La partita era ferma da oltre settanta minuti quando l’orologio segnava le 20.20. In tribuna stampa regnava sovrana l’incertezza: si parlava di un possibile rinvio e di una nuova data, ma nessuno si aspettava l’annuncio ufficiale del club fiumano. “Si riprende alle 21”, è la nota comparsa sui canali ufficiali del Rijeka. Sguardi smarriti tra i giornalisti, qualcuno ha persino pensato si trattasse di uno scherzo. Ma, ahimé, non lo era. Né il Rijeka, né l’arbitro inglese Robert Jones (il meno colpevole…), né il delegato UEFA, il kazako Olzhas Abrajev, hanno ritenuto opportuno fermare tutto. La decisione era presa: si gioca. Anche se il campo, ridotto a un pantano, gridava il contrario.
A Fiume la pioggia non è certo una novità, d’altronde i precedenti insegnano. Come avrebbero dovuto farlo anche le previsioni dell’ufficio meteo nazionale e fiumano, che aveva messo in guardia i diretti interessati già il giorno prima. Qualcuno ha ricordato la sfida di cinque anni fa contro il Kolos Kovalivka nel preliminare di Europa League oppure, chiedetelo magari ai tifosi di vecchia data, la gara di Coppa UEFA con il Real Valladolid a Cantrida nell’ottobre 1984. Eppure, la gara è ripresa. Un atto che rasenta la follia, considerando che la pioggia non ha mai smesso di cadere, nemmeno per un istante. E che le previsioni meteo per le ore a seguire non erano per nulla incoraggianti. I rischi erano enormi, soprattutto per l’incolumità dei giocatori. Su un terreno così, bastava poco per un infortunio serio. Fortunatamente, tutto si è concluso senza conseguenze fisiche per i protagonisti in campo. Chiunque abbia mai calciato un pallone sa che in condizioni del genere le differenze tecniche tra le due squadre si annullano. E gli esempi non mancano: lo scorso anno, al Maksimir, Dinamo e Monaco pareggiarono in condizioni simili, mentre l’Osijek eliminò a sorpresa gli stessi “modri” dalla Coppa Croazia in un match ai limiti della regolarità.
Anche a Rujevica la pioggia ha dettato le regole. Rrahmani aveva già superato Zlomislić, ma il pallone si è fermato in una pozzanghera a un passo dal gol. Poco dopo, Fruk ha segnato dopo una serie di rimpalli fortunosi, però la rete è stata annullata. In condizioni normali, probabilmente avremmo visto un’altra partita e un altro spettacolo.
Eppure, nonostante tutto, il pubblico ha continuato a sostenere la squadra. Forse è proprio per loro, per quei tifosi che non abbandonano mai la tribuna anche sotto il diluvio, che il calcio esiste davvero. Ma l’UEFA, ancora una volta, ha preferito la propria comodità, spingendo per la ripresa fino all’ultimo secondo possibile. È lecito domandarsi se quella di giovedì sera fosse davvero una partita del tutto “regolare” oppure soltanto una scelta forzata per meri interessi organizzativi, e non soltanto da parte di Čeferin e soci. La risposta sembra evidente…
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