INSEGNANDO S’IMPARA (Ri)scoprire Aldo Manuzio

La splendida Venezia. Foto Goran Žiković

Vi siete mai chiesti perché amiamo tanto leggere per diletto? O perché il corsivo sia chiamato Italics in inglese? Come mai un libro ha le pagine numerate e un indice? La ricerca della risposta a tali quesiti vi porterà al Rinascimento, a Venezia e al nome di Aldo Manuzio. In quel periodo a Venezia era in corso, oltre che un’altissima produzione artistica, con pittori quali Andrea Mantegna e Giorgione, lo scultore Jacopo Sansovino o l’architetto Andrea Palladio, anche un’ondata di innovazione tecnica che avrebbe avuto conseguenze radicali, e soprattutto durature, a livello internazionale. Era il momento in cui la Serenissima attirava artisti e uomini di grande ingegno inventivo, tra cui appunto anche Aldo Pio Manuzio, nato a Bassiano nel Lazio tra il 1449 e 1452, che dal 1490 fino alla sua morte, avvenuta il 6 febbraio 1515, visse e lavorò a Venezia.
Manuzio studiò a Roma e si formò come insegnante, ma per necessità e per amore del sapere diventò tipografo, stabilendo le fondamentali norme editoriali che vigono ancora oggi. Già all’epoca dei suoi studi romani, quando ci si doveva recare nei luoghi del sapere per consultare enormi manoscritti, che erano perciò a disposizione di pochi eletti, Manuzio si rese conto dei problemi creati dalla poca disponibilità di libri. Anche se circolavano già i primi incunaboli, libri stampati a caratteri mobili (frutto dell’invenzione di Gutenberg perfezionata nel 1455), anche questi erano troppo pesanti e ingombranti da portarsi appresso.
Sembra che queste difficoltà iniziali abbiano stimolato in lui il fervore per quella che sembrava la vera e propria missione di trasformare radicalmente il mondo culturale che lo circondava. Le parole che sembravano guidarlo erano: salvaguardia e diffusione. Il suo amore per il latino e soprattutto il greco lo spinsero a procurarsi i manoscritti dei grandi classici dell’antichità e, copiandoli e stampandoli, di fatto li preservava. Uscì così dal suo laboratorio tipografico, operativo dal 1493, innanzitutto una grammatica greca (quella di cui aveva avuto così tanto bisogno a Roma) seguita dall’edizione in cinque volumi dell’opera omnia di Aristotele, poi Platone, i classici latini, Dante, per arrivare ai contemporanei Poliziano, Pietro Bembo ed Erasmo da Rotterdam – questi ultimi entrambi amici intimi di Manuzio.
Nel 1501 stampò un libro che avrebbe rivoluzionato l’editoria mondiale, non tanto per il contenuto, erano le “Bucoliche” di Virgilio, quanto per il formato in ottavo, praticamente il libro come lo conosciamo oggi. Libri simili esistevano, ma solo in numero limitato e per scopi specifici come i breviari degli ecclesiastici.
Manuzio però andò oltre e inventò sia il libro che il bisogno di leggerlo! Come racconta Alessandro Marzo Magno, autore di una biografia su Manuzio, dopo aver pubblicato il volume, Aldo lo mandò a un suo amico suggerendogli di “leggerlo nei momenti di pausa, quando sei libero, quando vuoi passare un po’ di tempo in maniera piacevole” creando così il nuovo passatempo del leggere per diletto.
Al fine di raggiungere il suo scopo – il libro di piccolo formato – Manuzio dovette inventarsi anche un novo carattere, più duttile del gotico usato allora. Nacque così il corsivo, che gli inglesi avrebbero chiamato appunto Italics, dalle linee allungate ed eleganti che permetteva di concentrare molto più testo sulla pagina. Inoltre, per facilitare la lettura, inventò il punto, il punto e virgola, l’apostrofo e le virgolette; perfezionò la virgola e gli accenti nella loro versione moderna. Le Edizioni Aldine ovvero i libri che uscirono dalla sua tipografia fino al 1597 (dopo la morte di Aldo a cura dei suoi successori), si distinguono ancora per la correttezza e leggibilità del testo, per la raffinatezza della carta e l’eleganza classica della rilegatura. Quindi oggetti pratici, ma anche di grande bellezza. Altre innovazioni da attribuire a Manuzio sono il frontespizio del libro, le pagine numerate da entrambi i lati e l’indice. Creò inoltre un vero e proprio marchio, un logo, che caratterizzava i suoi prodotti: un delfino attorcigliato intorno a un’ancora, con il motto “Festina lente” (affrettati lentamente).
Manuzio non era solo un geniale tecnico, ma anche uno studioso che mise sempre in primo piano l’ideale della conoscenza e finì lì dove aveva cominciato, con la compilazione di una grammatica greca, questa volta eseguita da lui stesso, che venne stampata postuma. Il suo straordinario operato può riassumersi in una sua bellissima frase che risuona ancora di grande attualità. “Se si maneggiassero di più i libri che le armi, non si vedrebbero tante stragi, tanti misfatti e tante brutture, tanta insipida e tetra lussuria”.

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