inseparabili, ora si guardano in cagnesco nelle aule dei tribunali. All’epoca si erano divisi campionato e Coppa. L’Hajduk è convinto che sia arrivato il momento giusto. Si è rinforzato con Filip Bradarić, in prestito dal Cagliari, mentre Damir Mišković ha risposto con Franko Andrijašević, in prestito dal Gent.
Il campionato va adesso a riposo, alla ribalta sale la nazionale, impegnata venerdì a Trnava con la Slovacchia, tre giorni dopo a Baku con l’Azerbaigian. Dopo la sconfitta con l’Ungheria a Budapest è vietato fare passi falsi. Dopo la sbornia russa, tutti annegati nella vodka, è giunto il momento della verità!

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