LA RIFLESSIONE Educazione alla pulizia

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LA RIFLESSIONE Educazione alla pulizia
Foto Željko Jerneić

La pulizia di una città non si misura soltanto dal numero di mezzi impiegati o dalle ore di lavoro degli operatori. Si misura soprattutto dalla percezione dei cittadini. E, a Fiume, quella percezione continua a essere problematica: nonostante gli sforzi della municipalizzata “Čistoća”, si continua ad avere l’impressione di vivere in una città meno pulita di quanto dovrebbe essere. A rendere più evidente questo divario contribuisce anche un altro elemento: la bolletta per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è aumentata e, di conseguenza, ci si aspetta un servizio all’altezza del maggiore esborso.
È una richiesta legittima, tanto più in piena estate, quando Fiume accoglie i turisti e l’aspetto della città diventa anche un biglietto da visita della stessa. Sarebbe però errato attribuire ogni responsabilità all’azienda municipalizzata preposta alla nettezza urbana. Chi percorre quotidianamente le strade vede gli addetti ai lavori e sa che il servizio viene svolto più o meno con continuità.
Allo stesso tempo, è difficile ignorare cestini spesso traboccanti, rifiuti abbandonati o piccoli gesti d’inciviltà che finiscono per compromettere l’immagine di Fiume.
La municipalizzata ricorda spesso, non senza ragione, che una parte del problema dipende proprio dal comportamento dei cittadini. È vero: una città pulita richiede anche cittadini responsabili. Ma proprio per questo, limitarsi a denunciare l’inciviltà non basta. Se il problema è culturale, la risposta deve essere anche educativa. Accanto alla raccolta dei rifiuti andrebbe quindi rafforzata un’attività costante di sensibilizzazione: campagne nelle scuole, iniziative nei quartieri e una comunicazione più incisiva. Perché una città pulita non nasce soltanto dalle scope e dai camion, ma soprattutto dalle abitudini di chi la vive.
E se tutti devono fare la propria parte, è giusto che a dare l’esempio sia anzitutto chi gestisce il servizio pubblico.

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