IL CALAMO Astuzie della ragion liberista

Di recente, sui social, sono comparsi due tweet che in breve hanno fatto il giro della rete – nazionale uno, internazionale l’altro. Da un lato il controverso post dell’inviato speciale de La Repubblica, Paolo Berizzi, secondo cui il violento nubifragio che ha colpito Verona sarebbe una questione di karma, cioè un atto punitivo divino dovuto alla sedicente presenza di “concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli”; dall’altro la copertina del Times, dove su uno sfondo nero si apre una porta che dà verso uno spazio bianco verso il quale si sta avviando Trump, mentre a sovrastarlo, subito sotto al titolo della rivista, c’è la scritta “… to go” (è ora di andarsene). Cos’hanno in comune queste due “notizie virali”? Tanto. La seconda, come riporta il sito The logical Indian, è una fake-news. Se la copertina fosse autentica, sarebbe stata inclusa nell’archivio del sito della rivista, oltretutto mancano la data di pubblicazione (in alto a destra) e il marchio (in basso a destra). Il subconscio dell’autore, chiunque egli sia, è stato però di gran lunga più eloquente delle sue intenzioni, rivelando anzi l’esatto contrario di quanto volesse dire. Se Trump se ne va oltre quella porta, per entrare in uno spazio luminoso, richiudendola alle proprie spalle lascerà noialtri nel buio. È dunque sì tempo di andarsene, pure correndo, ma da quel nero uniforme dove non si vede né distingue più nulla – uno spazio indefinito, in cui vaghiamo ciechi scambiando ogni menzogna per verità: la nostra prigione. Paradossale che, dopo oltre due secoli di prediche e lotte a sostegno del ripristino della “luce della ragione”, dall’Illuminismo in qua, oggi preferiamo restare rintanati e consenzienti nel buio della ragione, assecondando chi ci vorrebbe privare delle nostre più elementari conquiste. Ci hanno detto che “siamo liberi di non dover scegliere”, che faranno loro tutto per noi, basta un click; ci hanno tolto la religione, dicendoci che “tanto preghiamo lo stesso dio”, salvo inneggiare a delle divinità pagane (Pachamama) nei luoghi di culto cristiani, introducendovi riti estranei (come quelli induisti nella cattedrale di Napoli, nella festività dell’Assunta); ci stanno togliendo l’educazione scolastica – per l’opinionista Giampiero Mughini, come ha detto a Stasera Italia, tanto “la scuola non insegna niente”; per non parlare della libertà personale – abbiamo fatto pratica, tra un po’ ci ritoccherà di nuovo; già si sta parlando di togliere il diritto al voto a chi, causa pandemia, dovesse avere dei sintomi. Per quel che vale, visto che nella scheda segni un tizio che poi, entrato a palazzo, passa all’opposizione. Poi però ci vengono a gridare che diminuire il numero dei parlamentari è un grave affronto alla democrazia, perché riduce la rappresentanza dei cittadini in politica. E ancora: l’Accademia di Belle Arti di Amburgo, su iniziativa dell’architetto Friedrich von Borries, sta conducendo un esperimento sociale degno di nota. Offre 1600 € a dei volontari disposti a “non fare nulla” – l’apoteosi dell’ignavia. Lo scopo è studiare “come si può trasformare una società attualmente strutturata su risultati e realizzazioni” partendo dalla domanda “Da cosa posso astenermi in modo che la mia vita abbia meno conseguenze negative su quella degli altri?”. Seguirà una mostra, La scuola dell’inconseguenza: verso una vita migliore. Queste sono quelle che il filosofo Diego Fusaro definisce le “tragedie nell’etico”. Frutti delle tenebre che nella narrazione liberista della mondializzazione felice, rinnegano qualsiasi obbligo morale, minando le conquiste del lavoro e i diritti sociali dettati dalla stessa Costituzione. Tutto ciò che si pone a freno della competitività di cui si nutre il grande capitale transnazionale deve essere rimosso, quindi anche lingue (eccetto l’inglese) e Stati nazionali (abbattimento delle frontiere), affinché venga scongiurato il possibile ripristino di un controllo democratico dell’economia. La sovranità di uno Stato nazionale, ricorda Fusaro, tutela infatti l’interesse sia della parte che del collettivo, curandosi tanto dell’inclusione (organizzata in un ordine geometrico) quanto dell’esclusione (espellendo ogni nemico reale o potenziale). Senza sovranità nazionale non c’è nemmeno più politica, venendo a mancare quelle tensioni bipolari tra le parti che regolano gli equilibri socio-economici della collettività. La politica ad oggi non è più in grado di disciplinare l’economia tant’è che questa, suo malgrado, si trova in una fase di assolutizzazione perpetrata da un’élite finanziaria deresponsabilizzata e anonima: essa soltanto decide sovranamente di noi su tutti i fronti, dal sociale al religioso, dall’educativo all’etico. E allora ha senso parlare persino di karma, e non più di ira divina o destino, tra le rovine della nostra coscienza. Nel buio dell’Occidente non si distingue comunque più tra religione, ateismo, animismo e ragione. Una cosa vale l’altra, come già ricordava la Società Teosofica nel XIX sec. La fondatrice, Helena Blavatsky, cui l’esoterista Rudolf Steiner rinfacciò di essere strumentalizzata da logge massoniche occulte, dedite allo snaturamento del cristianesimo, capì però una cosa: a chi si rifiuta di varcare la soglia della luce, non resta che affidarsi al proprio intuito. Questo il futuro: anziché camminare eretti nel mondo, strisceremo ciechi nelle tenebre, palpando le macerie delle nostre rovine.

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