La forza dell’assertività

Il premier italiano Giuseppe Conte. Foto: PIXSELL

Unione, solidarietà e responsabilità, sono questi i benchmark imposti dal nuovo coronavirus. La battaglia contro Covid-19 si vince soltanto se la si combatte uniti, senza far prevalere gli egoismi. Serve un’azione coordinata, tra Stati e tra cittadini. Le sfide particolari insite in quella di fondo – generata dal virus – interessano direttamente tutti e non risparmiano nessuno. Travolgono i singoli, le comunità, i Paesi; sconvolgono i settori più disparati muovendosi con una disarmante abilità travalicando la dimensione sanitaria per spostarsi dall’economia allo sport passando per la cultura.
E mentre la preoccupazione tocca percentuali in alcuni casi superiori al 90 p.c. del campione intervistato aumenta il rischio che dopo un’emergenza virus si debba gestire la sua coda lunga. Uno strascico contraddistinto da un’emergenza sociale in cui si combinano gli effetti della crisi economica, dell’ansia e della depressione manifestatesi come risposta a un brusco addio allo stile di vita a cui si era abituati.
Ecco quindi che le logiche del dialogo politico cambiano e si accantonano strumenti considerati fino a ieri un sine qua non del sistema Unione. Bruxelles tentenna sui coronabond, ma congela il principio del 3 p.c. in materia di deficit e gli Stati impongono restrizioni importanti alle libertà dei cittadini. È su quest’ultimo aspetto che si aprono dibattiti non semplici sulle procedure e sulle competenze. Sul tavolo troviamo vari temi e l’accento va su quelli più delicati: la tracciabilità degli spostamenti, il divieto di spostamento dal comune di residenza, la creazione delle cosiddette zone rosse, la precettazione delle realtà produttive… A dettarle è l’interesse pubblico e la sfida sta nel mantenere saldo il senso della misura in modo da non ledere la portata dei valori fondamentali che dettano il polso delle nostre società e che trovano espressione nei principi costituzionali.
Le decisioni vanno quindi prese tenuto conto delle necessità dopo un’attenta e ponderata analisi e vanno comunicate in modo da renderne comprensibile ai cittadini la logica di fondo: vincere la battaglia contro il virus e riprendere in mano le redini delle nostre vite.
Un contesto in cui a fare la differenza è la fiducia, quel legame in parte intuitivo e in parte determinato dall’esperienza formata giorno per giorno valutando i risultati del lavoro di chi sta in prima linea. Nelle crisi la fiducia conta ancor di più, è inevitabile. Un punto di riferimento appare necessario quando tutte le certezze sembrano sgretolarsi. Scompaiono così, nei sondaggi, i riferimenti al signor “nessuno” come politico più credibile a tutto vantaggio di chi si è dimostrato capace di gestire una situazione soltanto pochissimo tempo fa inimmaginabile, anche a costo di fare scelte tutt’altro che facili. Imporre sacrifici e intaccare lo stile di vita ottenendo un plauso praticamente unanime e raccogliendo elogi trasversali forse non sarà un’impresa eroica, ma è sicuramente un lavoro svolto con professionalità, dedizione e impegno. Risultato, i ministri Vili Beroš e Davor Božinović – che in questi giorni appare difficile non immaginare affiancati da Alemka Markotić e Krunoslav Capak – in attesa di comparire nelle graduatorie dei politici con i maggiori consensi spingono al rialzo le quotazioni dell’HDZ. Stando ai dati del sondaggio Crobarometar dell’agenzia Ipsos per la Nova TV il partito del premier Andrej Plenković è tornato in vetta alla classifica delle forze politiche con il 25,2 delle preferenze (in aumento rispetto al 24,8 p.c. di febbraio). Riscontri positivi anche per Plenković che in un mese ha guadagnato 14 punti percentuali e che con il suo 54 p.c. di consensi è secondo soltanto al Presidente Zoran Milanović, che convince il 58 p.c. degli intervistati.
La situazione di emergenza sanitaria e la capacità dimostrata in materia di gestione della crisi producono la stessa tendenza anche in Italia dove secondo un sondaggio realizzato da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera l’indice di gradimento dell’Esecutivo si attesta a 56 e quello del premier Giuseppe Conte al 61, aumentando rispettivamente di 14 e 13 punti rispetto a un mese fa e raggiungendo i valori più elevati dall’inizio del mandato. Dati in linea con quelli diffusi nei giorni scorsi da Ixè sulla Rai che davano il governo al 49 p.c. (in crescita di 6 punti percentuali) e il premier Conte con un gradimento superiore al 50 p.c. in costante aumento rispetto alle scorse settimane. Ora non rimane che attendere gli effetti del combinato disposto “presidente del Consiglio dei ministri-moderatore” che lo hanno visto protagonista in una conferenza stampa. Un ruolo inedito, ma capace di raccogliere simpatie e apprezzamenti in Rete. Come dire, la capacità di adattamento è richiesta a tutti sapersi adeguare con savoir faire aiuta.

Facebook Commenti