INSEGNANDO S’IMPARA La ruota della fortuna

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INSEGNANDO S’IMPARA La ruota della fortuna
La Ruota degli Esposti di Udine. Foto Shutterstock

Dai dati aggiornati al marzo 2021, risulta che in Italia esistono circa 350.000 cognomi tra cui i dieci più comuni sono, nell’ordine, Rossi, Ferrari, Russo, Bianchi, Colombo, Esposito, Ricci, Romano, Conti, Costa. Tra questi, almeno uno, Esposito, si differenzia dagli altri e dovrebbe fare gruppo a sé o, meglio, far gruppo con Proietti, Degli Esposti, Rota, Ventura, Casadei, Allevi, Diodato, De Angelis, e tanti altri. Che cosa hanno in comune i cognomi del secondo gruppo? A prima vista sembrano coprire una bella fetta dell’industria della musica e dello spettacolo italiano, ma chi se ne intende, e qui devo ringraziare il mio collega Massimiliano Nastri che abita a Napoli dove di queste cose se ne intendono, riconosce nel secondo gruppo i nomi che nel passato venivano dati ai trovatelli.

Da quando esiste la riproduzione umana esistono anche i bambini abbandonati. Questo lo sappiamo dai miti e saghe, dalle fiabe, dai racconti biblici, dalla letteratura e dalla storia. In ogni epoca, inoltre, veniva ideato un sistema per dare qualche possibilità di sopravvivenza alla creatura non voluta. Nell’antica Roma c’era la “columna lactaria”, un luogo in cui i padri che non volevano riconoscere il figlio lo abbandonavano “esponendolo” al pubblico. Sul luogo c’erano spesso delle donne senza figli che erano disposte a prendersene cura. Si ritiene che l’abbinamento tra il termine “esposto” e “neonato abbandonato” risalga a quel periodo.

In epoche di guerra, carestia e pestilenza, gli abbandoni aumentavano, per cui fu necessario istituire ospizi per questi neonati e nel 787 a Milano fu fondato il primo brefotrofio italiano su iniziativa dell’arciprete Dateo.

Ovviamente una sola struttura era inadeguata, considerato che schiere di bambini venivano lasciati un po’ dappertutto, ma in preferenza nei pressi di istituti religiosi e ospedali. Questo è anche uno dei motivi per cui inizialmente il nome con cui i piccoli venivano battezzati derivava dal luogo in cui erano stati trovati (Da Ponte, Chiesa, Della Scala). Poi con l’istituzione della Ruota degli Esposti, arrivarono anche i primi Rota.

La Ruota era un sistema ingegnoso. In una finestrella su un lato di un edificio di accoglienza (convento, ospedale, ecc.), c’era in un cilindro di legno girevole con un’apertura, dove si poneva il neonato. Girando il cilindro verso l’interno, si faceva scattare un campanellino che allertava “le rotare” di un arrivo, cosicché il piccolo poteva essere assistito da una balia in tempi brevi e non rimanere da solo in balia degli elementi e degli animali randagi (notare che i termini omografi bàlia e balìa, rappresentino qui questione di vita o di morte).

La prima Ruota apparve a Marsiglia nel 1188 ed arrivò a Roma dieci anni più tardi su iniziativa di Papa Innocenzo III; dopodiché il sistema si diffuse rapidamente da nord a sud, tanto che alla metà dell’800 in Italia si contavano 1.200 ruote alle quali, a volte, arrivavano anche 2-3 neonati al giorno. In certi periodi si arrivava a 40.000 abbandoni all’anno, e cumulativamente fino a 150.000 bambini sotto i dieci anni che necessitavano assistenza.

Al di là del problema sociale, c’era anche questione di registrare e dare un nome a tutti questi esserini. Sui documenti inizialmente erano tutti figli di N.N. (Nomen Nescio – non si sa il nome) o di Madre Ignota (abbreviato in “M.Ignota”, da cui deriva Mignotta che, al di là di voler essere un insulto, è tecnicamente esatto: “figlio di M.ignota”).

In una prima fase ci si atteneva alle reali circostanze di vita di bimbi chiamandoli Bastardi, Orfanelli, Abbandonati, Trovatelli, Dell’Incerti, D’Ignoto, Spurio, Spuri. Poi si passò a termini meno offensivi come Esposto che ben presto si diffuse, soprattutto in Campania, con tutte le sue varianti di Esposito, Espositi, D’Esposito, Degli Espositi, Degli Esposti, ma anche Sposito, Spositi, Sposto, Sposti, Spisto, Spista, Spisti. Nel romano prevalse Proietti deriva dal latino “proicere”, ossia deporre, abbandonare. E infine sempre rimanendo tra i nomi esplicativi, si cercarono soluzioni più poetiche come Innocenti (Nocenti, Nocentini, Degli Innocenti), Angeli e Santi (De Angelis, De Santi, Angelini, Angelucci, Santini), Ventura, Venturini, Delmondo.

Siccome la mortalità infantile era comunque alta, si optò anche per nomi di buon auspicio in nome del Signore e della Madonna: Di Dio, Del Re, Diodato, Donadio, Diotaiuti, Diotallevi (Allevi, Tallevi e Talevi), Servidei, Sperindio, Dello Spirito; Annunziata, Madonna, Mariani, Santamaria.

Riguardo al luogo che li aveva accolti, i nomi diventavano Dell’Ospedale (con varianti), Casadei (Casadio, Casadidio, Cadei e Cadè), a Milano, Colombi o Colombini, dalla colomba simbolo dell’Istituto di Santa Caterina della Ruota.

In altri casi ci si faceva ispirare dal momento dell’accoglimento, con i giorni della settimana (Domenichini, Sabatini), i mesi (Gennarini, Agosti, Settembrini), il santo del giorno (Antonini, De Petris, De Paoli) e le principali feste cristiane (Natalini, Epifani, Pasqualini).

Dopo aver dato almeno una speranza a migliaia di esposti, le Ruote chiusero ad una ad una verso la fine dell’Ottocento. Quella di Ferrara chiuse per prima nel 1867, seguita da quella di Brescia nel 1871. Il 27 giugno del 1875 fu sbarrata la Ruota del complesso monumentale dell’Annunziata di Napoli, mentre quella dell’Ospedale Santo Spirito in Sassia di Roma, la prima ad aver aperto, fu anche l’ultima a chiudere, nel 1923, con la legge che riformava il sistema di accoglienza dei trovatelli.

Cento anni dopo, sembra di essere ritornati al Medioevo, con gli scempi morali dei neonati abbandonati nei cassonetti; perciò, la Ruota degli Esposti ha ricominciato il ciclo, reincarnandosi nell’iniziativa “Culla per la vita” che ha preso piede in vari ospedali sparsi per la penisola. Il sistema è lo stesso solo più moderno con pulsanti e vano termico. In questo modo anche i bimbi abbandonati del terzo millennio, avranno qualche speranza in più.

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