Le guerre non finiscono mai. Le memorie dei fatti più tragici del nostro passato continuano ad essere divise e a subire l’onta delle interpretazioni di parte, delle prevaricazioni ideologiche. Ne abbiamo avuto un esempio alla recente cerimonia commemorativa, a Pola, della strage di Vergarolla, segnata da nuovi, deprecabili momenti polemici.
“Perché la memoria del male – affermava Primo Levi in “Se questo è un uomo” – non riesce a cambiare l’umanità”? E aggiungeva: “Siamo davvero in grado di imparare dalla storia”?
Perché non riusciamo a onorare le vittime della terribile sciagura di 79 anni fa in una prospettiva che ci consenta di dare un “senso” alla sofferenza arrecata, allora, all’intera città, trasformando il ricordo di quella strage in un sentimento di pace, in un pensiero rivolto al futuro, in grado di renderci, tutti, migliori?
A Pola alla commemorazione dello scorso 18 agosto nella gran parte degli interventi è stata sottolineata l’importanza di questo obiettivo, ma non sono mancate le note dissonanti, l’accenno a temi “delicati”, a interpretazioni “divisive” o “di parte”.
Le polemiche hanno riguardato – in particolare – l’affermazione di uno degli oratori che la strage fosse collegata a un disegno “di pulizia e sostituzione etnica, iniziata con gli eccidi delle foibe”.
Oggi in Istria è ancora difficile parlare di “pulizia etnica”: una parola impronunciabile, un’eresia, che pare contrasti palesemente, in alcuni ambienti, con i valori dell’”antifascismo”. Quell’antifascismo che ha portato la liberazione dell’Istria dal nazi-fascismo, ma anche, con la successiva annessione jugoslava, all’esodo di gran parte della popolazione italiana.
I due concetti sono inconciliabili; evidenziarne uno significa negare, vilipendere l’altro. Siamo immersi nella sfera dei concetti storico-politici eretti al rango di “ideologie”, di “idee-dogma”.
I fatti storici, da una parte la verità che centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad andare via – a Pola la stragrande maggioranza della popolazione –, dall’altra che gli istriani hanno partecipato attivamente alla Resistenza (nelle sue diverse “anime” politiche e nazionali) e alla Lotta di Liberazione, combattendo contro il fascismo, sono incontestabili. Questi “risvolti” si sono intrecciati, sovrapposti, si sono confrontati nello svolgersi della nostra storia regionale; il problema è che sono stati “ideologizzati”, sono diventati memoria “contrapposta”.
Oggi, a ottant’anni da quegli avvenimenti, dovremmo poter rivendicare il diritto di difendere i valori dell’antifascismo e, contemporaneamente, di dire, senza timore di essere tacciati da “revisionisti”, che nell’immediato dopoguerra c’è stata, con l’esodo degli italiani, una “pulizia etnica di fatto”. Non siamo d’accordo con le parole da usare? Troviamone delle migliori. Chiediamo consiglio agli storici, ai politologi: ma la verità, i fatti rimangono. E soprattutto: stiamo ad ascoltare quello che ci possono dire gli altri, con spirito di tolleranza e di dialogo.
Onorare le vittime di Vergarolla significa anche anelare alla verità, superare, in uno spirito di umana “pietas”, vecchi e nuovi steccati, politici e ideologici, liberarci dai lacci dei pregiudizi, trovare il modo per costruire una memoria che rispetti quelle degli altri, imparando dai nostri errori, per diventare, in virtù delle sofferenze o dei torti subiti, come diceva lo scrittore fiumano Paolo Santarcangeli,”migliori e più saggi degli altri.”
Purtroppo il peso delle memorie, delle lacerazioni provocate dalle guerre e dagli sconvolgimenti politici in una terra, l’Istria, forse troppo piccola per “contenere” tutta la storia che ha prodotto, continua a generare divisioni.
In vista, l’anno prossimo, dell’Ottantesimo anniversario della sciagura di Vergarolla dovremo aprire lo sguardo a nuove prospettive, definire un approccio più lungimirante al ricordo e alla commemorazione di quel fatto storico, evitando le strumentalizzazioni politiche, i richiami ideologici, le interpretazioni di parte. Cercando di condividere, con il dovere del ricordo, la responsabilità di un impegno civile rivolto al dialogo e alla tolleranza, alla costruzione del futuro. Come ci chiederebbero, probabilmente, da un passato avvolto nel silenzio, le vittime di Vergarolla.
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