Riprendendo il discorso sulle caratteristiche nazionali della TV, oggi facciamo una partita di “noi e loro” mettendo a confronto la TV italiana e quella britannica. Immaginiamoci di guardare i rispettivi programmi per la prima volta, mettendo in evidenza quello che risulta nuovo, strano, incongruo e sorprendente.
Io ho visto letteralmente cadere la mascella ai parenti di mio marito nel guardare un quiz show italiano nel tardo pomeriggio. Domande troppo semplici? No, donnine troppo svestite. E quando, ingenuamente, gli irlandesi hanno chiesto “ma da voi questo si può mostrare?” indicando le ragazze vestite di ragnatela e filo interdentale, per me è stato l’istante rivelatore. Solo nel momento in cui la si guarda con gli occhi di uno straniero, si vede quanto la TV italiana pulluli di donne seminude che fanno da elemento decorativo (per uno sguardo esclusivamente maschile ovviamente) a qualsiasi programma, su qualsiasi canale. Qualcuno sostiene che il siparietto del balletto femminile derivi da quello della rivista e avanspettacolo; la mia obiezione è che sculettare davanti alle telecamere non è sinonimo di danzare! Evito anche di nominare la quantità di nudo e di sesso giocondo che abbondano nei film. Ricordo un’estate quando prima dell’ora di pranzo davano delle commedie all’italiana, con Edvige Fenech che si faceva la doccia ogni 10 minuti e gli attori saltavano allegramente da un letto all’altro.
A questo riguardo è indicativo il fatto che il concetto di “fascia protetta” (16.00-19.00) in Italia è stato introdotto solo nel 1997, diventando legge nel 2004, mentre nel Regno Unito il “watershed” (spartiacque) è operativo già dal lontano 1964 e decreta che certi contenuti non debbano andare in onda prima delle 21.00.
L’unico programma in cui i britannici hanno ragazze (più o meno belle, ma qualche volta anche maschi), mentre da noi appaiono impettiti uomini in divisa, è il Meteo. Anzi loro si meravigliano del fatto che da noi si scomodino alti ufficiali per dire che tempo che farà.
Noi lì, noteremmo subito la quantità di programmi di giardinaggio trasmessi a tutte le ore. Mi sembra già di vedere un italiano medio mormorare “Giardinaggio? In prima serata?” “Shh – dico io – non dire niente! A loro piace. Ce l’hanno anche alla radio!” Lo so, sembra surreale. Per inciso, certi programmi radiofonici di giardinaggio sono seguitissimi, mentre quelli alla TV hanno creato delle superstar tra i giardinieri, un po’ come i programmi di cucina hanno dato vita ai superchef. In questo momento solo su BBC iPlayer sono elencati circa 150 titoli, tra programmi TV e radio, nazionali e regionali. Questi includono anche passate serie di grande successo come i makeover del giardino di Alan Tichmarsh (“Ground Force”), o i “Giardini di… (d’Italia, Francia, Giappone, Croazia, Spagna, ecc.)” di Monty Don. Entrambi sono stelle televisive di prima grandezza, ai quali si possono affiancare anche personalità femminili come Charlie Dimmock e Carol Klein.
Esiste anche il Sanremo del giardinaggio, ovvero l’appuntamento annuale con il Chelsea Flower Show che si svolge nel corso di cinque giornate in maggio ed è organizzato dalla Royal Horticultural Society presso il Royal Hospital Chelsea. Spettatori e visitatori a fiotti (in parecchie edizioni è piovuto, ma nulla smorza l’entusiasmo), ma soprattutto ospiti che Sanremo si sogna – Royal è un forte indizio – per cui oltre a un sottobosco di aristocratici minori, ogni anno arriva anche il/la monarca in persona. La regina Elisabetta ha presenziato a 50 edizioni in 70 anni di regno, e adesso è il turno di Re Carlo, che è già un veterano, con molte presenze passate in qualità di Principe di Galles. Per completare il paragone con Sanremo la giornata finale si conclude con l’assegnazione dei premi per cinque categorie (fiori, arbusti, verdure ed erbe, interesse educativo o scientifico e composizioni floreali con quadri o foto) più una dozzina di premi speciali assegnati ad hoc. La concorrenza è agguerrita e non mancano le polemiche (contenute per la verità, sono inglesi, dopotutto).
Diversa anche la selezione di sport trasmessi sul piccolo schermo, anzi maxischermo, perché è una tradizione che le partite di calcio si guardino sugli enormi apparecchi appesi ai muri dei pub. Oltre al pallone, sono popolari la formula uno e il tennis, (la stagione primavera-estate presenta sempre, in sequenza, i tornei del Roland Garros e Wimbledon) e invece del nostro ciclismo, loro hanno il rugby, la cui popolarità si è diffusa in tutta Europa grazie al torneo delle Sei Nazioni. Fin qui si può dire che il panorama sportivo è quello che ci si aspetta. Ma ci sono altri due sport, che hanno un grosso spazio mediatico e che ancora fatico a capirne il perché.
Il primo è il cricket, che sarà anche sport nazionale, ma è quello che se mi leggete il risultato della partita, anche dopo tutti questi anni, non so chi abbia vinto. Un Test match si svolge in quattro o cinque giornate, ognuna delle quali prende dalle 5 alle 6 ore. I match di un giorno durano 7-8 ore. Ma mica si gioca intensamente, anzi va tutto molto a rilento, tanto che il grande Robin Williams lo ha definito “praticamente un baseball al valium”. In TV danno solo i momenti salienti e anche quelli sono soporiferi.
L’altro è il biliardo che “abita” in TV sin dall’epoca del bianco e nero (il che è tutto dire per un gioco basato su palle colorate). Con tutti i tornei che ci sono, uno potrebbe passare ore ogni giorno a guardare lo snooker. La BBC trasmette annualmente tre competizioni, ITV quattro e un’altra decina di tornei minori va in onda sui canali digitali. Anche in questo caso, l’ambiente in penombra (eccetto il riflettore sul tavolo verde), la voce sommessa del presentatore, i radi mormorii degli spettatori e il leggero e preciso schiocco della stecca sulla pallina, è quanto di più efficace per combattere l’insonnia. Va precisato che i fan dello sport non concordano con la mia definizione!
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