Le ferite non devono incancrenirsi

Slavko Midzor/PIXSELL

A 27 anni dalla tragedia di Vukovar la Croazia non dimentica. Decine di migliaia di persone hanno sfilato ieri per le vie della città martire sul Danubio nell’anniversario della sua caduta in mano all’esercito federale jugoslavo e alle formazioni paramilitari serbe. Emblematica la presenza al corteo delle massime cariche dello Stato e dei principali esponenti dell’opposizione di centrosinistra, a dimostrazione che il Paese intero desidera che il dramma di Vukovar, le terribili giornate dell’assedio e quelle altrettanto terribili seguite alla caduta della città, rimangano sempre impresse nella memoria. La città martire danubiana è uno dei luoghi simbolo del conflitto degli anni Novanta e le ferite stentano ancora a rimarginarsi. Le vittime chiedono giustizia, ai dispersi non si riesce a dare ancora degna sepoltura. Per giunta le memorie di quella tragedia restano divise. Un importante gesto di ricomposizione lo ha compiuto il leader dei serbi di Croazia, Milorad Pupovac, che sabato ha gettato una corona nel Danubio in segno d’omaggio per le vittime. Il suo gesto è stato salutato dal premier croato Andrej Plenković. Ma Pupovac ha voluto ricordare tutte le vittime: “I morti sono tutti nostri”. E questo discorso non piace a tutti, trova ancora chi vi si oppone da una parte e dall’altra. Eppure è in linea con la linea ufficiale. Quante volte anche di recente, i vertici dello Stato hanno esortato a individualizzare le responsabilità per i misfatti accaduti, a non stigmatizzare popoli interi. Quante volte si è ripetuto, a livello politico, che la ricerca dei dispersi è un fatto umanitario, che tutti hanno diritto a una cristiana sepoltura. Nella Slavonia orientale, ma non soltanto lì, dappertutto. Mai come in questi casi la retorica ufficiale non è mera retorica, ma pressante esigenza, che deve diventare parte di un patrimonio comune. Per non dimenticare, per non ripetere gli errori del passato. Sperando che la storia serva davvero da insegnamento; cosa questa eccome utile in un periodo storico dominato dalle incertezze. Le ferite della storia non si rimarginano, magari, ma non devono incancrenirsi.

Facebook Commenti