IL COMMENTO Arrivederci al censimento

L'ultimo censimento in Croazia si è svolto nel 2011. Foto Kristina Stedul Fabac/PIXSELL

Se c’è un appuntamento che le minoranze nazionali in Croazia, ma anche i popoli in genere nell’Europa sudorientale, attendono con apprensione o almeno con grande interesse, è quello a scadenza decennale con il censimento della popolazione. Come è ormai ben noto, il rilevamento in programma quest’anno in Croazia molto probabilmente non avrà inizio, come previsto, il primo aprile prossimo. Tutto lascia ritenere che il censimento verrà rinviato perlomeno di alcuni mesi, se non addirittura, stando ad alcune valutazioni, anche di sei mesi o un anno. Il motivo principale va ricercato nella pandemia da coronavirus, ma anche nel terremoto che ha colpito la Croazia centrale. In particolare la zona della Banovina, già in piena crisi demografica, si è ulteriormente spopolata visto il numero elevato di sfollati dalle aree terremotate, per cui i dati rilevati ad aprile non sarebbero comunque troppo attendibili. L’ultima parola comunque spetterà al governo e naturalmente al Sabor che dovrà modificare la legge sul censimento. In ogni caso appare ormai quasi certo che il rilevamento non dovrebbe svolgersi prima di giugno. Questo significa che molto probabilmente avrà luogo dopo le elezioni amministrative di maggio. Dall’ottica politica si tratta di un fatto importante perché in alcune zone del Paese, come a Vukovar, il censimento è ormai un argomento di campagna elettorale. Non bisogna scordare infatti che tra i quesiti del rilevamento vi è oltre alla madrelingua, pure l’appartenenza nazionale. Da questo dato dipendono di fatto molti dei diritti delle minoranze, ragion per cui nell’Europa sudorientale spesso il censimento acquisisce un’importanza quasi pari a quella delle elezioni.
Unire l’inevitabile campagna di sensibilizzazione per il censimento delle varie componenti etniche a quella elettorale non è certo il modo migliore per recarsi alle urne in un clima sereno. Certo in un Paese a democrazia ormai consolidata non c’è da temere che si verifichino le tensioni innescatesi a più riprese nel passato (e specie nel ‘91 in Bosnia ed Erzegovina) a ogni scadenza legata al censimento. E sì perché in diverse zone dell’Europa sudorientale, là dove le varie componenti non sono soddisfatte dei loro status, molto spesso anche le elezioni si risolvono in una sorta di rilevamento su base etnica, con i partiti nazionali vincitori assoluti.
Anche là dove i diritti nazionali, minoritari, sono garantiti già bene dagli statuti locali e regionali, la conta, che arriva puntuale ogni decennio, lascia il segno. Alla lunga può contare eccome. Anche se ci sono ben altri indicatori di una presenza culturale e nazionale minoritaria su un territorio. Chissà se questo rinvio possa fungere come un pungolo per la riflessione tra le forze politiche che contano sull’opportunità o meno di procedere con i vecchi mezzi tradizionali di conta o fermarsi un attimo e vedere come si evolve il mondo.

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