Le libertà e il buonsenso

Oxford Languages, editore dell’autorevole dizionario inglese Oxford English Dictionary ha scelto vax, abbreviazione di vaccine, come parola del 2021

Nell’anno in cui praticamente tutti hanno avuto qualcosa da dire riguardo a Pfizer, AstraZeneca, Moderna, Johnson&Johnson, prime e seconde dosi, booster… Oxford Languages, editore dell’autorevole dizionario inglese Oxford English Dictionary ha scelto vax, abbreviazione di vaccine, come parola del 2021. L’anno scorso Oxford aveva deciso che non c’era una parola in grado di cogliere il senso dell’annus horribilis della pandemia, ma quest’anno ha sottolineato che la parola vax “è stata iniettata nel circolo sanguigno della lingua inglese”. La parola ha poi sviluppato vari importanti derivati, ad esempio no vax o anti vax, usati anche in tanti altri Paesi, per indicare chi è contrario ai vaccini.
I numeri – di nuovi contagi, di ospedalizzazioni, di morti –, dettati dalla quarta ondata contraddistinta dalla variante delta (e/o delta plus) confermano che effettivamente il vaccino è uno dei temi più gettonati, anche dalle nostre parti. Se ne parla al bar, nei ristoranti, per strada, in famiglia, sul posto di lavoro, si confrontano opinioni… Il più delle volte il tutto avviene all’insegna del civile confronto e del rispetto del parere altrui, ma non sempre purtroppo. I casi di reazioni sopra le righe aumentano con l’inasprirsi delle misure di contenimento della diffusione del contagio, in particolare con l’estensione dell’obbligo di green pass. Si sente così parlare di “immondo ricatto”, si registrano inviti alla “resistenza”, si arriva anche a reclamare “il diritto a contrarre il virus”. Al contempo, le file davanti ai punti vaccinali si allungano e i tempi d’attesa tornano a farsi importanti… I motivi che spingono l’interesse dei cittadini sono evidentemente molteplici, c’è chi vuole rafforzare l’immunità con la terza dose, chi dopo aver contratto il virus ha atteso i sei mesi indicati dagli esperti prima di assumere il siero antiCovid, chi era indeciso fino a ieri e si è fatto ora convincere dai numeri sempre più impattanti, chi una volta appreso che in Austria è entrato in vigore il modello 2G, ovvero vaccinato (geimpft) o guarito (genesen) non vuole correre il rischio di vedere in un prossimo futuro la sua vita sociale drasticamente ridotta da un eventuale divieto d’ingresso nei bar e nei ristoranti, ma anche in palestra, ai concerti o dal parrucchiere… Voglia di salute o voglia di socialità? Il dubbio rimane, ma il punto è fare i conti con la realtà che emerge dai dati e con gli appelli lanciati da chi ricorda l’importanza del ritorno alla normalità e la necessità di scongiurare nuove chiusure, ma anche con quelli fatti dal personale sanitario che dai reparti Covid invita alla responsabilità evitando che decisioni personali mettano a repentaglio la salute degli altri.
Sì perché per quanto la realtà sia in costante cambiamento alcuni punti fermi rimangono e si tratta di conquiste di civiltà. Tra questi il principio racchiuso nella frase di Martin Luther King: “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”. Ovviamente, anche il diritto al dissenso è un elemento cardine della democrazia, ma questo non comprende la libertà di professare il diritto a contagiare gli altri.

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