L’ennesima fastidiosa e noiosa polemica culturale riguarda la scelta di Christopher Nolan di affidare il ruolo di Elena nel film Odissea a un’attrice nera, Lupita Nyong’o (uso l’espressione “nera” traducendo il termine inglese “black”, così come compare in recenti articoli di filosofia politica americana).
Molte persone sostengono che la scelta di assegnare il ruolo di Elena a un’attrice nera costituisca un atto di disonestà nei confronti del testo omerico, che parla esplicitamente di “Elena dalle bianche braccia”. Si tratterebbe di disinformazione, dello sfregio di un’opera d’arte e di un danno culturale.
Non riesco a capire come qualcuno possa scatenare una polemica simile senza che vi sia, almeno in molti casi, o un pregiudizio razziale oppure una scarsa comprensione dell’arte teatrale e cinematografica. Comincio dalla seconda ipotesi.
Il cinema e il teatro non sono il mio mestiere, ma dialogo spesso con persone impegnate professionalmente in queste forme artistiche. Non ho mai sentito affermare che una rappresentazione teatrale o cinematografica debba limitarsi a riprodurre il testo. Al contrario, più di una volta ho sentito artisti e artiste autorevoli criticare uno spettacolo osservando che “si limita ad attraversare il testo”. Il cinema e il teatro, in quanto arti riproduttive, non hanno l’obbligo di riprodurre il testo in modo meccanico, così come a scuola ha poco valore limitarsi a imparare a memoria i versi. Memorizzare un testo è infatti vano se non se ne comprendono il significato e il valore.
Una delle virtù di un regista o di una regista consiste proprio nell’offrire una lettura dell’opera. Talvolta ciò implica anche modifiche significative. Lo si fa perché i grandi capolavori trascendono il contesto storico nel quale sono nati e possono esprimere significati di valore permanente. Ambientarli in un contesto differente può aiutare a coglierne l’universalità. In altri casi, la rilettura permette di comprendere meglio una realtà contemporanea. Personalmente condivido la teoria secondo cui uno dei principali valori dell’arte consiste nel favorire la nostra comprensione morale.
Ho avuto, ad esempio, la fortuna di assistere a una straordinaria rilettura contemporanea della Medea di Euripide rappresentata dal Burgtheater, nella quale il mito veniva trasposto nella Vienna di oggi e Medea diventava la moglie di un uomo d’affari. Ho visto anche La tempesta di Shakespeare diretta da Julie Taymor, con Helen Mirren nel ruolo di Prospero, trasformato in Prospera per questa versione cinematografica. Le opinioni sul film sono state contrastanti, ma non mi è mai capitato di leggere qualcuno scandalizzarsi perché Mirren interpretava un personaggio maschile nel testo originale. Forse indignarsi per un’infedeltà al testo quando la protagonista è Dame Helen Mirren è meno facile che farlo quando è coinvolta Lupita Nyong’o e, in quel caso, anche i puristi riescono a mantenere la calma.
Concludo (ma gli esempi potrebbero essere moltissimi) con il Macbeth interpretato da Patrick Stewart. Lo spettacolo, poi adattato dalla BBC, trasferisce l’azione dalla Scozia medievale a uno Stato totalitario del Novecento. Per quanto sono riuscito a leggere, questa versione è stata unanimemente lodata. In breve, chi si sorprende e si scandalizza per la scelta di Nolan, in quanto tale, sembra aver perso una parte importante della storia del teatro e del cinema. Se questo atteggiamento è così diffuso, significa che dovremmo cambiare profondamente il modo in cui insegniamo l’arte, cercando di educare alla sua comprensione anziché a un apprendimento automatico e nozionistico.
Temo però che, almeno in molti casi, il fenomeno sia ancora più preoccupante. Mi riesce difficile credere che siano davvero così tante le persone che ignorano le pratiche artistiche appena descritte. Ma se non si indignano quando le riletture coinvolgono attrici e attori con tratti somatici tradizionalmente europei, mentre reagiscono con rabbia quando un’operazione analoga coinvolge un’attrice nera, è legittimo sospettare che il problema sia il razzismo. In questi casi, ciò che viene difeso non è la storia dell’arte, ma una storia di repressione, dominio e discriminazione.
Con questo non affermo che la scelta di Nolan sia quella giusta. Sostengo che non sia sbagliata in quanto tale e che un giudizio serio possa essere formulato solo dopo aver visto il film.
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