INSEGNANDO S’IMPARA Dio non sa chi sono io

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INSEGNANDO S’IMPARA Dio non sa chi sono io
Foto Shutterstock

Alla nascita, proprio mentre tiriamo il nostro primo respiro, ci impegniamo a vivere in un mondo che opera secondo regole, norme e leggi. Inizialmente, la vita del bebè si svolge nell’adattamento alle leggi dettate da madre natura, ai ritmi biologici della respirazione, nutrizione, al ciclo circadiano e ai normali stadi di sviluppo dei cuccioli umani. Più tardi s’impara a conformarsi alle regole che vigono nella famiglia, nella scuola, nel gruppo degli amici, per poi arrivare a quelle del lavoro, dei codici giuridici e della società in generale.

La domanda che sorge spontanea è dunque: se ci sono norme che regolamentano praticamente ogni aspetto della nostra vita, come mai si fatica tanto ad accettarle e adattarvisi? Inoltre, perché alla prima occasione, non solo cerchiamo di eluderle, ma proviamo anche grande soddisfazione a farlo?

Basta ricordarci di quando ne abbiamo combinata una grossa e siamo riusciti a tenerla nascosta ai nostri genitori, o aver preso un bel voto…copiando sotto il naso dell’insegnante. Conosco persone che hanno passato l’esame di guida da raccomandati, altri che conoscono qualcuno che in Comune “cancella” le multe che prendono, per non parlare di quelli che evadono le tasse con impunità. Comunque, nella maggior parte dei casi, con una solenne ramanzina, un’ammonizione, un’indagine o un’ispezione fiscale, si torna nei ranghi.

Ma c’è una minoranza di persone per le quali non vale nessun metodo correttivo, gente che si comporta come se le leggi non esistessero e che fa sempre e comunque tutto quello che vuole. C’è da domandarsi come mai costoro si sentano tanto speciali. La risposta consta di due parole, potere e denaro. Il nostro è un mondo strano, dove il denaro è potere e il potere produce denaro e questi si alimentano a vicenda in una danza macabra, in cui il denaro lubrifica l’ubriacatura di onnipotenza che dà il potere. Con il risultato che, in questo delirio, le regole non sono più un fatto ma un’opinione, a cominciare dalle leggi degli uomini che possono essere infrante a piacimento e ripetutamente, convinti che lo scudo invisibile del potere renda esenti da conseguenze.

Siccome “il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente”, storia insegna che la convinzione nell’assoluta invulnerabilità da ripercussioni è l’estrema illusione del potere, in quanto, come disse Martin Luther King, “l’arco dell’universo morale è lungo, ma si incurva verso la giustizia”. Per cui, ci saranno indubbiamente stati despoti e tiranni che sono morti di vecchiaia nel proprio letto, ma è più comune che finiscano davanti a rabbiosi e improvvisati plotoni d’esecuzione, appesi sommariamente a testa in giù, stanati come patetiche talpe da tane sotterranee o fatti, letteralmente o figurativamente, a pezzi e dati in pasto alla folla. In alcuni casi si suicidano o sono costretti a farlo, ma se vengono risparmiati di solito vengono anche umiliati fino all’annichilimento.

Allora, se i precedenti ci sono, come mai gli errori continuano a ripetersi e ogni epoca produce la propria quota di oppressori? Secondo alcuni, la ragione sta nel fatto che “la storia insegna, che la storia non insegna nulla” e i precedenti di un’epoca vengono annullati dalle circostanze di quella successiva. Personalmente, sono convinta che oltre alle condizioni esterne, scatti anche qualcosa a livello individuale, per cui l’ebbrezza del potere faccia divampare un impulso narcisistico così pervasivo, ossessivo e divorante, da annullare tutto il resto, e allora sì che ci si sente dio, si pensa che le leggi esistano solo per gli altri, per quelli piccoli, quelli che non contano, che possono essere soppressi a piacere.

Anche di fronte alle evidenze del passato, agli esempi di ciò che succede a quelli che si macchiano delle loro stesse colpe, dentro agli oppressori del presente ci deve essere la convinzione che “a me questo non succederà!”. Il che è anche uno dei motivi per cui alla resa dei conti, questi individui risultano essere così patetici, abbiano lo sguardo così smarrito, come sorpreso, dal costatare che la realtà sia sempre stata un’altra.

Ultimamente quassù questo sguardo lo vediamo negli occhi di Andrew Mountbatten Windsor che, ci teniamo a precisarlo, non è stato un despota, non si è mai macchiato di reati contro l’umanità, ha la fedina penale pulita e, che si sappia, attualmente non ci sono procedimenti penali contro di lui. Il suo unico reato fino a questo momento è quello di aver danneggiato e messo in serio imbarazzo la monarchia britannica con le sue ambigue frequentazioni, le sue dubbie amicizie e le sue discutibili decisioni.

Al di là del fatto che sia innocente o meno, il suo genuino smarrimento è certamente prodotto dalla discrepanza tra il modus operandi di una vita, improntato sull’arroganza di classe, sulla certezza di avere sempre le spalle coperte (e finché era viva la regina Elisabetta questo era, almeno in parte, vero) e sulla pretesa che le regole comuni non siano applicabili a un membro della casa reale inglese, e la realtà dei fatti che gli è caduta addosso come un macigno.

Anzi, l’inglese a riguardo è più descrittivo perché si dice “like a ton of bricks”, come una tonnellata di mattoni, che a differenza del macigno che cade tutto in una volta e basta, ci mettono un po’ a cadere tutti, prolungando e aggravando il supplizio. La vicenda è da un po’ che si trascina, ma gli ultimi sviluppi sono stati repentini, inaspettati e hanno sorpreso tutti. Io non mi immaginavo che si potesse privare qualcuno del rango che gli spetta per nascita, e invece sì, pare proprio di sì, anche al figlio di una regina può esser tolto il titolo di principe. Se è successo questo, tutto è possibile.

Siccome quest’argomento è piuttosto interessante, ci lasciamo con un “to be continued”. Intanto, la prossima volta che qualcuno si esibisce in comportamenti da “Dio non sa chi sono io”, ricordatevi che, no, lui lo sa benissimo.

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