LA RIFLESSIONE Lettera aperta alla CNI

0
LA RIFLESSIONE Lettera aperta alla CNI
Palazzo Modello. Foto Željko Jerneić

Avrei potuto intitolarla Lettera aperta “alla nostra comunità nazionale”, ma perché non l’ho fatto? Perché me ne considero sempre meno appartenente. Quasi quasi non la sento più mia, per quanto vi abbia svolto anche cariche istituzionali e abbia sempre sostenuto e difeso le sue istanze. Fin da piccolo, dalle elementari all’età adulta, il Circolo di cultura “Antonio Gramsci” prima e “Santorio Santorio” poi, qui nella mia città, a Capodistria, è stato la mia seconda casa. Mandolinistica, arti figurative, filodrammatica, gruppi musicali, attività sportive, Incontri Capodistriani, dibattiti e conferenze di ogni genere (non si dimentichi la storica “Gli Italiani in Jugoslavia ieri, oggi e domani”)… E poi da sindaco e parlamentare, assieme al collega Battelli, ma anche a Marino Domio, Isabella Flego, Franco Juri, Mario Gasparini, con a fianco le forze progressiste del popolo di maggioranza, a battagliare uniti per contenere Demos e chi di seguito portò avanti le sue istanze, SDS in primis, nei loro tentativi di decurtare di brutto i diritti che alle comunità nazionali autoctone (accanto alla nostra in Slovenia, quella ungherese) la Costituzione federale di Tito, se vogliamo, aveva riconosciuto già nel 1974. E una battaglia importante fu quella per conservare alla meglio, istituite formalmente le due indipendenze e sovranità in Istria, slovena e croata, con tanto di confine di Stato e soggettività amministrative diversificate, l’unitarietà del nostro gruppo nazionale con una sola organizzazione madre, l’Unione italiana in due sedi, a Fiume e Capodistria.
Da tempo seguo, con più o meno attenzione, visto che quella principale la dedico a quanto avviene sul pianeta, clima e guerre in testa – mi esprimo con lettere e commenti sui media sloveni, ma anche italiani e in più coordino una settantina di intellettuali del mondo pacifista – l’agire dei rappresentanti istituzionali della comunità, di cui ci riferisce puntualmente con richiami e lettere aperte il presidente dell’Unione, Maurizio Tremul, oppure, ma con meno ragguagli Radio e TV Capodistria. Un agire che vedo protendere a inficiare gli sforzi che si fecero 20 anni e più fa per conservare unita, vitale, soggettiva e propositiva la collettività italiana in Istria. Giochi e giochini di potere sempre in odore di scontro e complotto da parte delle Comunità autogestite, le CAN, con un ruolo condizionante del parlamentare al seggio specifico alla Camera di Stato, Felice Ziza, nei confronti dell’Unione e del presidente Tremul o di singoli esponenti istituzionali, come il caso della rimozione dal suo posto dell’ultima presidente della CAN di Isola, Vita Valenti, per presumibili dissensi interni. Posso anche sbagliare in questo mio giudizio, privo come sono di più informazioni, ma fatto sta che quanto leggo e ci racconta Maurizio, sono gli unici riferimenti. Mai letto una replica seria, da parte dell’onorevole Ziza o degli influenti delle CAN, che mi convincesse sul contrario. Tutto o quasi si fa “a porte chiuse”, il che lascia per lo meno qualche macchia di dubbio sull’onestà dell’agire e delle sue intenzioni.
Ecco, se è questo il nuovo modus operandi di chi governa le CAN e da questo palco condiziona il funzionamento di tutte le istituzioni comunitarie in Slovenia, (asili, scuole, redazioni di Radio e TV ecc…) non mi ci vedo più nella comunità, cui auguro comunque di sopravvivere. Nulla di grave – si potrà commentare – tanto il vecchio Juri da anni ormai non ci dà nulla, non opera più con noi, il che è vero, ma quanto temo è che di questo passo anche tanti giovani promettenti volgeranno la loro attenzione altrove.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display