ETICA E SOCIETA’ Portogallo, tra uguaglianza e benessere

I media dedicano molta attenzione ai successi degli Stati che hanno impiegato politiche economiche e sociali restrittive. Si sottolineano i successi di questi Stati, indicando dati economici generali e si trascura il significato di questi dati per la vita reale di tutti i cittadini. Ricordo due incontri, presso la nostra Università, con i rappresentanti diplomatici di due Stati. Entrambi, lodando i Paesi dai quali venivano, hanno parlato nei termini di successi economici con dati generali. A entrambi ho chiesto i dati che riguardano le disuguaglianze sociali. Ho presente quanto ha detto uno di loro. La risposta è stata – più che l’uguaglianza, ci interessa il benessere. Ovviamente, si trattava di un incontro parzialmente protocollare ed era inopportuno insistere con ulteriori richieste di spiegazione. Ma mi è rimasto il dubbio che il benessere non fosse condiviso da tutti.
Recentemente ho visto un film importante che descrive la vita in uno di questi due Stati ed, effettivamente, le differenze sociali sono enormi. Nel film sono rappresentate famiglie che vivono nella ricchezza più completa e altre che sopravvivono in condizioni di povertà.
Ma non voglio parlare primariamente dei temi che sono già ampiamente presenti nel dibattito pubblico. Vorrei sottolineare un caso per lo più trascurato, cioè la ripresa economica del Portogallo. Ne viene scritto, ad esempio, su https://kontrast.at/portugal-economy-right-wing/
Come altri Paesi, il Portogallo subiva condizioni economiche, con riflessi sociali, catastrofici. La politica economica ufficiale ricorreva a misure ben note: austerità, ovvero, nella pratica, riduzione dei diritti sociali e dei diritti dei lavoratori. Negli anni recenti, la condizione è cambiata notevolmente. La politica economica guidata dal primo ministro António Costa sta producendo risultati eccellenti. L’economia è in crescita, la disoccupazione cala e molte persone che erano emigrate vivono e lavorano nuovamente nel loro Paese d’origine.
Costa, inizialmente, è stato fortemente criticato dall’Unione europea, dal ministro delle Finanze tedesco e dalla stessa Cancelliera Angela Merkel. Lo stesso Presidente del Portogallo ha parlato di minacce per la sicurezza nazionale. I fatti hanno smentito queste previsioni catastrofiche. Già due anni dopo la costituzione del governo di Costa, nel 2017, si sono registrati dati eccellenti. In quell’anno c’è stata una grande crescita economica in Portogallo. Nello stesso tempo, si sono riconsolidati gli elementi dello Stato assistenziale. C’è stata una redistribuzione della tassazione, riducendola nei confronti dei meno abbienti ed elevandola, invece, nei confronti dei più ricchi.
Si sono favoriti gli investimenti e la crescita di imprese piccole e medie, ma non mancano ampi investimenti stranieri, come riportato dal New York Times su https://www.nytimes.com/2018/07/22/business/portugal-economy-austerity.html. Grandi corporazioni internazionali hanno inaugurato le proprie sedi in Portogallo, aprendo migliaia di posti di lavoro. Si vedono investimenti a livelli record in vari settori.
Certamente, persone più qualificate di me dovrebbero approfondire questi dati e l’autrice dell’articolo pubblicato sul New York Times, che cito, indica pure le ragioni per pensare alla vulnerabilità del Portogallo. Ho riportato i dati positivi su questo Stato non per offrire ricette di ripresa economica. Sarebbe assolutamente privo di serietà se avessi tentato di farlo. Ma ho voluto proporre all’attenzione un modello che registra risultati significativi e che, generalmente, si ignora nei dibattiti pubblici.
Voglio sottolineare un fatto specifico che riguarda il Portogallo. Questo Stato non registra ampie manifestazioni di populismo di destra. Si tratta di un fatto da prendere assolutamente in considerazione, soprattutto se pensiamo alla loro diffusa manifestazione in altre sedi.
In generale, direi che per gli Stati europei è importante considerare le diseguaglianze sociali quale un fattore di instabilità politica. Laddove si consente che queste aumentino i destini politici diventano imprevedibili. Sarà poco efficace tentare di contrastare il populismo soltanto indicandone i rischi ed eventuali precedenti storici. Non si tratta, quindi, di costruire un benessere generalizzato, ma un benessere diffuso tra tutti.

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