E se provassimo a comprendere meglio l’adesione al populismo di destra e alcune sue manifestazioni di massa, come i megaconcerti?
Il populismo rappresenta un pericolo per la civiltà occidentale e per i suoi valori fondamentali: libertà, uguaglianza e opportunità eque. È dannoso pure per il valore di una comunità armoniosa, in cui convivono le differenze. Anche se si presenta come promotore di un’identità comune, favorendo un sistema di valori uniformato, il populismo provoca lacerazioni. Una comunità libera e armoniosa non può che essere una casa ugualmente ospitale per le molteplici manifestazioni del pluralismo.
Anche chi si oppone a questi programmi, però, provoca danni, mostrando poca volontà di ascolto e un’insufficiente capacità di interpretare le diversità e i problemi esistenziali delle varie parti della popolazione. Spesso manca il desiderio di comprendere chi aderisce al populismo di destra. Al contrario, si manifestano derisione e giudizi rapidi, accompagnati da frequenti richieste di divieti.
Pensiamo a un caso emblematico, Il Trionfo della Volontà, il film che rappresenta, con finalità propagandistiche, il raduno nazista di Norimberga del 1934. L’opera di Leni Riefenstahl è considerata quasi unanimemente un capolavoro dell’arte cinematografica. Tuttavia, non credo sia inserita nei programmi scolastici (se non, forse, in corsi di regia o simili), né visibile nelle televisioni pubbliche o nei cinema. Penso che ciò sia un grave errore.
Il film rappresenta il raduno dal punto di vista di chi vi partecipava. Certamente i gerarchi nazisti erano consapevoli di ciò che stava accadendo e dei progetti criminali che avevano in mente, progetti che oggi tutti conoscono, o dovrebbero conoscere. Ma nel film, nella folla, non si colgono segni di quegli orrori. Si vedono persone confuse, umiliate, ansiose, che ritrovano energia nella rinascita di una collettività vigorosa, che offre riconoscimento, senso di affiliazione e orgoglio personale derivante da un’identità condivisa. Si potrebbe dire che, nelle rappresentazioni del popolo, emergano soprattutto amore e senso della comunità. Il leader è presentato all’inizio come un salvatore che discende dal cielo. Ovviamente, questo richiamo emotivo è una strumentalizzazione di stati d’animo diffusi, poi utilizzati per finalità ancora non dichiarate, ma che si trasformeranno successivamente in alcuni dei crimini più orribili della storia umana.
Credo che la visione di opere come Il trionfo della volontà sia preziosa, anche per riconoscere analogie con i metodi attuali del populismo di destra, o della destra estrema nostalgica e revisionista. Questa comprensione è fondamentale per affrontare i problemi che provocano disagio e ansia in molte persone, e per avviare con queste un dialogo autentico.
Al contrario, in ampie aree della sinistra e dell’impegno liberale prevale spesso un impulso alla condanna immediata e alla censura. Questo atteggiamento impedisce a molte persone, nell’ambito della sinistra politica, di comprendere come affrontare in modo adeguato certi fenomeni sociali. Di riflesso, si genera ostilità da parte di ampi gruppi di persone, mal interpretate e offese da accuse generiche di fascismo, invece di ricevere una lettura empatica e concreta dei loro bisogni sociali e psicologici. Così, non si riescono a progettare politiche efficaci. Sarebbe invece necessario comprendere, ad esempio, il bisogno di affiliazione che possa colmare il vuoto di isolamento e solitudine diffusi, o l’ansia di chi vive in condizioni socioeconomiche incerte.
Inoltre, anziché rafforzare il senso di partecipazione a una comunità condivisa, molte voci della sinistra finiscono per accentuare divisioni e conflitti, portando avanti le lotte per i diritti in modo parziale: alle persone bianche si nega la legittimità di un impegno per la difesa dei diritti delle persone di altre razze, agli uomini per quelli delle donne, agli eterosessuali per quelli degli omosessuali. Peraltro, tra tutti i gruppi svantaggiati o discriminati, spesso vengono rappresentate in primo piano le istanze di quelli più presenti nelle élite sociali ed economiche.
È indispensabile che le persone sviluppino una comprensione reciproca migliore. Anche attraverso le opere d’arte, come quelle escluse o rimosse dallo spazio pubblico, che possono insegnarci molto.
*Professore ordinario di Filosofia Politica
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