Le mie scuse se insisto con questo tema, ma era rimasto del materiale troppo gustoso per essere ignorato. Però cambiamo registro e con tono farsesco e descrizioni quasi caricaturali, ci godiamo una bella pagina di gossip sotto l’ombrellone. Oggi parliamo della pecora nera nelle famiglie dei VIP, il parente imbarazzante che quelli in vista cercano di nascondere o perlomeno di tenere lontano, ma che continua a dar fastidio nei momenti meno opportuni (come il brufolo dei sedic’anni che compare proprio prima di un appuntamento). Qui mi limito alla zona anglo-americana. Ci sono nomi arcinoti, altri dicono poco, ma spero che le storie siano interessanti.
Le persone di più i vista sulle due sponde dell’Atlantico sono rispettivamente i presidenti americani e i membri della casa reale britannica ed entrambi hanno nelle loro fila qualcuno di cui non essere orgogliosi.
Con i presidenti si comincia presto, già dal secondo. John Adams ebbe tre figli maschi, John Quincy, Charles e Thomas, dei quali il primo diventerà a sua volta il sesto presidente, il terzo finirà la sua carriera come presidente della Corte Suprema del Massachusetts, mentre il secondo fece sprofondare nell’imbarazzo la famiglia dandosi con voluttà all’alcol sin dai tempi degli studi, quando rischiò l’espulsione da Harvard per aver scorrazzato nudo e urlante per il campus. Il padre lo ripudiò pubblicamente e Charles, libertino e alcolizzato, morì appena trentenne.
Per Jimmy Carter, la spina nel fianco era il fratello Billy. Anche se i comportamenti di Billy erano sempre stati esagerati, soprattutto quando alimentati da birra e superalcolici, il buontempone dal rutto facile, non diede il meglio di sé la volta in cui, prima dell’arrivo di una delegazione libica all’aeroporto di Atlanta, si mise a urinare sulla pista di atterraggio sotto gli occhi della stampa e degli alti dignitari. Il fratello maggiore dovette distanziarsi pubblicamente da lui, anche perché Billy si trovò coinvolto in intrallazzi politico-finanziari proprio con i libici.
Prima che Bill Clinton decidesse di autoimbarazzarsi con la stagista, il fratellastro minore, Roger, era stato la fonte di notevoli preoccupazioni già ai tempi della campagna elettorale, sia a causa di una vecchia condanna per traffico di cocaina, che per legami con la famiglia Gambino. Nel 2001, prima di lasciare la Casa Bianca, Bill graziò il fratello, che un mese dopo si fece arrestare per guida in stato di ubriachezza.
Tra i reali inglesi, il nome Giorgio non sembra portare molta fortuna. Giorgio III è generalmente conosciuto come “Mad King George” per via dei disturbi mentali che marezzarono la sua vita, fino a causarne l’infermità mentale negli ultimi dieci anni. Ma è suo figlio Giorgio IV il sovrano meno amato nella storia inglese a causa della sua vita dissoluta. Gli eccessi e gli stravizi gli causarono l’obesità, la gotta, l’arteriosclerosi, la cataratta e l’idropisia. Quando morì il Times decretò che “Non ci fu mai individuo meno rimpianto di questo re”.
Incastonato tra altri due Giorgio (V e VI) c’è il brevissimo regno (326 giorni|) di Edoardo VIII, unico re inglese ad aver volontariamente abdicato per “sposare la donna che amava”, Wallis Simpson, americana e pluridivorziata. Questo fece di Edoardo effettivamente una pecora nera destinata a vivere nel dorato esilio della Francia. Inoltre, se i reali inglesi dovevano menzionarla, per loro la Simpson, fu sempre “quella donna”. C’è chi vede un parallelo tra gli eventi di allora e l’odierna saga di Megan e Harry. La stampa inglese aveva già identificato Harry come la pecora, se non nera, almeno smarrita, ben prima del suo matrimonio. Ma le cose sono precipitate, soprattutto dopo la morte della regina Elisabetta. La morale sembra dunque essere “principi inglesi, state alla larga dalle divorziate americane!”.
A volte, se la pecora nasce in una famiglia già nera – non stiamo parlando di razze – deve per forza assumere un altro colore. Nel corso del XX sec. Tra la piccola nobiltà inglese, fece molto parlare la progenie della famiglia Mitford, sei figlie e un figlio. Siccome per le sei “Mitford Sisters” è stata già sacrificata una buona fetta di Amazzonia, qui ci limitiamo a dire che, di per sé, la famiglia era tendenzialmente di destra e più o meno fascistoide, ma che alcune delle figlie hanno portato quest’inclinazione agli estremi. Il giornalista del Times, Ben Macintyre, aveva lapidariamente catalogato le sorelle in: “Nancy la romanziera, Deborah la duchessa, Pamela la discreta esperta di pollame, Diana la fascista e Unity l’adoratrice di Hitler.” In particolare, le ultime due non lasciarono dubbi sulle loro simpatie. Manca la sesta, Jessica, che come atto di ribellione abbracciò l’ideologia opposta diventando così “Jessica la comunista”, ovvero la pecora rossa.
Per finire torniamo in America, in una famiglia italo-americana che non ha bisogno di presentazioni, i Capone, fuoriclasse di cronaca nera, in virtù della vita dedita al crimine e alla violenza del famigerato Al (ma anche dei due fratelli Ralph e Frank). La pecora bianca qui è il fratello maggiore James Vincenzo, di cui pochi hanno sentito parlare anche perché, per distanziarsi dalla famiglia cambiò nome in Richard James Hart. Per scelta si allontanò anche fisicamente, finendo nel Midwest; si sforzò di perdere l’accento di Brooklyn e insieme a quello anche le sue origini italiane. Infine, si diede… alla giustizia. Divenne agente federale, esperto tiratore e instancabile paladino della legalità. Mentre suo fratello faceva i soldi smerciando alcol durante il Proibizionismo, lui i contrabbandieri li acciuffava. Fece anche parte del corpo di guardie del corpo del presidente Coolidge. Quando nel 1930 gli fu chiesto di testimoniare in favore del fratello Al, accusato di evasione fiscale, James, noto per la sua integrità, si rifiutò di farlo per non esser costretto a mentire. Si stabilì a Homer in Nebraska, divenendone lo sceriffo fino alla morte nel 1952.
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