ETICA S SOCIETÀ Educare contro le discriminazioni

È preoccupante notare come una civiltà evoluta in modo pieno fatichi a realizzarsi. Allo stesso tempo, turba il fatto che non cessino di manifestarsi comportamenti barbari. L’ultimo tra questi, che mi ha lasciato interdetto, è riportato su corriere.it.
Alcuni ragazzi con la sindrome down sono stati insultati in una pizzeria in un piccolo paese, in Italia. Tre persone non hanno trovato di meglio da fare che prendersela con loro, esprimendosi con frasi incivili come “Non si può mangiare vicino a queste persone, ci viene il vomito”.
Di tanto in tanto, sorge la speranza che simili atti di barbarie siano divenuti soltanto un triste ricordo del passato, quando le persone, per qualche motivo, diverse dagli standard venivano derise, umiliate, maltrattate e isolate. Eppure, lo spirito della discriminazione e la creazione di stereotipi negativi sembrano proprio non voler togliere il disturbo. A volte, con intenzione, o meno, sono favoriti anche da persone con una forte influenza sociale e non soltanto da persone che non possono determinare molto di più, rispetto all’atmosfera sociale in una pizzeria.
Che ne diciamo di provare a costruire nel 2020 un’atmosfera sociale diversa? Un clima nel quale le persone criticate (e se sono impenitenti e perseveranti, marginalizzate) saranno coloro che discriminano, offendono e umiliano? Credo che in molti condividano l’idea che un simile progetto sia opportuno. Ma come condurlo e come realizzarlo? Esistono vie diverse. Quella apparentemente più breve ed efficace è costituita da sanzioni e divieti. L’altra, invece, è rappresentata da una crescita della coscienza sociale.
I divieti e le sanzioni sono usati in modo variegato, contro vari fenomeni di espressioni discriminatorie, stigmatizzazioni, creazioni di stereotipi negativi e diffusione della cultura dell’odio. A volte queste misure repressive sono necessarie, quando bisogna evitare un danno immediato e probabile per alcune persone che, di per sé, rappresentano un gruppo minacciato. Un esempio tipico può essere rappresentato da comportamenti nocivi nei confronti di persone con condizioni psichiatriche. È un fatto sociale che queste persone sono discriminate e isolate in modo persistente; nella società. In quanto tali, rappresentano un caso tipico di persone socialmente minacciate e devono godere di una protezione particolare, anche repressiva a volte, nei confronti di chi compromette ulteriormente, o ostacola un miglioramento della loro situazione sociale.
Ma sono disposto a sostenere misure repressive soltanto nei casi estremi, rappresentati da pericoli chiari e immediati che non possono essere rimossi in maniera diversa. In generale, favorisco le misure educative e di impegno sociale positivo. Tra queste, c’è anche quella di marginalizzare chi minaccia un clima sociale tollerante e rispettoso della dignità uguale di ogni persona. Ad esempio, nei confronti delle persone che hanno manifestato il comportamento incivile del quale scrivo all’inizio di questo articolo, la reazione opportuna è quella di invitarli a lasciare il locale. Per casi diversi, si possono manifestare comportamenti variegati. Una reazione opportuna è quella di non dare ascolto a chi esprime contenuti discriminatori e di odio. Un’altra è quella di deridere chi lo fa.
L’atteggiamento migliore è quello di integrare in una vita sociale normale chi è oggetto di discriminazione, frequentare anche queste persone, invitarle in momenti sociali comuni, riconoscere i significati che ci trasmettono. Il minimo è vivere la loro apparizione sociale come un fatto abituale.
Si può pensare a politiche istituzionali positive. Ad esempio, qualche anno fa, un regista teatrale mi parlava di uno Stato (purtroppo, non ricordo quale), dove riceverebbero finanziamenti pubblici soltanto gli spettacoli che inserisco nel casting anche persone diversamente abili. A prima vista, sembra un’imposizione assurda. Ma, a pensarci bene, con un po’ di creatività, si possono aprire opportunità di integrare persone diverse dagli standard anche là dove il testo originale non lo prevede. In modo simile, possiamo comportarci nella società reale, trovando spazi e opportunità fino ad ora non immaginati.

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