I media ne hanno parlato e credo che la notizia sia sufficientemente conosciuta a chi legge La Voce. Da quanto detto, risulterebbe che un gruppo di studenti avrebbe praticato un, chiamiamolo, gioco nel quale classificavano le studentesse quali violentabili, non violentabili, o violentabili quando si è in uno stato di ubriacatura, o influenza di droghe. Anche solo riportare questa frase mi provoca imbarazzo e orrore per la sua ripugnanza morale.
L’Università e la Facoltà hanno reagito con dichiarazioni molto ferme. Ho letto che sarebbero già coinvolti anche gli organi inquirenti. Spero lo siano e che se il fatto fosse constatato la reazione sia decisa e rigorosa nell’applicazione delle norme che tutelano ogni persona e la sua integrità. In questo caso, le studentesse che, in quanto donne, fanno parte di un gruppo vulnerabile ed esposto alla violenza in modo specifico e, pertanto, meritevole di garanzie legali e istituzionali specifiche.
Sono necessarie anche le reazioni inflessibili e severe esterne alla comunità accademica. Forse, spero, per una mia difettosa attenzione nei confronti delle informazioni, non le ho viste tra le forze politiche, se escludo un’unica eccezione. Eppure, è necessario esprimersi, anche correndo il rischio di ripetere condanne e pensieri che dovrebbero essere già noti.
Primo, comportamenti simili non sono scherzi. Sono comportamenti violenti e basta. Immaginiamo delle variazioni. Chiedo scusa per il contenuto inaccettabile che sto per scrivere. Immaginiamo un gruppo di sconsiderati che, diciamo, giocano classificando le persone che fanno parte di una comunità nazionale minoritaria quali adatte o inadatte a essere uccise. Non ci sono dubbi. Solo gli scriteriati non proverebbero orrore. E unicamente in uno stato disfunzionale non ci sarebbero indagini accurate per scoprire i colpevoli e reagire nei loro confronti con le risorse legali opportune. Così dev’essere pure nel caso che sto commentando.
Secondo, non si deve ed è assolutamente irragionevole imputare una qualsiasi responsabilità causale per fattacci simili alle donne, o alle regole di rispetto della loro uguaglianza. Se alcuni maschi provano disagio per queste regole, devono imparare a vivere in una società civile. Se provano frustrazione per la difficoltà di trovare una compagna se ne devono fare una ragione o imparare a comportarsi, comunicare e atteggiarsi in modo più adeguato. Sapevo dell’esistenza di movimenti maschili misogini anche prima della serie TV Adolescence. Questa fa riferimento al movimento di persone che affermano di essere in una condizione di celibato involontario e proclamano la propria frustrazione odiando le donne. Si tratta di una reazione intollerabile in modo incondizionato, anche se la condanna si deve tramutare in comportamenti diversi. Se parliamo di ragazzini la riprovazione, di norma, deve accompagnarsi a sforzi educativi accentuati e a un supporto psicologico formativo.
Purtroppo, la violenza dei confronti delle donne, pur nelle sue specificità, è analoga ad altri atteggiamenti e comportamenti violenti nei confronti di altre comunità vulnerabili. Ho letto di violenze subite dai lavoratori immigrati. Questa è sempre ingiustificabile, ma nel contesto croato anche maggiormente incomprensibile, poiché i lavoratori immigrati si stanno comportando generalmente come persone pacifiche, da quanto riesco a vedere nei mezzi d’informazione. Sfortunatamente, c’è un’idea accolta da alcuni in modo implicito o esplicito per cui gli stranieri sarebbero persone meno meritevoli di tutela. Qualche settimana fa ho letto di un personaggio pubblico che parlava di un altro personaggio pubblico dicendo che questi deve esibire rispetto anche in quanto straniero venuto a lavorare in Croazia. Ma che cosa si può voler dire con un pensiero simile? Che lo straniero deve esibire rispetto, ma che non ha il titolo per aspirare alla reciprocità? E se non si pensa questo, come interpretare diversamente chi dice che uno dovrebbe esprimere rispetto in quanto straniero (invece di dire semplicemente che ciascuno ha il dovere di rispettare ogni altra persona)?
Ultimo pensiero. I comportamenti violenti nei confronti delle donne e degli stranieri sono denunciati nella nostra città, Fiume. Prendiamo atto del fatto che il multiculturalismo e l’apertura sono valori che hanno bisogno di un impegno rinnovato.
*Professore ordinario di Filosofia Politica
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