Il dibattito successivo all’omicidio di Charlie Kirk offre motivi di preoccupazione. Ma, in primo luogo, deve esserci tristezza per una vita troncata in modo inaccettabile. La violenza, soprattutto in questa forma estrema, deve sempre far inorridire. Poi, il pensiero dev’essere rivolto all’omicidio in quanto tale, testimonianza di una violenza diffusa. Usando Gemini, che mi ha fornito una sintesi di dati da fonti come l’FBI, il CDC e una sezione del Dipartimento di Giustizia, ho constatato che nel 2022, negli USA, c’è stata una media di 62 omicidi al giorno. In calo, negli ultimi due anni del mandato di Joe Biden, il 2023 (calo del 13%) e il 2024, ma sempre troppi.
Ma ritorno alle reazioni successive all’uccisione. È giusto condannare l’atto e provare dolore per la perdita di una vita. Ma è sbagliato proclamare Kirk un’autorità morale dalla quale estrarre insegnamenti validi. Per dirne una, la sua critica al Civil Act del 1960, la legge federale firmata dal Presidente Eisenhower che offre garanzie all’effettiva tutela dalla discriminazione elettorale della popolazione di colore, introduce pene per chi ostacola chi vuole iscriversi nel registro elettorale e votare, sostiene l’opposizione alla segregazione razziale nelle scuole. Per dirne un’altra, Kirk ha commentato le politiche di diversità, equità ed inclusione, dicendo che quando vede un pilota di colore si pone la domanda se sia qualificato.
La polemica su questa frase mostra la disinformazione o cattiva fede di chi sostiene Kirk. La critica è indirizzata contro le azioni positive, ovvero, le pratiche con le quali si garantisce un certo numero di incarichi o impieghi a ci fa parte di gruppi discriminati – ad esempio, il 40% di rappresentanti donne nei parlamenti.
Il messaggio di Kirk suggerisce che le azioni positive stabiliscono quale unico criterio per l’assunzione o un incarico il far parte di un gruppo (essere di colore, o donna, ecc.). Questo può avvenire nelle deformazioni delle azioni positive. Ma le pratiche di per sé non favoriscono persone non qualificate. L’idea è: poiché ci sono persone discriminate in quanto membri di un gruppo, assicuriamo entro una percentuale assunzioni o incarichi a quelle tra queste che sono qualificate. La misura è necessaria, perché queste persone, pur essendo qualificate, non possono competere in modo equo per incarichi o impieghi. Ciò permette di invertire il pensiero di Kirk e dire – quando vedo un pilota bianco mi chiedo se sia qualificato. In una società dove i non bianchi sono discriminati, infatti, appare legittimo chiedersi se un bianco sia pilota in quanto qualificato, o in quanto membro di un gruppo privilegiato.
Sottolineo due cose. Primo, il pensiero di Kirk è razzista. Non in modo tonto e immediato, ma in modo sottile e subdolo. Secondo, una gran parte della sinistra americana (e non solo) si è conciata male con i suoi criteri di correttezza politica che bloccano i dibattiti, poiché vietano l’analisi pubblica di alcuni pensieri. La tipica reazione di questa sinistra si ferma all’accusa in prima battuta per una frase decontestualizzata. Kirk ed i suoi sostenitori, quindi, hanno buon gioco ad accusare la decontestualizzazione, dicendo che il discorso non era razzista, ma meritocratico. E si prosegue con invettive dalle due posizioni contrapposte. L’errore della sinistra della quale parlo, in altre parole, è evitare il dibattito invece di spiegare nei dettagli che cosa sta avvenendo.
Kirk è un personaggio che sarebbe stato censurato dalle grandi personalità del centro politico della storia occidentale, come De Gasperi ed Adenauer e come il già nominato Eisenhower (il presidente repubblicano che ha firmato il Civil Act).
Deprecabile la strumentalizzazione del triste evento in ampie parti della destra, per diffondere l’idea che la violenza sia più presente nella parte opposta dello spettro politico. Questa campagna coincide temporaneamente con l’informazione dell’esclusione dal sito del Dipartimento di Giustizia negli USA di uno studio che riporta la presenza molto più diffusa di atti violenti tra gli estremisti di destra rispetto ad altri atti di terrorismo (riportato da ”The Guardian” il 17 settembre). Quest’azione induce a sospettare che un ramo importante delle istituzioni statali voglia celare all’opinione pubblica un dato rilevante.
* Professore ordinario di Filosofia Politica
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