LA RIFLESSIONE Istria docet: una regione che ha già fatto i conti con la sua storia

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LA RIFLESSIONE Istria docet: una regione che ha già fatto i conti con la sua storia
Foto: Sasa Miljevic / PIXSELL/PIXSELL

Uniti contro il fascismo! Cosa significa esattamente? La Marcia di Pola, detto in “originale” Pulski marš, ferveva nei preparativi e oggi, domenica 30 novembre, ha voluto abbracciare la giusta causa del manifestare contro la violenza, il rispetto della libertà e dei diritti umani che ha visto altrettanti manifestanti incamminarsi in contemporanea in altre città nel nome di quanto non visto, ma piuttosto appreso dalla TV ed altri mass media. Perché a Pola, ed in Istria, fino a prova contraria, non è capitato.

Tutto quanto anticipato dal team organizzativo si è avverato: le vie e le piazze della città hanno visto attraversare il corteo, lungo, analogo a quello del 2004 quando in 1.500 marciarono, detto ufficialmente contro la “violenza nazista”. Il remake, adesso viene riproposto per condannare le manifestazioni cui si attribuisce un altro concetto ideologico entro il quale vengono contemplate e assemblate le azioni deprecabili di giovani gruppi mascherati, intolleranti nei confronti di determinati eventi socio-culturali, gli atti aggressivi e altre vergognose azioni a danno di persone ree soltanto di essere portatrici di qualsivoglia diversità caratteriale, nazionale, di religione, o di ascoltare musica poco gradita. Questo è fascismo, dicono. Sostanzialmente è vero.

Concettualmente potrebbe essere travisato. Tutto è condannabile da chiunque condivida i valori della democrazia , i principi della tolleranza e della solidarietà su cui poggia l’Europa libera e moderna. Essendo però la definizione di fascismo storico riferita al contesto della prima metà del secolo scorso, oggi la medesima è un’altra, molto molto diversa estesa a quella di fascismo contemporaneo. Ed è ignorando questa „modifica“ che si rischia l’impasse.

Facile è che, qui in Istria, terra provata da vecchi orrori, ci scaturisca lo spinoso equivoco. Sarà che spesso, agendo con superficialità dettata dagli atteggiamenti ormai indispettiti da certi fenomeni inquietanti, si lasci infilare tutto in una medesima saccoccia, mentre il criterio della differenziazione è indubbiamente essenziale. Quel che nella storia era stata l’opposizione militante, politica e culturale in contrasto al regime nero, oggi è condanna alle ideologie della prepotenza e all’uso indiscriminato della forza e della sopraffazione da estrema destra.

Purtroppo, anche se è l’Italia a detenere l’imbarazzante diritto d’autore sul termine fascismo, più che quello di nazismo o di movimento ustascia, è la simbologia virile del fascio ad essere stata adottata su larga scala, inflazionata a misura planetaria per sottolineare realtà e situazioni di dittatura, totalitarismo o violenza, pressanti o più “spicciole” sul genere umano. Giunti a questo punto, Pola, volente o nolente si ritrova nella condizione di dover condividere proprio tutti i mali della sua odierna Nazione, indistintamente. Indipendentemente dalla loro collocazione territoriale, dai luoghi dove si verificano ribellioni indiscriminate, indiscipline di marchio hooligans, intolleranze becere.

Fino a prova contraria, l’Istria è oggi ancora immune da manifestazioni ascrivibili a tutto un altro contesto politico-sociale, a degli aspetti fortunatamente, tanto inaccettabili quanto incomprensibili perché estranei. Alieni, attribuibili ai foresti (furešti) per l’uomo istriano. Che però vuole essere, e sa essere, solidale. Solidale con chi ripudia, anche se non lo riguarda. Pure rischiando che a qualche mente abbarbicata ad un passato morto e sepolto non salti in mente di operare quella mescolanza di spauracchi: totalitarismi, nazionalismi esasperati, tirannie reazionarie di ieri e di oggi.

Quelle di oggi, si ripeterà sono morte e sepolte in una Regione che però detiene memoria storica. Memoria che fa male ed il cui recupero andrebbe sempre proposto in modalità rispettosa, veritiera, terapeutica, liberatoria. Non altrimenti. Temere oggi l’ormai inesistente, il cancellato, l’incenerito, significa andare a caccia di fantasmi da svegliare sotto altra forma ed in tutt’altra accezione e contesto, con cui la Croazia oggi invece, ancora imbrigliata, si ritrova a fare i conti. Non è la medesima matematica che riguarda l’Istria i cui conti semmai dovrebbero essere smistati nelle pagine di tutto un altro quaderno.

La Penisola ha in mano il manuale di livello formativo superiore, compilato in termini di superamento dei gradini di un passato tutto suo e peculiare, che non meritano certo di essere risaliti con atti di protesta pubblica anacronistica. Daccordo, l’attuale levata di scudi in corteo, avrà le proprie giuste ragioni, non vi è errore temporale, ma soltanto spaziale. Il suo target sta altrove.

L’adozione dell’odierno tuttora luminoso esempio istriano (sperando che il prossimo futuro non sbatta addosso sonora smentita), è bastevole a insegnare alla Nazione, la giusta strada verso la liberazione dai gran fardelli della „sua“, non nostra storia, qui inclusa la necessaria dissoluzione di una forma di intolleranza chiamata neofascismo su cui non si detiene diritto d’autore, tanto da meritarsi piuttosto una denominazione di derivazione semantica croata. Dunque, non qui. Non oggi. Non in questo caso. Con certi macigni l’Istria ha già fatto i conti. Sono altri gli aspetti sui quali ancora pende una mancata volontà di chiarimento, di ammissione e collettiva rappacificazione. Intanto, Istria docet.

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