LA RIFLESSIONE In corriera con diario di bordo

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LA RIFLESSIONE In corriera con diario di bordo
Foto: Fredy Porpoat

Si sta come d’estate sugli autobus i passeggeri… Imitare la grande poesia dedicata ai fragili destini umani (Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie), è pura blasfemia, ma il diritto alla bestemmia quotidiana può scaturire eccome una volta saliti sull’autobus d’estate a Pola, pronti a cadere per l’effetto della gravità agli sbandi. Benvenuti nella Città del futuro. Pola ha appena attivato le lavagne smart, quelle che alle soste ti dicono (a chi non ha capito e con l’aiuto dell’algoritmo?), che l’autobus ritarda o che se n’è andato in anticipo d’orario, lasciando i troppo puntuali con un palmo di naso. Viaggiare attraverso la Smart City, per quanti encomiabili sforzi ci investa la Pulapromet è un’odissea nello spazio… urbano. Persino l’eco-sostenibilità offerta dalla prima linea bus elettrica (il piccolo e simpatico pulmino n.7) e da altre corriere di dimensione standard, diventa un’esperienza, diciamo mistica.
Ecco alcuni diari di bordo. Spesso e volentieri rigorosamente in piedi. Prima che le scuole chiudessero i battenti, c’era stato il caso (uno o scommettiamo anche più), delle intraprendenti insegnanti di scuola di rione periferico, che hanno fatto salire sul bus non una, ma due classi parallele. Roba da settime o ottave classi, che fino ad arrivare in centro hanno imbottito la corriera a mo’ di sardine in contenitore alimentare. Ed ecco gli anziani con stampelle alle fermate sul tragitto che rinunciano alla salita per attendere il bus successivo che, a scanso di contrattempi, arriva ulteriori 20 minuti dopo. E c’è chi ha recitato la paternale, tacciando di maleducazione gli addetti all’educazione, che non si sono premurati di prenotare un servizio di linea straordinaria, com’è del resto prassi per le scuole. Pazienza.
Diario di bordo 2: ora la flotta (green e meno green) dei bus polesi non è intasata negli orari di andata e rientro da scuola, ma dall’esercito di baldi giovanotti che, asciugamano in spalla, non hanno alba di galateo (alzati quando vedi una persona disabile, anziana o donna in dolce attesa). L’obiettivo è arrivare al mare, assieme a quelli in vacanza o gente fresca di quiescenza, che con doppio telo da spiaggia, bloccano il percorso centrale dell’automezzo. Pazienza.
Diario di bordo 3: i cartelli dicono che il tragitto dura 15 minuti? Formula matematica fallibile a meno di aggiungere la variabile dei minuti persi nel traffico, diventato ormai ostaggio dei turisti in automobile, che non si sono lasciati convincere dal fallimentare sistema “parcheggio alle porte della città”, che il Municipio ha tanto generosamente messo loro a disposizione, parlando di navette (inesistenti), posteggi in zona commerciale e altro di bello.
Diario di bordo 4: salire in corriera con l’afa è come cimentarsi in una sfida di apnea. Le porte si aprono, vieni risucchiato dalla ressa, finisci per scoprire che non tutti sanno a che servono i deodoranti, che taluni profumano di salsedine e che comunque maniglie a nastro, mancorrenti e barre di sostegno sono tutte attaccaticce di liquido escreto dalle ghiandole sudoripare. Pazienza. Pur schivando le ascelle problematiche di qualcuno vi è un altro problema.
Diario di bordo 5: la signora con trolley, leggi carrello per spesa con ruote, che barra il passaggio e quella con zaino, brava, ben dotata di senso pratico: un sedile per sé e un altro per il borsone, mentre tutt’attorno e ad ogni curva gli equilibristi si mantengono in piedi per miracolo. Poi, da stizzita, il “per favore spostatevi tutti”, perché (io e la mia valigia), dobbiamo pur scendere.
Diario di bordo 6: ah! I turisti di massa. Giovani, simpatici, belli, tatuati, tanti, troppi e smarriti: How many euros is a single bus ride? Five tickets please? E via di seguito disturbando il conducente sempre più privo di monetine per dare il resto alla squadra.
Diario di bordo 7: le tratte che portano in zona mare, richiedono condivisione di pali sudati assieme agli sfortunati che per tirare a campare, arrivano dall’entroterra croato, da Paesi terzi e dall’altra parte del pianeta. Vanno a lavorare, incollati ad altri in pareo e copricostume o caftano stile balneare. E un microcosmo di persone dove, tra immigrati che parlano ad alta voce e di continuo al cellulare per comunicare con famiglie lontane, devi armarti di comprensione nei confronti del loro avverso destino, di cui non sei responsabile. Ma hai almeno il diritto di asserire che, anche così facendo, la maleducazione è regina del viaggio.
Diario di bordo 8, 9, 10, ecc. ecc. L’odissea nello spazio cittadino potrebbe continuare all’infinito: il ragazzotto con la playlist (genere techno) offerta gratis a gran volume a tutti i viaggiatori, la vecchina in biblico, speranzosa di arrivare integra alla prossima discesa, il bambinetto che seduto ti scalcia, imbrattando di sabbia il piede nudo del passeggero in bermuda, un conducente dai gusti particolari che rallegra la corsa a suon di turbo folk, un giovane con probabili disturbi di salute (mentale) che fa scorrere il monopattino per la corriera e poi gioca allienando in riga le maniglie bus in atteggiamento compulsivo, mentre l’autobus arranca in salita sferragliando. E tu ammiri la città che scorre fuori in modalità smart, pensando ad un nuovo diario… della sopravvivenza. Pazienza.

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