INSEGNANDO S’IMPARA Con la meraviglia nel cuore

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INSEGNANDO S’IMPARA Con la meraviglia nel cuore
Foto Shutterstock

Oggi vi raccontiamo una di quelle storie positive che man mano che si sviluppano diventano sempre più belle ed entusiasmanti, al centro della quale c’è un americano dall’animo nobile ed altruista, Chris Bangle, classe 1956, di professione designer di automobili. Se negli anni Novanta avete guidato una macchina bavarese, è probabile che l’avesse disegnata lui. Innovatore impenitente, durante gli anni della scalata presso marchi automobilistici sempre più prestigiosi, ha attratto molte lodi e anche numerose critiche. All’apice del successo, nel febbraio 2009, vive il classico momento di “mollo tutto e vado via” e lo fa nel modo più inaspettato. Resta nel design, ma diventa “piccolo” mettendosi in proprio. Ma soprattutto lascia le luci della città per trasferirsi in un luogo poco “sfolgorante” dell’Italia, a Clavesana, paesino in provincia di Cuneo, nelle Langhe, dove acquisisce casa e vigneti di dolcetto.

Un giorno sua moglie, l’elegante Catherine, gli chiede di costruirle una panchina in un punto panoramico della loro tenuta, dove potersi rilassare ammirando il paesaggio delle dolci colline dai colori cangianti. Entusiasta dell’idea, Chris si mette subito al lavoro e, una volta ultimato il disegno su scala 1:1, chiede la collaborazione del vicino Francesco Ferrero per effettuare le saldature delle parti metalliche. Nel vedere il progetto, Francesco pensa “questo è matto”. Cosa c’è di tanto strano nella panchina di Chris, che a prima vista è una panchina normalissima, quasi tradizionale, con la struttura portante in metallo lavorato e le doghe orizzontali che formano il profilo di una dolce S. Ebbene, l’unica cosa che la distingue è che è gigantesca: due metri di altezza e quattro di lunghezza. Un adulto ha bisogno di supporti per arrampicarvisi su e una volta seduto sembra un bambino su una panchina normale.

Questo è esattamente l’effetto che Chris voleva ottenere, stralunare le percezioni, far sentire piccoli, cioè bambini, in modo da guardare il mondo con lo stupore infantile che pochissimi conservano da adulti. Ed ha funzionato perché, dopo aver verniciato la panchina di un vivacissimo scarlatto ed averla installata nel punto giusto, è successa un’altra cosa strana.

Si sparge la voce della panchina gigante e a poco a poco comincia ad arrivare gente che chiede di poterla “provare”. Persone dapprima un po’ esitanti, ma che poi si lasciano andare e si divertono a salire su quel sedile mastodontico, a godere immensamente, in quei pochi minuti, di quel panorama mozzafiato, scattando selfie per immortalare il momento, per andarsene alla fine felici e trasformate dall’esperienza.

Tutto ciò incuriosisce i residenti di Clavesana, tanto che un anno dopo, dagli esercenti della zona, partono le prime richieste di poter avere le panchine anche sulle loro proprietà. Il sempre generoso Chris dice “perché no?” e passa avanti il disegno originale. E la magia si ripete ogni volta, con sempre più persone che vogliono salire sulle panchine giganti, ma che poi girano per i dintorni, si fermano a mangiare e molti anche dormire, con un impatto a dir poco strabiliante sull’economia locale. I proprietari dell’agriturismo dove è stata installata la panchina numero due, tutta gialla, vedono aumentare istantaneamente la loro popolarità, con gli “utenti” che le domeniche fanno la fila per il loro turno a sedere. I proprietari di noccioleti che prima vendevano 15kg di nocciole all’anno, vedono le vendite salire a 70-80kg. I pernottamenti raddoppiano, le vendite di prodotti locali quadruplicano, ma soprattutto le panchine fanno riscoprire a molti quell’angolo meno noto delle Langhe.

Alla quarta o quinta richiesta però, prima che la situazione sfugga di mano, Chris decide di stilare nero su bianco la sua idea iniziale, in modo che la panchina non venga strumentalizzata, svuotata del significato originale o biecamente usata per puro profitto.

Nasce così il Big Bench Community Project ovvero “come ritornare bambini riscoprendo il paesaggio”, il decalogo per ogni aspirante proprietario di panchine giganti, che reitera sia l’ethos originale, che i criteri a cui attenersi. A cominciare dal luogo prescelto che deve essere panoramico, immerso nella natura, facilmente raggiungibile e sempre accessibile, non chiuso da cancelli e recinzioni, lontano da abitazioni, strade principali, luoghi di culto, cimiteri e parchi giochi. Per la costruzione della panchina si può ricorrere solo a fondi volontari (pro loco, donazioni, crowfunding) e non a fondi pubblici. I colori possono esser scelti da una mazzetta disponibile, in modo che ogni panchina risulti unica. Per aumentare la gamma di possibilità cromatiche, le panchine possono essere bicolori, con la struttura metallica e il sedile di colori diversi.

Infine Chris ha avuto un altro colpo di genio: i passaporto per i panchinisti. Per pochi euro si può acquistare il libretto che assomiglia in tutto e per tutto ad un passaporto, dopodiché in ogni luogo dove si va a vedere una panchina, c’è almeno un esercente (bar, ristorante, negozio,) provvisto del timbro ufficiale per fissare con l’inchiostro l’avvenuta visita. Inutile dire che anche quest’iniziativa ha riscosso un successo clamoroso, amplificato da tutti i social su cui è riverberata la notizia.

I numeri parlano da soli: nei dieci anni di esistenza del Progetto, nato ufficialmente nel 2015, sono state installate 402 panchine giganti, con 73 in fase di costruzione. Anche se nella maggior parte sono situate al nord (Piemonte, Liguria, Lombardia), il fenomeno si è allargato a tutto il territorio italiano ed è ben presto sconfinato, con almeno una panchina in Spagna, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, Romania e Polonia. Come se la gioia di quest’iniziativa, lo spirito puro di un momento di sublime comunione con la natura non potesse essere contenuta in un solo luogo. A dimostrazione che anche la positività può essere contagiosa.

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