La verità sta nel mezzo

Foto Dusko Jaramaz/PIXSELL

Non scholae sed vitae discimus, è la frase che compare a grandi lettere sull’edificio del Ginnasio di Rovigno. E non finiva lì… anche in classe ci ripetevano: non si studia per l’interrogazione ma per la conoscenza. Il che tradotto nel quotidiano dovrebbe significare che ogni nostro gesto, ogni nostra decisione riguarda il presente ma si estende anche al futuro.
Concetto che ripercorriamo in questi giorni di epidemia durante i quali abbiamo vissuto con lo sguardo ben puntato sul presente e con la chiara percezione dell’immediato. Abbiamo perso il senso del “lungo termine” con pochi rari esempi che si spera diventino contagiosi, in senso positivo naturalmente. Quando non si poteva uscire di casa per mancanza di mascherine e guanti, si è cercato di correre ai ripari e tutti ora ne sono forniti. I disinfettanti sono dappertutto. Se entri in un negozio e indossi, per prova, un capo d’abbigliamento, il camerino viene disinfettato, le persone attendono a distanza. Dal dentista vanno indossate anche le soprascarpe. La parrucchiera è pronta a cambiarti la mascherina nel caso si bagni…e così via, piccole regole di un quotidiano non certo facile ma che ha iniziato a marciare. Sembra che si potrà andare in spiaggia con accorgimenti che sembrano impossibili, sembra che si potrà andare in altri Paesi dopo che, da oggi, è possibile in Italia, varcare i confini regionali.
Viviamo il presente, giorno dopo giorno in attesa che arrivi il vaccino nel 2021, in attesa di ciò che succederà in autunno.
Ma l’attesa non basta, una seconda quarantena metterebbe in crisi i Paesi. Che fare? Mentre l’estate sta per arrivare, ci sorprende che, a parte la scuola, il resto della società non annunci misure e regole che potrebbero permettere di convivere col virus senza una severa serrata da tregenda. Il che significa che già da ora, senza attendere l’arrivo di settembre dovrebbero essere chiare le regole di questa convivenza. Come per le lezioni in classe e lezioni on line per evitare l’effetto pollaio. Distanziamento sui posti di lavoro con il ritorno allo smart working alternato, misure per poter frequentare bar e ristoranti mantenendo le distanze e magari introducendo delle fasce orarie per permettere un ricambio. Altri servizi rigorosamente su appuntamento. Potenziare i servizi a domicilio e così via. Tutto da prevedere già da oggi. Se sui treni si viaggerà solo seduti in un unico verso o per entrare nelle metropolitane si dovrà passare da una cabina con sterilizzatore secco, sono decisioni che vanno prese per tempo. I biglietti da viaggio da acquistare rigorosamente online con scelta del posto.
C’è bisogno di nuove strategie fino a quando potremo tornare a quella normalità che consideravamo tanto banale e che ora ci manca come l’aria. C’è bisogno di serenità, derivante da una perfetta organizzazione delle libertà individuali e collettive, di meno egoismo, di maggiore partecipazione anche se potrebbe significare una contraddizione in termini che così non è. Con la partecipazione convinta di tutti, anche le regole diventano parte di un diritto di muoversi, di lavorare, di esistere in un mondo diventato improvvisamente piccolo e compresso.
L’unica cosa che non riusciamo ad immaginare e non è emerso fino ad ora dal calderone delle idee una soluzione plausibile, è la vita culturale. Magari potrà salvarsi il cinema, ma teatro e sale da concerto sono una grande incognita. La bellezza della condivisione, come può essere rispettata da un distanziamento che non riguarda solo il pubblico, ma anche gli artisti. Recitare a distanza, suonare a distanza, si può? La risposta è no, almeno che non avvenga su diversi piani, con accorgimenti scenografici e registici che forse già si stanno muovendo nelle teste di registi, scenografi, degli stessi artisti ma che ancora non si avvertono, neanche nell’esile dibattito su questa tematica. Quando mancano le soluzioni, parla il silenzio.
Se torniamo con la mente ai primi giorni della quarantena, ci rendiamo conto di aver conquistato nuova consapevolezza ma non uguale conoscenza. Altrimenti come spiegare l’assembramento scriteriato della movida o l’ottusità delle manifestazioni di piazza. Qualcuno più di altri considera il virus uno strumento dei complottisti per denigrare la politica, o delle case farmaceutiche intenzionate a spadroneggiare nel mondo, o dei virologi dell’ultima ora che dichiarano ormai finito ogni pericolo, o dei Paesi che lo usano per accogliere entro i confini i turisti più simpatici o più danarosi. La verità sta nel mezzo, tra la percezione dell’immediato e l’idea del futuro, in quel “mezzo” in cui dobbiamo contribuire al dibattito sull’emergenza che verrà e sapere già da ora come dovremo comportarci… sed vitae discimus, per non improvvisare facendoci del male.

Facebook Commenti